Le Dmc-12 di “Ritorno al Futuro”

Le mitiche DeLorean in mostra ieri a Trieste!

Chi si aggirava ieri in Piazza della Borsa si poteva imbattere piacevolmente in queste meravigliose macchine, diventate famose grazie alla trilogia di “Back to Back to the future”. Quest’anno sono trascorsi 30 anni dall’uscita del film ma anche l’arrivo previsto di Doc e Marty McFly nel futuro.
C’era infatti il 1° raduno nazionale delle Dmc-12 organizzato da Trieste Science + Fiction con la collaborazione del Club Italiano DeLorean.

La location non è stata scelta a caso. Infatti in Piazza della Borsa, subito dietro Piazza Unità, c’è il palazzo della Borsa Vecchia che con il suo orologio ricorda molto il mitico palazzo dell’orologio di Hill Valley del film.

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by Liny&Smarty

 

Watankaaa…Braccialetti Rossi

Braccialetti Rossi, una fiction contagiosa come mai prima d’ora. 12 episodi dove sono condensati momenti divertenti e anche tragici, ma che non sono mai banali. Una scommessa vinta dalla Rai. Grande infatti è stato il consenso ottenuto da questa sfida. Tutti né parlano, in tv, sui giornali, sui social network. La Rai è riuscita con questo progetto a parlare di temi importanti/difficili come la malattia, la morte, etc. agli adolescenti.

Come oramai tutti sanno, Braccialetti rossi, racconta le vite di alcuni ragazzi ricoverati per vari motivi in un ospedale, nel reparto pediatrico. Combattono con tutte le loro forze il male che li sta affligendo: c’è chi se la deve vedere con il tumore, chi con l’anoressia e chi con un cuore capriccioso.
Per farsi forza a vicenda, i protagonisti decidono di formare un gruppo, e lo chiamano appunto “I Braccialetti Rossi“, dal braccialetto di colore rosso che si riceve ad ogni operazione, sul quale c’è scritto il gruppo sanguinio.
Al loro fianco ci sono gli adulti: genitori, presenti e/o assenti, altri familiari, medici e infermieri, ma anche gli altri degenti. Formano una micro-comunità.

I protagonisti sono 6, come 6 sono i componenti di un gruppo dove non può mancare mai:

il Leader,  Leo (Carmine Buschini)
il Vice-Leader, Vale (Brando Pacitto)
la Ragazza, Cris (Aurora Ruffino)
il Bello, Davide (Mirko Trovato)
il Furbo, Tony (Pio Luigi Piscicelli)
l’ Imprescindibile, Rocco (Lorenzo Guidi)

La fiction è tratta dal libro “Il mondo giallo” di Albert Espinosa, scrittore spagnolo, che ha provato sulla sua pelle durante l’adolescenza quanto male, quanta sofferenza (sia dal punto di vista psicologico che fisico) si prova quando si ha un tumore. Con la sua gioia di vivere, la sua determinazione è riuscito a rendere speciale il periodo trascorso nella corsia di un ospedale.

Non si può dimenticare la straordinaria colonna sonora della serie, protagonista assoluta, che con le sue note ha accompagnato i protagonisti nei vari momenti. Composta da  Niccolo Agliardi:  9 sono le canzoni inedite cantate dallo stesso musicista e da Facchinetti, Greta, Edwyn Roberts e Il Cile. In più impreziosita da cinque successi di artisti italiani del calibro di Laura Pausini («Mi tengo»), Vasco Rossi («Ogni volta»), Tiziano Ferro («Non me lo so spiegare»), Emma («Acqua e ghiaccio») ed Emis Killa («Lettera dall’inferno»).

Notizia di poche ore fa è che ci sarà una seconda stagione. Tutti i protagonisti sono stati riconfermarti, pure Davide, “Il Bello”, volato in cielo durante la prima serie, perchè non ha superato l’operazione al cuore, per via di una complicazione.

Emozionante, che ti scalda proprio il cuore, l’ultima scena dell’episodio conclusivo, con Davide sorridente a guardare il suo papà mentre cerca di far divertire i piccoli pazienti. E come se le persone a cui hai voluto bene, che purtroppo non ci sono più, in realtà non se ne sono andate via, ma stanno accanto a te sempre.
Commovente e piena di speranza invece è stata quella quando Davide stava morendo. Quando è arrivata la sua mamma, il buio, il freddo, che lo circondava è svanito e ha fatto spazio alla luce, al calore che si prova quando ti ricongiugi con una persona a te cara. In fondo tutti ci auguriamo che quando sarà il nostro momento, di  non essere soli, che dall’altra parte ci sia qualcuno ad attenderci. 

E’ proprio vero quello che ha detto Nicola, l’amico “anziano” di Leo: bisogna vivere la vita, i sogni di chi non c’è più. Così facendo loro saranno sempre con noi. Davvero toccante il dialogo tra lui e Leo. Di una verità disarmante.

Braccialetti Rossi ci ha trasmesso emozioni forti. Ci ha ricordato la lotta di nostro padre contro il tumore, la sua perdita. Ci ha ricordato anche il  periodo trascorso in ospedale di Liny (dai 3 ai 10 anni) per un’artrite reumatoide infantile, dei continui esami e delle sedute di fisioterapia. Ci ha trasmesso la voglia di lottare, di non perdersi mai d’animo, dei protagonisti.
E sicuramente chi in questo momento si trova in ospedale, si è identificato in loro e da loro sta traendo la forza per non mollare mai. Watankaaa!

(Liny&Smarty)

Il lamento di Portnoy : 4°incontro

Il lamento di Portnoy di Philip Roth. Ecco il libro che abbiamo letto per il quarto incontro del Gruppo di Lettura.

Di questo autore prima d’ora non avevo letto nulla: cercando qua e là informazioni su di lui, ho letto che ha scritto vari libri, tutti più o meno auto-biografici, che raccontano la condizione degli ebrei-americani, con uno stile irriverente, spesso esilarante, ma allo stesso tempo sapiente.

Scorrendo la sua biografia, sicuramente leggerò Complotto contro l’America (romanzo che dà vita ad una Storia alternativa a quella che realmente è successa) e Pastorale americana, ma anche Ho sposato un comunista e la Macchia umana (questi ultimi fanno parte dell’American Trilogy). 

Tornando al libro in questione, è stato pubblicato nel 1967, causando non poche polemiche, per il tema trattato, ma anche per il linguaggio usato.

Devo dir la verità, anche a me all’inizio ha fatto uno strano effetto, diciamo pure che ho pensato “ma guarda cosa mi tocca leggere”, pagine condite di parole dissolute, “non riuscirò mai più a finirlo di legger in tempo”, invece mi sbagliavo. Questo è il bello di far parte di un Gruppo di Lettura! E’ senza dubbio un arricchimento, un modo per scoprire cose nuove, allargare il proprio “orticello”, esplorando brani che magari non avresti mai fatto, mai apprezzato.
Man mano che continuavo nella lettura, Alex, il protagonista, è diventato sempre più familiare, mi faceva pena, poverino…volevo a tutti i costi scoprire come sarebbero andate a finire le sue avventure/disavventure, o come dice lui vedere cosa altro poteva succedere al protagonista di una barzelletta ebraica! (un po’ come Woody nei suoi tanti film, portando sul grande schermo l’umorismo ebraico)

Ma chi è Alex? Ebreo, trentatreenne, che lavora come Responsabile di un dipartimento dell’amministrazione di New York contro la Discriminazione. Complessato, paranoico, nevrotico, irriverente, insicuro, pieno di manie. Genitori opprimenti che gli dicono sempre non far questo, non far quello portandolo ad avere un costante senso di colpa (…e di cosa?). Non è mai riuscito ha staccare il cordone ombelicale che lo lega alla madre, la quale non l’ha aiutato in questo, anzi…ha alimentato le sue fobie, facendo crescere in lui il Desiderio di Conquistare e abbattere tutti i divieti impostogli da bambino (non a caso è ossessionato dalle donne non ebree, o “gentili” come le chiama lui). Ecco che per Alex diventa di fondamentale importanza, “come se il suo destino fosse quello di sedurre una ragazza per ciascuno dei quarantotto stati”, tutto questo per conquistare  e scoprire l’America come avevano fatto in passato i vari Colombo, Washington e ora Portnoy, per comprendere i loro ambienti sociali.
Poi c’è l’Alex ribelle, che non né vuole sapere delle tradizioni ebraiche, ripudiando la sua Religione; l’Alex comunista, pieno di ideali, il quale crede nei diritti umani, dove non c’è distinzione di razza, religione, colore, dove si è tutti uguali (“non tratterò alcun essere umano da inferiore!”… “ciò vale anche per i goyim (non ebrei) non tutti abbiamo avuto la fortuna di nascere ebrei, un pizzico di compassione per i meno fortunati… perché ne ho piene le tasche di goyische qui e goyische là! se è cattivo è goyim, se è buono è ebreo! non vi accorgerete, cari genitori che un tale modo di pensare è una barbara idiozia?”).
Infine dopo esser andato per la prima volta nella Terra di Israele, si rende conto che non può continuare con questa vita, sregolata, ecco che inizia la sua disperata ricerca di una moglie, per formare una famiglia e avere dei figli, per vivere una vita banale, normale che sia. Decide quindi di chiedere aiuto, andando quindi da un psicanalista, un tal Dottor Spielvogel, al quale come un fiume in piena racconta tutta la sua vita, senza interruzioni di sorta, trasformando la sua prima seduta in un monologo lamento…ma poi siamo sicuri che sia andato davvero da un psicanalista, o era tutta “un gioco” mentale (provate a tradurre il nome del dott. e capirete!)

Roth in questo libro tratta quindi tempi importanti, come rapporto che c’è tra ebrei e non ebrei, conflitto che c’è tra genitori e figli, e la non completa integrazione nella società americana degli ebrei (problematiche trattate anche da Spielberg in numerosi suoi film). Altri autori ebreo-americani, che hanno arricchito con le loro opere la letteratura americana sono per esempio Malamud, che con i suoi romanzi ha analizzato le frustrazioni, le ossessioni della vita sociale americana, con particolare attenzione agli immigrati ebrei (“gli inquilini”,”il commesso”…) ; poi Bellow, i cui romanzi hanno per protagonisti ebrei serio-comici (“Hergoz”)

…giù al campo, – strillo…godo un mondo a strillare per farmi sentire : è come essere arrabbiati ma senza le relative conseguenze… – a vedere gli uomini!
E’ questa la frase che mi uccide mentre atterriamo all’Eretz Yisroel: guardare gli uomini.
Perché io amo gli uomini! Voglio crescere ed essere uno di loro! Tornare a casa all’una per il pranzo domenicale, i calzettoni sudati che pizzicano dopo ventuno inning, la biancheria che odora di sforzo atletico e, nel muscolo del braccio che batte, un lieve tremito a ricordo delle grandiose sventole basse che ho tirato per tutta la mattina inchiodando gli avversari sul percorso delle basi; sì, i capelli scarmigliati, i denti allappati, i piedi distrutti e le kishkas indolenzite dal gran ridere; in altre parole, sentirsi grande, un robusto uomo ebreo gloriosamente stravolto…Sì, torno a casa per rimettermi al mondo…e da chi? Da mia moglie e dai miei bambini, da una famiglia tutta mia e proprio là nel quartiere di Weequahic!

(Liny)

Super 8 : un ritorno al passato!

Approfittando della promozione di quest’estate di Cinecity, decidiamo di andare al cinema e vedere finalmente Super 8 (le aspettative per questo film erano molto alte!).

Non potevamo non andare a vederlo, film ambientato negli anni ’80, anni in cui siamo cresciute e per non parlare che da bambine abbiamo guardato e riguardato film dello stesso genere, d’avventura e di fantascienza, dove i protagonisti erano amici adolescenti di provincia. Chi non si ricorda E.T., Explorers o ancora i Goonies? Chi non ha mai immaginato di vedere e diventare amico di un vero extra-terrestre o costruire un “trabicolo” in grado di volare e portare nello spazio? o ancora chi non ha sperato di trovare in una vecchia soffitta (peccato non averla avuta…) una mappa del tesoro tutta impolverata e partire con gli amici alla sua ricerca? Credo tutti, o quasi, almeno per noi è stato così! Ebbene, vedere Super 8 ci ha fatto tornare bambine e sognare di nuovo tutto questo…magari avere uno di quei cubetti grigi che tanto ricordano il cubo di Rubik… a proposito chi ce l’ha ancora? quello nostro dell’epoca ormai è andato distrutto a suon di staccargli gli adesivetti colorati per completarlo… più che un cubo di Rubik è diventato un cubetto nero anonimo, per fortuna da un po’ di tempo li rivendono nei negozi di giocattoli e per il compleanno Liny nè ha ricevuto uno dal suo amico Oty! così ci possiamo dilettare ancora oggi in questo stupendo rompicapo!!

Super 8 da subito ricorda i film di Spielberg, del periodo del cortometraggio Amblin…dalle biciclette come unico mezzo di conoscenza della realtà, il microcosmo della provincia, il conflitto con il padre ecc…per poi esser contaminato man mano da elementi personali, senza rinunciare per esempio ai celebri controluce che provocano i bagliori lenticolari, oppure  la gestione del mistero, infatti J.J. Abrams costella la trama di enigmi esattamente come in Lost, la serie tv di successo di cui è stato co-creatore, senza però creare un rompicapo troppo complicato, anzi la trama risulta lineare e gradevole e anche se alla fine il film risulta prevedibile, ha la sua forza proprio nella semplicità della struttura narrativa.

E’ sì un omaggio al grande Spielberg, ma a tutti gli effetti è un film di puro stile J.J. Abrams. Infatti l’autobiografia è più che evidente, dai primi passi nel cinema con il super 8, ai suoi amici e per non parlare dei nomi della cittadina o dei negozi. Splendide le inquadrature, che non mostrano niente fino alla fine (vedere gli occhi diventare buoni di “questo E.T.”, è stato stupendo… poverino in fin dei conti voleva solo tornare a casa!); bella anche la musica. Molto apprezzato è stato vedere durante i titoli di coda l’intero horror in super 8 girato dai ragazzini durante il film (alla fine del post ve lo potete gustare). Infine non si può non parlare delle straordinarie interpretazioni dei piccoli protagonisti in primo primis quella di Elle Fanning, sorella più piccola di Dakota e dello sconosciuto protagonista maschile Joel Courtney al suo primo film.

(Liny e Smarty)