Cristicchi presenta Il Secondo Figlio di Dio, storia di David Lazzaretti

Cristicchi all’Antico Caffè San Marco

Lo scorso sabato mattina, all’Antico Caffè San Marco di Trieste, Simone Cristicchi ha presentato il suo libro Il secondo figlio di Dio – Vita, morte e misteri di David Lazzaretti, l’ultimo eretico.
Cristicchi con questo libro vuole raccontare la storia di Lazzaretti, il quale era considerato un falso profeta. In realtà però la sua vita può essere considerata la vita di un santo cristiano, che si è sacrificato per salvare il popolo.
Il suo Pensiero infatti è stata la sua Arma ed è riuscito a cambiare la coscienza delle persone.
Per la Chiesa era un eretico, per lo Stato un sovversivo, per la Scienza un pazzo, per il popolo un Santo. Ognuno vede in Lazzaretti quello che gli fa più comodo, qualcuno un rivoluzionario altri un martire.
 
Cristicchi ha la capacità di farti scoprire storie dimenticate. E’ come un antiquario che da nuovamente vita a un mobile, restaurandolo. Lui lo fa con le Storie: è un Restauratore di Memorie.
Da voce a storie invisibili attraverso il Teatro.
Durante l’incontro ci racconta che spesso va per mercatini in cerca di oggetti che non interessano più a nessuno (ha una cantina piena di “cianfrusaglie”). Questa sua ricerca è iniziata già quand’era bambino, a Porta Portese.
La partecipazione a Sanremo con la canzone Ti regalerò una rosa lo ha fatto conoscere al grande pubblico. E’ stata la canzone che è andata a trovarlo, ed è stato un momento unico, non ripetibile.
Considera il suo “secondo debutto” Magazzino 18. Ha voluto portare in teatro un pezzo di storia che non tutti conoscevano. Quando ha visitato il Magazzino 18, in Porto Vecchio a Trieste, dove sono ammassate le masserizie degli esuli  si è creata un’alchimia indescrivibile. Era come se tutti quegli oggetti gli parlassero.
Ecco il suo modo di far Teatro.
 
La stessa cosa è successa con David Lazzaretti, dopo aver visitato il Monte Labbro. Lassù ci sono ancora i resti della torre e della comunità che Lazzaretti fondò. C’è ancora la Croce con due C contrapposte  )+(
Con questo simbolo vuole rappresentare l’equilibrio tra lo Spirito e la Materia.
Su quel monte, vicinissimi al cielo, ci si sente davvero vicini al Divino. La notte quando scende il buio si assiste al concerto dell’Universo. Lì si scopre il “libro” della Natura.
Cristicchi ancora una volta ha deciso di seguire il suo istinto e ha portato in scena questo personaggio, che ha un  messaggio di pace universale da trasmettere. Un messaggio di cui abbiamo bisogno, oggi più di ieri.
 
Per lo spettacolo teatrale, ha fatto una scelta particolare delle musiche. Sono affidate al violoncello che ricorda la musica classica, rappresenta la Santità, il Divino e alla fisarmonica, ovvero la musica di osteria, che rappresenta la tradizione, il popolo, il basso.
by Smarty&Liny
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Undicesimo comandamento: Non dimenticare!

E pensare che per cinque anni, nel tragitto che l’autobus 765 faceva per portarmi al Liceo, c’era una fermata. Vicino ad essa c’era un cartello, una targa con su scritto “Quartiere Giuliano Dalmata”. Ogni volta che ci passavo davanti, lo  leggevo, e nella mia ignoranza mi chiedevo: “Ma questo signor Giuliano Dalmata, chi era?”

Magazzino 18 – “Musical culturale” per far conoscere un po’ al resto d’Italia, l’esodo biblico istriano-giuliano-dalmata avvenuto dopo la seconda guerra mondiale.
Regia di Antonio Calenda. Scritto da Simone Cristicchi e Jan BernasMusiche e canzoni inedite di  Cristicchi.
Ha debuttato al teatro Rossetti di Trieste (primo spettacolo in cartellone). Ora andrà in scena oltre che nel resto d’Italia, anche in Istria.

E’ il 1947 quando l’Istria e Fiume vengono annesse alla Jugoslavia, Così stabilisce il Trattato di pace di Parigi. A questo punto moltissimi italiani e qualche croato e sloveno antititino, devono andarsene, abbandonando i luoghi di residenza e le relative proprietà. Altrimenti si sarebbero ritrovati in territori non più italiani, sotto una forma di governo repressiva, con il rischio di rimanere anche apolide. Inizia così una delle pagine più drammatiche della Storia del Novecento. Per tanti anni tutto questo è stato sepolto, dimenticato. Non “dimentichiamo” anche la tragica vicenda delle foibe, la pulizia etnica perpetuata da Tito per risolvere il problema della maggioranza della popolazione italiana per il possesso delle terre dell’Adriatico orientale e imporre così un regime dittatoriale di stampo comunista. Per non parlare delle rappresaglie avvenute da entrambe i fronti. Come sempre le guerre portano rancori, questioni sospese.

Solo noi, qui, che viviamo in queste terre di confine sappiamo. Bene o male ognuno di noi ha in famiglia, tra i parenti vicini/lontani una persona esule o sparita nel nulla o come si diceva “non el xe più, i lo ga ciolto”.
…e i cognomi che venivano cambiati da un giorno all’altro, italianizzandoli o meno.

Grande il merito quindi a Cristicchi per aver avuto il coraggio di raccontare all’Italia questa triste Storia, dimenticata per troppo tempo, che ha come luogo simbolo, appunto, il “Magazzino 18”, nel porto Vecchio di Trieste, dove sono accattaste le masserizie di tutti quegli italiani che hanno intrapreso l’esodo. Oggetti ormai dimenticati, che aspettano da più di sessant’anni che il loro proprietario li venga a prendere. Oggetti che sono diventati soggetti.

Protagonista dello spettacolo, è un archivista romano, Persichetti, spedito a Trieste, con il compito di fare l’inventario. Man mano che trascorre il tempo, diventa sempre più consapevole di questa Storia, poco conosciuta, forse perché scomoda. A fargli compagnia c’è lo “Spirito delle Masserizie”, che gli racconta quello che è avvenuto.

Ecco che Simone impersona vari personaggi: chi vuole andarsene, chi vuole rimanere. Assieme a lui, c’è un coro di 40 bambini che assieme alla FVG Mitteleuropa Orchestra, diretta da Valter Sivilotti, lo accompagnano nell’esecuzione delle musiche.

“Ecco perché quella che nel resto d’Italia viene festeggiata come la “Liberazione”, in questa parte d’Italia prende le sembianze di una vera e propria occupazione!”

E’ il primo maggio 1945.

Particolarmente toccante la canzone “Dentro la buca”, che racconta con verità agghiacciante l’uccisione di migliaia di persone, gettate nelle foibe. La strage dimenticata di Vergarolla, l’attentato forse il più devastante mai accaduto in territorio italiano, dove sulla spiaggia hanno perso la vita tanti bambini. E’ il 18 agosto 1946.
Momento toccante, quando ci racconta la storia della piccola Marinella, morta di freddo in tenerissima età nel campo profughi di Padriciano. Era l’8 febbraio del ’56.

Tutto questo raccontato con maestria, sensibilità, senza prendere mai la parte di una delle due fazioni.

Siamo partiti in un giorno di pioggia
cacciati via dalla nostra terra
che un tempo si chiamava Italia
e uscì sconfitta dalla guerra

Tracce di gente spazzata via
da un uragano del destino
quel che rimane di un esodo
ora riposa in questo magazzino

E siamo scesi dalla nave bianca
i bambini, le donne e gli anziani
ci chiamavano fascisti
eravamo solo italiani

Italiani dimenticati
in qualche angolo della memoria
come una pagina strappata
dal grande libro della storia

…dalla canzone “Magazzino 18”, che nella Smorfia significa “Il Sangue”.

(by Smarty&Liny)

I Nostri Angeli 2013

Decima edizione del Premio giornalistico internazionale Luccheta, svolto il 3 luglio scorso al Politeama Rossetti di Trieste, presentata da Franco Di Mare e Barbara Carfagna, con vari ospiti saliti sul palco, tra una premiazione e l’altra. Serata dedicata alla triestina d’adozione Margherita Hack (presente alla manifestazione del 2011, assieme a Taddia), che ci ha lasciati qualche giorno fa.

Spettacolo iniziato con il Coro dell’Associazione “StarTs Lab”, che interpretano magnificamente We are the World di Michael Jackson. Poi è la volta di Antonio di Maggio, vincitore del Sanremo Giovani, di Elhaida Dani, vincitrice della prima edizione di “The Voice Italia”, di Simone Cristicchi, che ha cantato Magazzino 18, presentata a Sanremo e a chiuso la serata con Ti regalerò una rosa. Canzoni che raccontano tematiche tanto sentite e vicine ai triestini. Infine il grande Sebastiano Somma, che ha letto un’estratto dell’articolo di Mian pubblicato su Io Donna, “India, la strage segreta delle bambine” del 5 novembre scorso.

 

Di seguito i vari premiati:

  Premio Alessandro Ota per il miglior reportage giornalistico trasmesso da un’emittente europea a  Jean-Sébastien Desbordes, giornalista e filmmaker, per aver raccontato la storia di Sacha, ragazzino di 13 anni, affetto dalla sindrome di William Beurendal con la straordinaria passione per i treni;

  Premio Dario D’Angelo per il miglior articolo pubblicato su un quotidiano o un periodico europeo, non italiano a Richard Lloyd Parry, corrispondente di “The Times” a Tokyo, per aver raccontato del massacro nascosto in Birmania ad opera dei buddisti Rakhines nei confronti dei musulmani Rohingya;

  Premio Miran Hrovatin per la miglior fotografia pubblicata su un periodico o quotidiano internazionale a Marco Gualazzini, per la foto sull’Espresso dove racconta la desolazione nel campo profughi di Kanyaruchinya, nel Congo, dilaniato dalla guerra;

  Premio Marco Luchetta-Sezione Tv a Ian Pannell, giornalista della BBC autore di un reportage sui siriani;

  Premio Marco Luchetta-Sezione quotidiani e periodici a Marzio G. Mian per l’articolo pubblicato su “Io Donna”, dove racconta l’infanticidio di bambine nell’India.

Infine il Premio FriulAdria “Testimoni della Storia” al Grande Giovanni Floris.

(by Liny&Smarty)