Solaris : 16° incontro

SOLARIS è un pianeta che gravita intorno a due Soli, uno rosso e uno azzurro. E’ un unico ammasso di neutrini pensanti, dalla forma di un immenso oceano.

Interagisce con gli astronauti venuti in missione sul pianeta per scoprire se c’è vita e se è possibile viverci.
Varie missioni si sono succedute (in passato c’è stato un boom di esplorazioni, che hanno portato alla produzione di notevoli fonti scritte: libri ora salvati in una enorme biblioteca, che si trova all’interno dell’ultima stazione rimasta)

Situata nel cuore della Stazione, la biblioteca non aveva finestre ed era il punto meglio isolato di tutta la corazza d’acciaio. Forse per questo mi ci sentivo a mio agio malgrado l’evidente fiasco delle mie ricerche. Gironzolando per l’immensa sala mi fermai davanti a un enorme scaffale alto fino al soffitto, pieno zeppo di libri.

Kelvin Chris, il protagonista, va a vedere cosa succede sul pianeta. Scopre ben presto delle “anomalie” , stranezze che succedono su Solaris. Ha infatti la visione reale della moglie Hayren, morta suicida anni prima.

Sembra che il pianeta riesca a leggere cosa c’è nascosto nella mente umana, scandagliandola, passandola ai Raggi X, per far tornare in superficie tutto quello dimenticato, perché troppo doloroso, talvolta, mettendoci alla prova, mettendoci davanti a tutte le nostre paure/fobie.

Ecco che gli scienziati sono costretti a lottare con esse, a lottare quindi contro se stessi, contro la propria “pazzia”. Ma possiamo/no davvero considerarli/si pazzi?
Tutti i nostri pensieri, paure, se si materializzassero veramente, diventando reali; se tutto questo fosse possibile, sarebbe una cosa davvero sconvolgente, destabilizzante per chiunque.

Sicuramente la stazione ha quel qualcosa di claustrofobico. Infatti i protagonisti si muovono solo all’interno delle quattro mura. Non hanno contatti con l’esterno, c’è una iterazione solo tra i ricercatori e le proprie visioni. Ognuno reagisce a proprio modo alle visioni. Kelvin esasperatamente cerca una risposta ai propri dubbi e alle proprie incertezze. Questo lo porta anche a cercare di non commettere gli stessi errori fatti in passato con la moglie, quando vivevano sulla Terra, anche se sa che non veramente Lei.

Possiamo definire questo libro, un romanzo psicologico/filosofico, scritto nel 1961, in piena guerra fredda. L’autore è il polacco Lem, ironia della sorte il suo cognome è come l’acronimo del modulo lunare (Lunar Excursion Module).
La Sellerio ha ristampato integralmente questo capolavoro di fantascienza.

Ci sono state due trasposizioni cinematografiche: una nel 1971 del regista russo Tarkowskije e la più recente del 2002, dello statunitense Soderbergh con Clooney a interpretare Kelvin.
Per capire meglio l’addestramento al quale sono sottoposti gli astronauti, vi consiglio di guardare, per chi non lo avesse ancora visto, Gravity (sempre con George Clooney e Sandra Bullock).

Il punto è: la fonte di questo campo è esterna rispetto al visitatore, oppure sta all’interno del suo corpo? Afferri la differenza?

(by Liny)

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Fantascienza secondo Bradbury

Questo post dovevo pubblicarlo tanto tempo fa, subito dopo aver finito di leggere Cronache Marziane e Fahrenheit 451. Non so perchè sia rimasto nelle bozze, dimenticato da tutto e da tutti, per tutti questi mesi. Mi sono ricordata di aver scritto qualcosa in merito a Bradbury, solo dopo aver risposto correttamente al trivia proposto questo mese prima dell’incontro con il consueto gruppo di lettura. Il quesito era il seguente : a quanti gradi brucia la carta? quale sarà mai la risposta corretta 😀
In ogni caso, ora dopo aver letto, corretto, aggiunto e tolto cose è pronto!

Finalmente mi son decisa a leggere Fahrenheit 451. Il film l’avevo già visto, anni fa, ma a spezzoni e ora che ho letto il libro lo vedo sotto un’altra luce: prima mi sembrava un po’ tutto confusionario, con i pompieri che invece di spegnere incendi, li fanno divampare; le persone che parlano alle pareti di casa …ect. Ora invece tutto ha un senso.
Perché i pompieri appiccano il fuoco? Per bruciare i libri o qualsiasi cosa scritta. Tutto questo per non permettere alla gente di pensare, così vuole il Governo, controllare, manipolare le persone, far si che non pensino più. La cultura deve essere elimininata, è facile governare una popolazione ignorante. Infatti cosa serve saper a memoria poesie o citare pezzetti di romanzi? Secondo loro non serve a nulla, solo a riempirti la mente di stupidaggini e basta! Invece si sbaglia, la lettura aiuta ad aprire la mente, per renderla vivace, elastica. Tema direi molto attuale, ancora oggi. Ray ci aveva visto giusto già all’epoca, negli anni ’50.
Il protagonista è Guy Montan che con il suo fidato elmetto n.451, compie diligentemente il suo lavoro di “pompiere”, finché un giorno, tornando a casa come sempre soddisfatto, incontra Clarisse, una giovane ragazza, che gli stravolge la vita, insinua in lui un “tarlo”, un “dubbio”. Sta facendo la cosa giusta? E’ corretto distruggere tutti quei libri? Senza la lettura,  si è veramente più felici?
Decisamente no. Leggendo si ha la possibilità di viaggiare in posti lontani che magari non abbiamo la possibilità di vedere realmente, viaggi anche nel tempo, sia nel passato che nel futuro. Scoprire mondi e culture diversi dai nostri. I libri sono una ricchezza, da salvaguardare.  Per me che lavoro in una biblioteca, andare a lavorare non è un sacrificio, ma un Privilegio!

Altro libro di Bradbury che ho letto, sulla scia dell’entusiasmo del primo è Cronache Marziane, raccolta di racconti, con protagonista il pianeta rosso e la sua ipotetica “conquista”. Scritto davvero bene. In qualche passo qua e là dei vari racconti, parla di nuovo di una società dove tutti i libri vengono bruciati. Nei racconti viene fuori la grande immaginazione visionaria dello scrittore. Potrebbe esser reale che prima o poi riusciremo ad andare su Marte. Come ci comporteremo con l’eventuale vita locale? Sarà ostile? La “colonizzazione” sarà rispettosa? Una risposta a ciascuna di queste domande la troverete leggendo il libro!

Alla prossima

(by Liny)

 

Dune : 13°incontro

L’acqua è l’inizio di ogni vita.
Ogni esperienza porta in sé una lezione.
In tutte le cose c’è un ritmo che è parte del nostro universo.
Chi può distruggere la spezia, la controlla.

“Dune” di Frank Herbert. Fa parte de “Il Ciclo di Dune”, costituito da 6 romanzi di fantascienza.

Dune conosciuto anche come pianeta Arrakis. Landa desertica, inospitale, dove c’è pochissima acqua. L’unica risorsa, il Melange o Spezia, di importanza estrema, una sostanza in grado di allungare la vita, cambiare la percezione di chi né fa uso (doti di preveggenza). Ma è anche essenziale per navigare, usato dalla Gilda Spaziale, che manovra le enormi astronavi per il commercio e la comunicazione in tutti i pianeti dell’impero. La spezia inoltre è usata sia dai Mentat (computer umani) che dalle Bene Gesserit (una sorta di setta religiosa femminile, per scovare la verità, le quali perseguono un unico fine: evolvere la specie umana verso una forma superiore attraverso una selezione genetica, a volte spregiudicata, per giungere allo Kwisatz Haderach “colui che può essere in molti luoghi contemporaneamente”, un essere i cui poteri mentali gli consentono di arrivare a concepire più dimensioni, come quella del tempo e viaggiare mentalmente attraverso di esso).

Dune non appartiene a nessuna casa nobiliare. In seguito viene affidato al Duca Leto Atreides e alla sua famiglia, composta dal figlio quindicenne Paul e dalla sua concubina Lady Jessica.

Lasciato il loro pianeta, Caladan, gli Atreides si rendono conto dell’inospitalità della loro nuova “casa”. Vengono a contato con la popolazione locale, i Fremen, i quali vivono nei sietch e indossano le tute distillanti che permette loro di non sprecare nessuna goccia d’acqua. Ma anche con i Vermi, detti Creatori, che possono raggiungere lunghezze anche di centinaia di metri. Si imbattono nelle tempeste di sabbia, le quali distruggono qualsiasi cosa. Per muoversi e trasportare la spezia appena raccolta, usano gli ornitotteri, particolari velivoli.

Ben presto gli Atreides si rendono conto che c’è un complotto contro di loro: l’Imperatore vuole distruggerli, ma non agendo in prima persona. Usa infatti un “traditore”, il dottore Yueh, il quale a sua volta escogita un piano per uccidere il Barone Harkonnen, nemico giurato degli Atreides.

Entrano in “gioco” vari personaggi, tra cui Liet Kines, il planetologo, custode del segreto dei Fremen. Da anni, infatti, sono impegnati in un processo di profonda trasformazione ecologica del loro pianeta. L’obiettivo è di rendere l’ambiente più accogliente per gli umani.

Paul e Jessica, riescono a salvarsi anche grazie all’aiuto dei Fremen, che li accolgono nella loro tribù. Con il tempo Paul capisce che è lui “il Messia” tanto atteso. Attraverso i suoi poteri di prescienza intravede varie possibilità, tra cui la rivincita degli Atreides sui nemici, ma anche una guerra santa, la jihad, eserciti pronti a seminare il terrore attraverso la galassia inneggiando il suo nome.
Trova un modo per evitare la jihad, sfruttando una tempesta di sabbia e usando le bombe atomiche. Riesce a far arrendere l’Imperatore, minacciandolo di distruggere tutte le basi che contengono il Melange (“colui che distrugge e quello che controlla”). Lo costringe ad abdicare, diventando Paul il nuovo Imperatore e sposando Irulan, sua figlia, solo per convenienza, poiché il suo amore appartiene solo a Chani, una ragazza fremen.   

Questo il resoconto non nel dettaglio del lunghissimo romanzo.
Da esso hanno tratto anche un film omonimo, “Dune” del 1984, regia di David Lynch. Tra gli interpreti troviamo pure Sting, nella parte del nipote del Barone Harkonnen, Linda Hunt, la Hetty di “NCIS Los Angeles”, ma anche Kyle MacLachlan, l’agente speciale dell’FBI in “Twin Peaks” e Dean Stockweel, l’osservatore de “In viaggio nel tempo”.

Varie le tematiche trattate: dall’ecologia, alla politica, alla religione, fino alla psicologia. In più usati molti termini arabi, come jihad, Muad’ib, sietch, che ricordano tanto il deserto.

(by Liny)

Super 8 : un ritorno al passato!

Approfittando della promozione di quest’estate di Cinecity, decidiamo di andare al cinema e vedere finalmente Super 8 (le aspettative per questo film erano molto alte!).

Non potevamo non andare a vederlo, film ambientato negli anni ’80, anni in cui siamo cresciute e per non parlare che da bambine abbiamo guardato e riguardato film dello stesso genere, d’avventura e di fantascienza, dove i protagonisti erano amici adolescenti di provincia. Chi non si ricorda E.T., Explorers o ancora i Goonies? Chi non ha mai immaginato di vedere e diventare amico di un vero extra-terrestre o costruire un “trabicolo” in grado di volare e portare nello spazio? o ancora chi non ha sperato di trovare in una vecchia soffitta (peccato non averla avuta…) una mappa del tesoro tutta impolverata e partire con gli amici alla sua ricerca? Credo tutti, o quasi, almeno per noi è stato così! Ebbene, vedere Super 8 ci ha fatto tornare bambine e sognare di nuovo tutto questo…magari avere uno di quei cubetti grigi che tanto ricordano il cubo di Rubik… a proposito chi ce l’ha ancora? quello nostro dell’epoca ormai è andato distrutto a suon di staccargli gli adesivetti colorati per completarlo… più che un cubo di Rubik è diventato un cubetto nero anonimo, per fortuna da un po’ di tempo li rivendono nei negozi di giocattoli e per il compleanno Liny nè ha ricevuto uno dal suo amico Oty! così ci possiamo dilettare ancora oggi in questo stupendo rompicapo!!

Super 8 da subito ricorda i film di Spielberg, del periodo del cortometraggio Amblin…dalle biciclette come unico mezzo di conoscenza della realtà, il microcosmo della provincia, il conflitto con il padre ecc…per poi esser contaminato man mano da elementi personali, senza rinunciare per esempio ai celebri controluce che provocano i bagliori lenticolari, oppure  la gestione del mistero, infatti J.J. Abrams costella la trama di enigmi esattamente come in Lost, la serie tv di successo di cui è stato co-creatore, senza però creare un rompicapo troppo complicato, anzi la trama risulta lineare e gradevole e anche se alla fine il film risulta prevedibile, ha la sua forza proprio nella semplicità della struttura narrativa.

E’ sì un omaggio al grande Spielberg, ma a tutti gli effetti è un film di puro stile J.J. Abrams. Infatti l’autobiografia è più che evidente, dai primi passi nel cinema con il super 8, ai suoi amici e per non parlare dei nomi della cittadina o dei negozi. Splendide le inquadrature, che non mostrano niente fino alla fine (vedere gli occhi diventare buoni di “questo E.T.”, è stato stupendo… poverino in fin dei conti voleva solo tornare a casa!); bella anche la musica. Molto apprezzato è stato vedere durante i titoli di coda l’intero horror in super 8 girato dai ragazzini durante il film (alla fine del post ve lo potete gustare). Infine non si può non parlare delle straordinarie interpretazioni dei piccoli protagonisti in primo primis quella di Elle Fanning, sorella più piccola di Dakota e dello sconosciuto protagonista maschile Joel Courtney al suo primo film.

(Liny e Smarty)