Storie di amicizia a PordenoneLegge2017

Abbiamo inaugurato il nostro PordenoneLegge2017 sabato 16 settembre con l`incontro Amicizia e viaggi.
Prima pero ci siamo fatte un bel giretto per il centro della città, tra vie e stradine dove il colore predominante era ovviamente il giallo, colore caratteristico di questo festival del libro. Ogni vetrina, negozio, bar ricordava la mascotte di questa edizione: l`asino.
Poco prima di avviarci all’incontro, con la nostra fidata compagna di scorribande, Annette, ci siamo recate in un bar vicino al Teatro Verdi: siamo state attratte dall’insegna del caffè Illy. Li ci siamo imbattute casualmente in Luca Bianchini (dovevate vedere il nostro stupore). Lui gentilissimo, abbiamo scambiato qualche parola e ci siamo dati appuntamento all’incontro.A moderare l’incontro tra i due scrittori, Francesco Musolino, che ha avuto il suo bel da fare per tenere a bada Luca Bianchini e Federica Bosco, due con un carisma e personalità fuori dall’ordinario.
Il filo rosso che lega i due libri e l’amicizia, un sentimento importante nella vita di ognuno di noi ed entrambi i libri iniziano nel 1987 : destino.
Bianchini ha deciso di scrivere il suo romanzo Nessuno come noi dopo aver trovato un suo vecchio diario, la Bosco invece ha voluto scrivere Ci vediamo uno di questi giorni per cercare di superare e in qualche modo convivere con il lutto di una persona a lei cara.
Nessuno come noi
Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente.
In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati “Tre cuori in affitto”, come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita.
L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze.
A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”.
In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.
Ci deviamo uno di questi giorni
A volte per far nascere un’amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina che da quel giorno sono come sorelle, anche se non potrebbero essere più diverse. Caterina è un vulcano di energia, non conosce la paura. Ludovica, invece, nella sua vita non lascia nessuno spazio per il rischio. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po’ di responsabilità nei giorni caotici dell’amica. È un equilibrio rimasto intatto dall’infanzia alla maturità, attraverso l’adolescenza. Anche quando Caterina è rimasta incinta: quel bambino lo hanno allevato insieme. Per Ludovica è il figlio che non ha avuto per paura di rompere il muro di certezze dietro cui si è trincerata. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalla vita, che a volte fortifica, a volte travolge all’improvviso. Dopo un’esistenza passata a sorprendere l’amica, ora è Caterina ad avere bisogno che Ludovica faccia una cosa inattesa e un po’ folle.
Finito l’incontro gli scrittori hanno incontrato il pubblico per firmare le copie dei libri. Quando è arrivato il nostro turno Bianchini ci saluta dicendoci “ecco le mie amiche del bar”…quante risate e ci siamo salutati dicendoci che ci rincontreremo presto, noi abbiamo un buon karma. Ancora su una nuvola di miele, ci siamo dirette verso il Teatro Verdi. Erano ormai quasi le 21, abbiamo provato a vedere se c’era la possibilità di assistere all’incontro di Mazzantini e Castellito, avevamo poche speranze…con un po’ di fortuna invece ci siamo riuscite! Ma questa è un’altra storia
Stay tuned!

Liny&Smarty

 

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Giacobbo a Link 2017


Anche quest’anno Trieste ospita Link, Premio Luchetta Incontra il Buon Giornalismo in piazza della Borsa.

E’ come “un grande giornale da leggere e da sfogliare insieme” lo definisce così la curatrice Francesca Fresa. Ed è proprio vero, ognuno ha la possibilità di partecipare ai dibattiti con i giornalisti che di solito ascoltiamo alla radio, vediamo alla TV o leggiamo sulla stampa.
Noi abbiamo deciso di assistere all’incontro di Roberto Giacobbo mediato dal giornalista Pietro Spirito. È stato invitato a presentare il suo ultimo libro “Ad un passo dall’Apocalisse” ma ha parlato anche di altro. Qui trascriviamo di getto le impressioni raccolte in un pomeriggio di fine aprile…

Afferma che noi possiamo creare dei vortici positivi, i quali creano altrettanti vortici positivi che possono coprire i vortici negativi che gravitano intorno a noi. Ma dobbiamo farlo tutti. Ci ricorda anche che la nostra diversità è la nostra forza.
Ci racconta poi che il mondo senza l’Italia sarebbe molto “povero”. Basti pensare che nel nostro paese c’è il 75% del Patrimonio artistico-culturale dell’intero pianeta. Difatti l’Italia è un paese di grandi inventori.
A Vojager, programma di cui è autore, è stato fatto un esperimento:
Ad un impiegato durante la sua giornata lavorativa è stato tolto tutto quello che un italiano ha inventato. A fine giornata si è ritrovato praticamente in mutande! Ebbene sì, la tela jeans è originaria di Genova. Per andare a lavorare non ha potuto utilizzare nessun mezzo di trasporto, infatti il motore a scoppio e la bicicletta sono stati inventati rispettivamente da Meucci e da Leonardo Da Vinci. Ed è del fisico italiano Alessandro Volta l’invenzione della pila elettrica, consentendo per la prima volta di ottenere un flusso continuo di cariche in un circuito, cioè una corrente elettrica. Anche l’inventore della macchina da scrivere e del personal computer è italiano. Pure l’MP3 e tutti gli standard più usati per la trasmissione digitale di audio e video, sono stati creati da un ingegnere italiano.
Quando Giacobbo annunciò di voler fare un programma che portasse delle risposte ai misteri, gli è stato detto non riuscirai mai a coinvolgere le persone. Invece si sbagliavano: oltre 3 milioni vedono Vojager e come disse lui “quei folli sono intorno a noi”.

Veniamo al libro:
Il militare russo Stanislav Evgrafovich Petrov a Mosca il 26 settembre 1983 in un condominio di periferia ha disobbedito agli ordini! Eravamo in piena Guerra Fredda.
Non ha avviato la procedura di difesa in caso di attacco nucleare da parte degli Stati Uniti. Ha di fatto impedito la Terza Guerra Mondiale. Lui era uno stratega e ha compreso che qualcosa non andava, la sua esperienza lo ha portato a verificare con attenzione portandolo a considerare falso un messaggio uscito dai più precisi personal computer, per ben venti volte. Ha atteso difatti 30 minuti, si è fidato del suo istinto, pensando fra sé che l’America non può attaccare con soli 5 missili. Era ed è un uomo buono, non voleva essere lui a scatenare la Guerra.
Qualcosa di speciale è accaduto quel giorno.
La piuma di un Angelo ha fatto si che l’uomo che doveva lavorare quel giorno non fosse lo stesso di tutti i giorni. Petrov infatti era un sostituto.
E’ stato punito per non aver lanciato l’allarme e mandato via dall’esercito prima del tempo, così purtroppo non ha avuto gli stessi diritti degli altri militari (se non avesse imparato a riconoscere i funghi che crescono nel bosco intorno a casa sua, sarebbe morto di stenti).

È un uomo ricco di serenità e bellezza a cui dobbiamo tutto!
Meriterebbe il Nobel per la pace.

La pace viene creata da uomini che stanno in silenzio.
Ha voluto raccontarci la storia di suo nonno, Giovanni di Bassano del Grappa, alpino. Durante la guerra, ha mandato via gli altri soldati e li salvò dai tedeschi mentre lui fu ucciso. Se sarebbero rimasti, molte famiglie avrebbero perso i loro cari.

Giacobbo è uno storico, non vuole parlare di politica. Il giornalista deve rispettare l’Etica, non solo per fare giornalismo, ma per vivere.
E’ importante il rispetto, avere umiltà per la provenienza e cultura, stare attenti a cosa e come ci si esprime quando lavori dentro a un mezzo di comunicazione.

A fine intervento, si è fermato per incontrare e scambiare impressioni con il pubblico presente.
Con noi è stato molto gentile, ci ha confidato che ha un rapporto speciale con i gemelli.
Un’ultima curiosità: la prima tiratura del libro ha un errore di battitura sulla quarta di copertina, come capita qualche volta con la data sulle monete. Ebbene abbiamo una rarità fra le mani!
Tanti gli incontri in questi giorni, tante le tematiche trattate. In apertura del Festival tutti i giornalisti presenti hanno lanciato l’appello per la liberazione del documetarista italiano Gabriele Del Grande, arrestato senza alcun motivo e ora detenuto in Turchia dove si è recato per raccogliere materiale per scrivere un libro sui profughi siriani rifugiati.

I giornalisti giovani hanno voglia di raccontare, non hanno paura, vanno sul posto per vedere con i propri occhi

by Smarty&Liny

Alla scoperta di Pordenonelegge 2015

Anche quest’anno a metà settembre nella nostra Regione si è svolto l’importante Festival del Libro, tra presentazioni e incontri con gli autori emergenti e scrittori famosi.
Stiamo parlando di Pordenonelegge.

Per fortuna stavolta siamo riuscite a partecipare, dopo tante rinuncie.
Passate a prendere Annette nel primo pomeriggio, siamo partite: destinazione Pordenone, attraverso il Friuli!
Scese dall’auto, una pioggia scrosciante ci ha preso alla sprovvista, fortunatamente è durata solo 5 minuti, regalandoci uno spettacolare tramonto.
Non sappiamo come, ma abbiamo trovato posto per l’auto proprio dietro il teatro. Pochi passi e siamo arrivate nella piazza principale degli eventi di Pordenonelegge.

Annette inizialmente voleva andare all’incontro con Roberto VecchioniIl mercante di luce“, ma era già tutto esaurito e dell’uomo vestito di rosso non si è vista neanche l’ombra. Peccato. Neanche alla fine siamo riuscite a incrociarlo sob…sarà per un’altra volta.
Ma noi non ci siamo perse d’animo. Dopo aver lasciato Smarty in fila per conoscere Mattia Signorini, le altre sono partite alla volta del palaprovincia per vedere se riuscivamo almeno ad assistere all’incontro con il prof 2.0 Alessandro D’Avenia. Ma anche lì tutto pieno. Fortuna ha voluto che il tempo ha retto e quindi hanno aperto tutti i tendoni permettendo agli sventurati come noi di sentire e vedere lo scrittore che presentava il suo ultimo libro “Ciò che inferno non è“. Abbiamo voluto andarci anche perché lo scorso aprile quando è venuto a Trieste, Liny non è riuscita ad incontrarlo per motivi lavorativi.
Prima di mettersi in fila per autografare la sua copia dell’ultima fatica del prof. Annette e Liny sono andate a recuperare Smarty, che nel frattempo è riuscita a coronare il suo sogno: incontrare Mattia Signorini.

Che dire pomeriggio intriso di emozioni. Ti riempie il cuore e rimani stupita dalla genuinità e semplicità di questi giovani scrittori che con tenacia sono riusciti a farsi conoscere al pubblico.
D’Avenia è rimasto lì ad autografare i libri di tutti, non si è mosso di un centimetro finché tutti i presenti non si sono presentati da lui, per l’ interrogazione. Ebbene sì di questo si tratta: è lui a farti domande, cercando di conoscere meglio i suoi lettori e non tu a porle! Questo è spiazzante per certi versi. In ognuno di noi cerca di catturare qualcosa.

Conosciamo meglio Mattia: è un ragazzo semplice, simpatico, si definisce un tipo “solitario”, ma quando racconta dei suoi personaggi si emoziona a tal punto di esser un chiacchierone. Ha presentato il suo libro assieme all’esordiente Ginevra Lamberti col suo primo romanzo “La questione più che altro“, durante l’incontro “Prima che sia troppo tardi” con Chiara Valerio, al Ridotto del Teatro Verdi.

E’ stata una conferenza divertente, la Valerio incalzava gli autori facendo loro domande sarcastiche, intervallate da altre più serie, spesso mettendoli in difficoltà chiedendo loro di raccontarsi.
Sono passati dalla scelta della copertina agli autori che li hanno influenzati, ai protagonisti dei loro romanzi fino ai personaggi che li rappresentano di più.
La copertina de “Le fragili attese” è una foto scattata da Joel Robinson “I carry it with me”, che ama fare questo tipo di scatti, rappresenta appieno quello che Mattia Signorini cercava, un’immagine senza volto a differenza degli altri suoi romanzi. Si vede una casa, proprio la Pensione Palomar, tenuta in mano da un uomo, uno di provincia. Per Ginevra Lamberti è stata scelta una foto di Margherita Morganti, senza titolo, raffigurante un uomo con in mano le borse della spesa sopra una specie di chiatta.
Gli autori che li hanno influenzati, sono Buzzati, Italo Calvino e Marquez, assieme ad altri autori sudamericani del Realismo magico, per Signorini, il quale ama trovare nelle piccole cose la magia che racchiudono; Dostoevskij, Paolo Nori, Ugo Cornia ed Ermanno Cavazzoni per la Lamberti.
Hanno raccontato dei loro protagonisti quali, in Le fragili attese, la Pensione Palomar con il suo gestore Italo, che ha sotterrato lo scrigno dove ha nascosto il suo dolore per la perdita della sua amata, ma alla fine riaffiora e la vita te lo mette davanti e devi per forza affrontarlo; in La questione più che altro è Gaia.
I personaggi che li rappresentano di più sono per la Lamberti proprio Gaia, molto simile alla sua personalità, quasi un libro autobiografico, in cui viene raccontata l’instabilità e la precarietà lavorativa, gli studi universitari da finire e ritrovi la figura del padre; Signorini invece si ritrova nella personalità di Penepole, bimba che non parla più da quando ha perso la mamma ed Emma che con la sua delicatezza e lentezza tesse il filo delle giornate.
A fine presentazione sono stati disponibilissimi a fermarsi per il firma copie e a scambiare due parole! 

Esperienza sicuramente da ripetere, un’occasione per incontrare i “tuoi” autori! Ci vediamo l’anno prossimo dal 14 al 18 settembre 2016, promesso^^

by Smarty&Liny

 

Chiacchierando con Alessandro D’Avenia: “Ciò che inferno non è”

Grazie Alessandro D’Avenia per averci regalato un pomeriggio di riflessione e spensieratezza!

Ho avuto la fortuna, invitata dalla mia amica Annina, solita a queste avventure, di partecipare alla presentazione del suo ultimo libro “Ciò che inferno non è” al Teatro Stabile Sloveno di Trieste. Il romanzo racconta l’incontro tra un adolescente, Federico e il suo insegnante di religione padre Pino Puglisi, o 3P, come lo chiamano i suoi studenti. Un incontro che gli cambierà la vita, lo porterà a intraprendere strade nuove, fatte di salite e discese. Quando nel settembre del 1993 padre Pino Puglisi viene ucciso dalla mafia, Federico dovrà prendere una decisione, dovrà difendere “ciò che inferno non è”, con l’amore, come gli ha insegnato 3P. Solo amando si combatte la violenza! Alessandro D’Avenia ha conosciuto alle superiori padre Pino Puglisi, alla notizia della sua morte è rimasto molto colpito, è stato ucciso un uomo che conosceva, che vedeva ogni giorno! Si è trovato davanti la cruda realtà, la violenza, la malvagità, l’orrore della mafia. Ci ha raccontato come sentiva la mafia ancora lontana con la morte del giudice Falcone, avvenuta sull’autostrada che porta a Palermo; guardando la televisione gli è sembrato un film. Invece con la morte del giudice Borsellino si è reso conto che la mafia non era tanto lontana, è entrata in città; ha ancora in mente il tremendo boato che ha sentito nell’estate del 1992. Con la morte di don Pino Puglisi è rimasto tremendamente colpito come la mafia può ammazzare qualsiasi persona risultasse scomoda!

Arrivato con qualche minuto di ritardo e gli do ragione, dopo aver fatto due passi sul “Sentiero del Rilke”, che da Sistiana porta al Castello di Duino, passeggiata che si affaccia sul mare del golfo di Trieste. Da subito è entrato in simpatia col pubblico facendoci sorridere con una battuta sul perché ci siamo rinchiusi in un teatro e non a goderci il primo sole di Primavera. Un numeroso pubblico perlopiù giovani, studenti triestini e non.

Qui sotto vi lascio alcuni miei appunti personali dei suoi “ricordi” e riflessioni. Li ho presi, così, di getto durante la chiaccherata:

…Al centro del libro c’è la città di Palermo, che è la sua città. Una città in cui tutto è incerto e proprio per questo motivo tutto è più vero. Una città che è “tutto porto” e “spasimo”, citando le due parti in cui è diviso il romanzo: per chi arriva è tutto porto, ma per chi è nato è tutta una partenza, è un desiderio di fuga. Questa sensazione la prova ogni persona che è nata in una città di mare, la quale si fa una promessa di infinito, ma poi si rende conto che c’è un limite; la stessa sensazione la prova anche un’adolescente, vede davanti a se tutta la vita; come in Primavera le gemme esplodono, mentre prima restano chiuse chiuse finchè non nascono e mostrano la loro bellezza!

…I giovani si rendono conto che hanno davanti tutta la vita, la promessa dell’infinito. Proprio la parola “adolescenza” deriva da Ad-tensione e Olescenza-pienezza, difatti in quella fase della vita ti rendi conto che puoi avere tutto e sei in tensione.

 …Dobbiamo farci una promessa: la nostra anima, il nostro cuore, la nostra testa devono essere felici. Siamo unici. Troveremo la pienezza grazie ai nostri limiti, difatti troviamo il coraggio di affrontare la vita quando siamo soli a superare i nostri limiti, paure, insicurezze: hai sicurezza in te quando non hai sofferto, se hai vissuto sofferenze ti senti insicuro.

 …Dal latino, “Adsum” – esser presente, coraggioso; “Abest” – non c’è, è lontano

 …Siamo in cerca della completezza. Devi sorridere per ampliare la vita: dobbiamo scegliere bene dove guardiamo, chi guardiamo, a chi dedichiamo il nostro tempo, tempo che non torna più.

 …Farsi tante domande, le risposte arriveranno. Dobbiamo esser curiosi, proprio la parola “curiosità” deriva da prenderci cura; dobbiamo trovare un interesse per stare bene. Tutto è Bellezza.

 …Nell’Odissea: i primi libri parlano proprio di un adolescente, di Telemaco (da Tele-da lontano e Maco-combattere; colui che combatte da lontano), gli Dei che non si presentano mai di persona, ma sotto altre vesti, lo incoraggiano a cercare Odisseo/Ulisse, suo padre. Trova il coraggio dentro di se e parte …alla fine assieme conquistano Troia.

Cita poi alcuni autori:

Ginsberg, il poeta de “L’Urlo”

Emily Dickinson, “Non conosciamo mai la nostra altezza, finchè non siamo chiamato ad alzarci “

Rilke – Lettere a un giovane poeta

Dostoevskij – Demoni

Raffaello

Shakespeare

Leopardi, “Nelle tele dei pittori c’è quello che non abbiamo visto”

Alla fine dell’incontro è stato disponibilissimo. Oltre a firmare una copia dei libri che avevamo con noi, con ciascuno si è soffermato a parlare un po’. Quello che mi ha colpito, sorpreso, era che lui ci faceva le domande e non viceversa. Voleva sapere quello che faccio nella vita, le nostre esperienze.

Non smetterò di dirti grazie, tutto questo mi ha arricchito.

by Smarty

Peter Cameron presenta Andorra

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Mini tuor italiano, per presentare il suo ultimo libro “Andorra” tradotto da Adelphi. Peter Cameron era ospite alla Libreria Lovat di Trieste.

Occasione da non perdere ed entrambe eravamo presenti, per fortuna. Infatti dopo aver ottemperato agli obblighi lavorativi, ci siamo precipitate in viale per assistere alla presentazione.

Pubblico delle grandi occasioni (non per niente noi triestini leggiamo, e molto), quindi accoglienza calorosa. A “moderare” la presentazione c’era l’autore Alessandro Mezzena Lona e l’interprete… Che dopo averci raccontato un po’ di più del libro, ha fatto varie domande a Cameron, facendoci conoscere un po’ di più  lo scrittore. Scopriamo così che è cresciuto in una famiglia di grandi lettori, il suo mondo erano i libri. Era un ragazzino solitario che viveva le storie dei personaggi dei libri che leggeva. Poi iscrivendosi all’Università a Lettere, era inevitabile che iniziasse a scrivere. I suoi primi racconti vengono pubblicati dal New Yorker, giornale di New York, e per sua fortuna hanno avuto successo.

“Andorra” in realtà e’ il suo terzo romanzo, scritto nel 1997, dieci anni prima di “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, ma solo ora pubblicato in Italia. 

La sua scrittura risulta raffinata e fluida, quasi che sembra facile scrivere, ma in realtà non è così, per sua stessa ammissione. Per scrivere un romanzo impiega circa cinque anni, anche se a noi italiani sembra di meno, solo perché sono stati tradotti ultimamente e a breve distanza.

Tra le varie domande, scopriamo anche che James, il protagonista de ” Un giorno questo dolore ti sarà utile”, è un po’ lui da giovane, quasi autobiografico, e per questo è il personaggio a cui è più affezionato.

Ogni libro comunque è un miscuglio di situazioni derivanti da libri che ha letto in quel momento. È molto attento al linguaggio, alla lingua quando scrive. Per lui leggere è vita, prova emozione nel vedere come puo’ essere descritta in vari modi una certa situazione a seconda di chi la scrive, questo è meraviglioso!

Ora dopo la presentazione non resta che leggere “Andorra”, che ha per protagonista Alex Fox, che da San Francisco si trasferisce a La Plata, soleggiata capitale del minuscolo Stato di Andorra, dove spera di ricominciare una nuova vita, lì in questo posto di confine, terra di diverse culture, un po come la nostra città!

Finita la presentazione lo scrittore ha avuto il tempo, per chi lo desiderava, di fare l’autografo alle copie dei suoi libri. Ha avuto un sorriso per tutti, grazie Peter! Sei proprio una persona delicata e disponibilissima!!!

 

(Liny&Smarty)

 

Ti ricordi la Casa Rossa? – incontri con l’autore

Ti ricordi la Casa Rossa?

Protagonista del secondo appuntamento di “Un Libro Un Rifugio – Incontri d’Autore” di mercoledì scorso 30 luglio, Giulio Scarpati, che ha presentato il suo primo libro nella sala manifestazioni di La Villa (BZ).

Trovandoci a trascorrere un periodo di vacanza proprio in Alta Badia, non potevamo mancare a questo appuntamento. 

Con il suo libro, “Ti ricordi la Casa Rossa?”, edito dalla Mondadori, l’attore racconta la storia della sua famiglia attraverso le vacanze trascorse alla Casa Rossa, nel Cilento. Inizia questo percorso fatto di ricordi d’infanzia, giovinezza per cercare di “ritrovare” sua madre, malata di Alzheimer. Spera così, facendo l’un l’altro un percorso al contrario, di ritrovarsi in qualche luogo, in qualche spazio sospeso nel tempo.

Toccante è stato quando ha letto un passo del libro. È proprio vero che solo quando a un tuo familiare diagnosticano una grave malattia, ti rendi conto di quello che realmente conta nella vita. All’improvviso ti tocca fare i conti con la morte, che i tuoi genitori non sono eterni, invincibili. L’abbiamo provato sulla nostra pelle, con la malattia del nostro papà (tumore inoperabile). Ascoltare la presentazione di questo libro ci ha fatto riaffiorare alla mente tutto questo.

La Casa Rossa di Scarpati per noi è il paesino sulle Dolomiti, La Villa, dove veniamo ogni anno da quando eravamo bimbe. Anche perché a nostro papà piaceva queste montagne. Continuare a venire qui è un po’ come se lui ci fosse ancora. Ogni volta che una farfalla ci viene incontro secondo noi è lui che ci saluta, che ci fa sentire la sua presenza.

Eri vestita tutta di verde, una donna di un metro e sessanta con l’atteggiamento di una alta un metro e ottanta, gli occhiali in punta di naso e l’ostinazione a fare tutto in autonomia. Siamo entrati nella chiesa anglicana di via San Pasquale, dove ti portava nonno Giulio, che era protestante, e davanti al gradino ti ho offerto la mano. L’hai rifiutata senza esitazione, volevi farcela da sola. Non ho insistito, ce l’hai fatta da sola e io sono caduto nel tranello della gioia. Dico tranello perché mi illudevo che la tua forza di volontà potesse vincere contro tutto. Poi però mi hai detto: “Sai, c’era una chiesa uguale…quando eravamo a Napoli.” Mi è crollata la navata addosso e stupidamente ti ho risposto: “Ma noi siamo a Napoli”. Stupidamente, sì, perché da allora non riesco a togliermi dalla testa la tua espressione, prima smarrita, poi mortificata. Tu non te la ricordi, ma io sì. Ce l’ho attaccata come un francobollo su una lettera d’addio. Il minuto successivo avevi già dimenticato l’episodio e quando mi sono arrischiato a domandarti: ” Sei contenta?”, mi hai risposto: “No, felice”. Una precisazione arguta, bellissima, perché felice è più di contenta. Anche se oggi ho il dubbio che semplicemente tu cominciassi a fare confusione con le parole.

A fine conferenza, presentata dal direttore dell’Alto Adige e de Il Trentino, Alberto Faustino, Giulio Scarpati si è prestato molto volentieri ad autografi e foto. Ora anche il nostro libro ha la dedica! Grazie 😉

(by Liny&Smarty)

Vel d’Hiv

16 luglio 1942. 16 luglio 2014. 72 anni sono passati da quel terribile giorno, dal rastrellamento di migliaia di ebrei francesi per mano della polizia francese (operazione battezzata con il nome “Vento di Primavera“). Nell’intera città di Parigi furono arrestate 13.152 persone, secondo i dati della prefettura. Un mese prima gli ebrei francesi furono costretti a mettere la stella gialla e due anni prima vennero censiti legalmente, così da redigere, con i dati registrati, il cosiddetto dossier Tulard (dal nome del suo creatore, André Tulard, contiene nomi e indirizzi e professione di tutti gli ebrei presenti sul territorio francese).

Non bisogna dimenticare. Zakhor. Al Tichkah.

Per troppo tempo lo si è fatto. Il primo a chiedere scusa ufficialmente del ruolo fondamentale avuto dalla polizia e dai funzionari francese è stato Chirac, nel 1995, durante la cerimonia commemorativa dei fatti del Velodromo d’Inverno, Vel d’Hiv. Da quel momento la Francia non può far più finta che non sia accaduto niente, non può dimenticare i 4.115 bambini tra i 2 e i 15 anni, arrestati con le proprie famiglie e rinchiusi in condizioni disumane senza cibo né acqua, per giorni, nel Velodromo (tra boulevard de Grenelle e rue Nelaton nel quindicesimo arrondissement di Parigi, vicino alla Torre Eiffel) e poi trasferiti nei campi di internamento di Drancy, Beaune-la-Rolande e Pithiviers, e successivamente ad Auschwitz. Sono sopravvissuti 811 adulti, nessun bambino.

Ora al posto del Velodromo, demolito nel 1959 dopo che una parte è andata distrutta in un incendio, sorge un edificio del Ministero degli Interni e un momumento per ricordare:

Il 16 e 17 luglio 1942, 13.152 ebrei furono arrestati a Parigi e nei dintorni, deportati ad Auschwitz e assasinati. Nel Vélodrome d’Hiver, che un tempo sorgeva in questo luogo, 1129 uomini, 2916 donne e 4115 bambini furono stipati in condizioni disumane dalla polizia di Vichy, per ordine degli invasori nazisti. Siano ringraziati coloro che tentarono di salvarli. Passante, non dimenticare mai.

 

La chiave di Sara

Un libro e poi film su tutti che ci ha particolarmente colpito e ricordato l’argomento della nostra tesi di maturità, di vari anni fa, La chiave di Sarah, di Tatiana De Rosnay. La scelta di alternare i capitoli è geniale. Prima è una bambina a raccontare i fatti, Sarah appunto, ebrea di 10 anni, che ha provato sulla sua pelle l’orrore di quei gioni. Poi una donna americana Julia, giornalista che vive a Parigi. Le loro vite anche se a distanza di 60 anni si intrecciano, quando quest’ultima va ad abitare nella casa dove viveva la piccola.

Tutto ha  inizio con l’articolo che deve scrivere sui fatti del luglio del ’42. Man mano che fa ricerche, sempre più approfondite, si rende conto che è successo qualcosa durante la guerra nella casa dove andrà ad abitare (26, Rue de Saintonge, 75003 Parigi). Non può, non riesce a fare a meno di continuare ad indagare e scoprire che fine abbia fatto la famiglia ebrea, Sarah…

A volte, Miss Jarmond, è pericoloso rinvangare il passato. Può riservare sorprese spiacevoli. La verità è più dura dell’ignoranza.

…in effetti è stato così, ma non poteva rimanere indifferente a quello che è accaduto in quel caldo giorno d’estate nella Ville Lumiere, e in tante altre città europee.

(by Liny&Smarty)