Alla scoperta di Pordenonelegge 2015

Anche quest’anno a metà settembre nella nostra Regione si è svolto l’importante Festival del Libro, tra presentazioni e incontri con gli autori emergenti e scrittori famosi.
Stiamo parlando di Pordenonelegge.

Per fortuna stavolta siamo riuscite a partecipare, dopo tante rinuncie.
Passate a prendere Annette nel primo pomeriggio, siamo partite: destinazione Pordenone, attraverso il Friuli!
Scese dall’auto, una pioggia scrosciante ci ha preso alla sprovvista, fortunatamente è durata solo 5 minuti, regalandoci uno spettacolare tramonto.
Non sappiamo come, ma abbiamo trovato posto per l’auto proprio dietro il teatro. Pochi passi e siamo arrivate nella piazza principale degli eventi di Pordenonelegge.

Annette inizialmente voleva andare all’incontro con Roberto VecchioniIl mercante di luce“, ma era già tutto esaurito e dell’uomo vestito di rosso non si è vista neanche l’ombra. Peccato. Neanche alla fine siamo riuscite a incrociarlo sob…sarà per un’altra volta.
Ma noi non ci siamo perse d’animo. Dopo aver lasciato Smarty in fila per conoscere Mattia Signorini, le altre sono partite alla volta del palaprovincia per vedere se riuscivamo almeno ad assistere all’incontro con il prof 2.0 Alessandro D’Avenia. Ma anche lì tutto pieno. Fortuna ha voluto che il tempo ha retto e quindi hanno aperto tutti i tendoni permettendo agli sventurati come noi di sentire e vedere lo scrittore che presentava il suo ultimo libro “Ciò che inferno non è“. Abbiamo voluto andarci anche perché lo scorso aprile quando è venuto a Trieste, Liny non è riuscita ad incontrarlo per motivi lavorativi.
Prima di mettersi in fila per autografare la sua copia dell’ultima fatica del prof. Annette e Liny sono andate a recuperare Smarty, che nel frattempo è riuscita a coronare il suo sogno: incontrare Mattia Signorini.

Che dire pomeriggio intriso di emozioni. Ti riempie il cuore e rimani stupita dalla genuinità e semplicità di questi giovani scrittori che con tenacia sono riusciti a farsi conoscere al pubblico.
D’Avenia è rimasto lì ad autografare i libri di tutti, non si è mosso di un centimetro finché tutti i presenti non si sono presentati da lui, per l’ interrogazione. Ebbene sì di questo si tratta: è lui a farti domande, cercando di conoscere meglio i suoi lettori e non tu a porle! Questo è spiazzante per certi versi. In ognuno di noi cerca di catturare qualcosa.

Conosciamo meglio Mattia: è un ragazzo semplice, simpatico, si definisce un tipo “solitario”, ma quando racconta dei suoi personaggi si emoziona a tal punto di esser un chiacchierone. Ha presentato il suo libro assieme all’esordiente Ginevra Lamberti col suo primo romanzo “La questione più che altro“, durante l’incontro “Prima che sia troppo tardi” con Chiara Valerio, al Ridotto del Teatro Verdi.

E’ stata una conferenza divertente, la Valerio incalzava gli autori facendo loro domande sarcastiche, intervallate da altre più serie, spesso mettendoli in difficoltà chiedendo loro di raccontarsi.
Sono passati dalla scelta della copertina agli autori che li hanno influenzati, ai protagonisti dei loro romanzi fino ai personaggi che li rappresentano di più.
La copertina de “Le fragili attese” è una foto scattata da Joel Robinson “I carry it with me”, che ama fare questo tipo di scatti, rappresenta appieno quello che Mattia Signorini cercava, un’immagine senza volto a differenza degli altri suoi romanzi. Si vede una casa, proprio la Pensione Palomar, tenuta in mano da un uomo, uno di provincia. Per Ginevra Lamberti è stata scelta una foto di Margherita Morganti, senza titolo, raffigurante un uomo con in mano le borse della spesa sopra una specie di chiatta.
Gli autori che li hanno influenzati, sono Buzzati, Italo Calvino e Marquez, assieme ad altri autori sudamericani del Realismo magico, per Signorini, il quale ama trovare nelle piccole cose la magia che racchiudono; Dostoevskij, Paolo Nori, Ugo Cornia ed Ermanno Cavazzoni per la Lamberti.
Hanno raccontato dei loro protagonisti quali, in Le fragili attese, la Pensione Palomar con il suo gestore Italo, che ha sotterrato lo scrigno dove ha nascosto il suo dolore per la perdita della sua amata, ma alla fine riaffiora e la vita te lo mette davanti e devi per forza affrontarlo; in La questione più che altro è Gaia.
I personaggi che li rappresentano di più sono per la Lamberti proprio Gaia, molto simile alla sua personalità, quasi un libro autobiografico, in cui viene raccontata l’instabilità e la precarietà lavorativa, gli studi universitari da finire e ritrovi la figura del padre; Signorini invece si ritrova nella personalità di Penepole, bimba che non parla più da quando ha perso la mamma ed Emma che con la sua delicatezza e lentezza tesse il filo delle giornate.
A fine presentazione sono stati disponibilissimi a fermarsi per il firma copie e a scambiare due parole! 

Esperienza sicuramente da ripetere, un’occasione per incontrare i “tuoi” autori! Ci vediamo l’anno prossimo dal 14 al 18 settembre 2016, promesso^^

by Smarty&Liny

 

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Chiacchierando con Alessandro D’Avenia: “Ciò che inferno non è”

Grazie Alessandro D’Avenia per averci regalato un pomeriggio di riflessione e spensieratezza!

Ho avuto la fortuna, invitata dalla mia amica Annina, solita a queste avventure, di partecipare alla presentazione del suo ultimo libro “Ciò che inferno non è” al Teatro Stabile Sloveno di Trieste. Il romanzo racconta l’incontro tra un adolescente, Federico e il suo insegnante di religione padre Pino Puglisi, o 3P, come lo chiamano i suoi studenti. Un incontro che gli cambierà la vita, lo porterà a intraprendere strade nuove, fatte di salite e discese. Quando nel settembre del 1993 padre Pino Puglisi viene ucciso dalla mafia, Federico dovrà prendere una decisione, dovrà difendere “ciò che inferno non è”, con l’amore, come gli ha insegnato 3P. Solo amando si combatte la violenza! Alessandro D’Avenia ha conosciuto alle superiori padre Pino Puglisi, alla notizia della sua morte è rimasto molto colpito, è stato ucciso un uomo che conosceva, che vedeva ogni giorno! Si è trovato davanti la cruda realtà, la violenza, la malvagità, l’orrore della mafia. Ci ha raccontato come sentiva la mafia ancora lontana con la morte del giudice Falcone, avvenuta sull’autostrada che porta a Palermo; guardando la televisione gli è sembrato un film. Invece con la morte del giudice Borsellino si è reso conto che la mafia non era tanto lontana, è entrata in città; ha ancora in mente il tremendo boato che ha sentito nell’estate del 1992. Con la morte di don Pino Puglisi è rimasto tremendamente colpito come la mafia può ammazzare qualsiasi persona risultasse scomoda!

Arrivato con qualche minuto di ritardo e gli do ragione, dopo aver fatto due passi sul “Sentiero del Rilke”, che da Sistiana porta al Castello di Duino, passeggiata che si affaccia sul mare del golfo di Trieste. Da subito è entrato in simpatia col pubblico facendoci sorridere con una battuta sul perché ci siamo rinchiusi in un teatro e non a goderci il primo sole di Primavera. Un numeroso pubblico perlopiù giovani, studenti triestini e non.

Qui sotto vi lascio alcuni miei appunti personali dei suoi “ricordi” e riflessioni. Li ho presi, così, di getto durante la chiaccherata:

…Al centro del libro c’è la città di Palermo, che è la sua città. Una città in cui tutto è incerto e proprio per questo motivo tutto è più vero. Una città che è “tutto porto” e “spasimo”, citando le due parti in cui è diviso il romanzo: per chi arriva è tutto porto, ma per chi è nato è tutta una partenza, è un desiderio di fuga. Questa sensazione la prova ogni persona che è nata in una città di mare, la quale si fa una promessa di infinito, ma poi si rende conto che c’è un limite; la stessa sensazione la prova anche un’adolescente, vede davanti a se tutta la vita; come in Primavera le gemme esplodono, mentre prima restano chiuse chiuse finchè non nascono e mostrano la loro bellezza!

…I giovani si rendono conto che hanno davanti tutta la vita, la promessa dell’infinito. Proprio la parola “adolescenza” deriva da Ad-tensione e Olescenza-pienezza, difatti in quella fase della vita ti rendi conto che puoi avere tutto e sei in tensione.

 …Dobbiamo farci una promessa: la nostra anima, il nostro cuore, la nostra testa devono essere felici. Siamo unici. Troveremo la pienezza grazie ai nostri limiti, difatti troviamo il coraggio di affrontare la vita quando siamo soli a superare i nostri limiti, paure, insicurezze: hai sicurezza in te quando non hai sofferto, se hai vissuto sofferenze ti senti insicuro.

 …Dal latino, “Adsum” – esser presente, coraggioso; “Abest” – non c’è, è lontano

 …Siamo in cerca della completezza. Devi sorridere per ampliare la vita: dobbiamo scegliere bene dove guardiamo, chi guardiamo, a chi dedichiamo il nostro tempo, tempo che non torna più.

 …Farsi tante domande, le risposte arriveranno. Dobbiamo esser curiosi, proprio la parola “curiosità” deriva da prenderci cura; dobbiamo trovare un interesse per stare bene. Tutto è Bellezza.

 …Nell’Odissea: i primi libri parlano proprio di un adolescente, di Telemaco (da Tele-da lontano e Maco-combattere; colui che combatte da lontano), gli Dei che non si presentano mai di persona, ma sotto altre vesti, lo incoraggiano a cercare Odisseo/Ulisse, suo padre. Trova il coraggio dentro di se e parte …alla fine assieme conquistano Troia.

Cita poi alcuni autori:

Ginsberg, il poeta de “L’Urlo”

Emily Dickinson, “Non conosciamo mai la nostra altezza, finchè non siamo chiamato ad alzarci “

Rilke – Lettere a un giovane poeta

Dostoevskij – Demoni

Raffaello

Shakespeare

Leopardi, “Nelle tele dei pittori c’è quello che non abbiamo visto”

Alla fine dell’incontro è stato disponibilissimo. Oltre a firmare una copia dei libri che avevamo con noi, con ciascuno si è soffermato a parlare un po’. Quello che mi ha colpito, sorpreso, era che lui ci faceva le domande e non viceversa. Voleva sapere quello che faccio nella vita, le nostre esperienze.

Non smetterò di dirti grazie, tutto questo mi ha arricchito.

by Smarty