Cecità : 8°incontro

Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono

La lucerna del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è sano allora il tuo corpo è tutto nella luce, ma se è malato anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada che la luce che è in te non sia tenebra. –  Luca 11: 34-36

L’ottavo incontro del gruppo di lettura ha visto come protagonista indiscusso il romanzo di José Saramago (premio nobel per la letteratura portoghese), Cecità. Più che un romanzo, si può definirlo un saggio. Infatti il titolo in lingua originale  del libro è  Ensaio sobre a Cegueira, ovvero Saggio sulla Cecità. La parola saggio  è stata tolta, in modo da raggiungere più lettori possibili, altrimenti sarebbe risultata a prima vista una lettura difficile, per i più.
Di questo libro c’è una specie di seguito, che ancora non ho avuto il piacere di leggere e si intitola Saggio sulla lucitidà. In esso ritroviamo più di un personaggio.

Da questo libro è stato tratto anche un film del 2008, dal titolo omonimo, Cecità (Blindness), con la bravissima Julianne Moore ad interpretare e dar voce alla coraggiosa moglie del medico.

In questo libro c’è uno stile particolare: assenza di dei due punti per indicare l’inizio di un dialogo tra i protagonisti. Al loro posto viene usata la virgola. inoltre i protagonisti non hanno nome proprio. Tutti sono chiamati in modo impersonale: la moglie del medico, il medico, la ragazza dagli occhiali scuri, il vecchio con la benda,e il ragazzino strabico e così via.

Leggendo questo libro, si ha fin dalle prime pagine un senso di inquietudine, di disorientamento. Se succedesse veramente quello descritto da Saramago? Da un momento all’altro tutti diventassimo cechi? La vita di tutti i giorni, le dinamiche che si verrebbero a creare, andrebbe proprio così? Io credo proprio di si. Bisognerebbe ricominciare da capo. Ricominciare ed imparare a “muoversi” nel mondo con un senso in meno (quindi passare da 5 a 4).
Sarebbe una sorta di “riprogrammazione” dell’intera Umanità.
All’inizio, quando ancora non si sa la causa, non si sa come si viene contagiati, è normale che scoppi il panico tra la popolazione. Infatti nessuno sa cosa fare, come comportarsi. Il disorientamento è la prima sensazione che si prova.
Poi quando ci si rende conto che pian piano tutti o quasi stanno diventando cechi, inizia un senso di consapevolezza, di accettazione di questa drammatica situazione. Forse non si può ritornare indietro, ritornare a ricquistare la vista, quindi bisogna convivere con questa specie di malattia.
Ma è davvero una malattia? oppure è una questione di volontà incondizionata di non “vedere”, di non voler vedere perché ormai indifferenti a tutto e a tutti? L’anima di molti è come se fosse diventata cieca.

In alcune parti mi ha ricordato Il deserto dei tartari di Buzzati, l’attesa, l’aspettare che succedesse qualcosa. Ma anche Il signore delle Mosche di Golding, quando ormai nelle città tutti si comportavano come selvaggi, quando la gente non si comportava più civilmente, tornando ad uno stato quasi primitivo, dove prevale il più forte che è anche il più delle volte cattivo, crudele. Dove ogniuno pensa per se, a salvare la propria vita. Tutti tranne la moglie del medico.

Toccante il passo dove la moglie del medico incontra un cane, arrivato dal nulla per asciugare le lacrime di noi uomini, ormai allo sbando, guidandoci verso la Salvezza.

(Liny)

Il deserto dei tartari : 1°incontro

Primo post per il primo libro scelto al neo Gruppo di Lettura (GdL) cui faccio orgogliosamente parte. Dico orgogliosamente perché era da un po’ che avevo questa idea che mi girava per la testa ma che ancora non ero riuscita a realizzare. Quando un pomeriggio di qualche settimana fa degli amici/colleghi mi progongo questa loro bella iniziativa naturalmente non ho potuto dire di no!

Il primo libro che è stato proposto e già lo si intuisce dal titolo del post, è Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Autore di cui non ho mai letto nulla, quindi per me è stato tutto nuovo. Trovato il libro, inizio a leggerlo ogni sera prima di dormire. Cerco di darmi delle scadenze per riuscire a finirlo in tempo prima del primo incontro, visto che comunque nel frattempo stavo già leggendo un’altro libro (Il discorso del Re di Mark Logue e Peter Conradi, che ora ho prestato a Ella).

Trama? Il libro parla di un soldato, Giovanni Drogo, che diventato tenente viene inviato alla Fortezza Bastiani, un luogo ormai dimenticato da tutto e da tutti, che proteggeva la frontiera a Nord, dove c’era un deserto, il deserto dei Tartari. All’inizio Giovanni vuole rimanere meno possibile in quel posto isolato, per paura di sprecare i suoi anni giovanili, poi vi rimane, affascinato, intrappolato come tutti (o quasi) quelli che lo hanno preceduto…si fa prendere dalla mania (<<Tutte queste cose erano ormai diventate sue e lasciarle gli avrebbe causato pena.>>)…nella speranza che “il grande giorno” arrivi, ovvero che dal deserto del Nord giunga la fortuna, l’avventura, l’ora miracolosa che almeno una volta tocca ciascuno, facendolo diventare eroe. Aspetta invano giorni, che diventano settimane, poi mesi, addirittura anni finchè…è qui mi fermo per non rovinare la sorpresa a chi il libro ancora non lo ha letto.

Le mie impressioni? Come capita anche a me, Giovanni ha paura delle “novità”, delle cose nuove, che non conosce. Per esempio, quando si cambia luogo di lavoro, è naturale sentirsi spaesati. Poi con il tempo tutto diventa quotidiano, monotono. Ma non sempre monotonia è sinonimo di noia, anzi è quasi una sicurezza. Così è successo a Drogo, le mura della Fortezza erano per lui diventate la sua nuova casa e il mondo che ha lasciato ormai è diventato estraneo. Ma lassù si sente solo. Unico amico e confidente è il capitano Ortis che ha conosciuto durante il viaggio, il primo giorno, verso la Fortezza. Entrambi erano li li per diventare eroi, visto che la guerra alla fine è arrivata, ma per motivi diversi non l’hanno potuta combattere…possono comunque considerarsi eroi e se leggerete il libro capirete perché.

Vi lascio con alcuni passi tratti dal libro:

<<Gli pareva, la Fortezza, uno di quei mondi sconosciuti a cui mai aveva pensato sul serio di poter appartenere, non perché gli sembrassero odiosi, ma perché infinitamente lontani dalla sua solita vita – tutto là dentro era una rinuncia, ma per chi, per quale misterioso bene? – …adesso si capiva sul serio che cosa fosse solitudine… – …il silenzio assoluto pareva incontrastato signore della Fortezza – …proprio quella notte cominciava per lui l’irreparabile fuga del tempo – Non si era dunque aspettato invano, gli anni non erano stati sprecati, la vecchia Fortezza, dopo tutto, sarebbe servita a qualche cosa – Lui ha saputo morire al momento giusto…un’eroe…non si è nati tutti per fare gli eroi – …è primavera, in ogniuno dei suoi frammenti ancora si sveglia un palpito di vita – …queste mura sembravano custodire per lui un severo ma invidiabile destino – Ma è pur sempre un’altra pagina consumata, signor tenente, una porzione di vita… – …il mondo viveva dunque senza alcun bisogno di Giovanni Drogo…straniero girò per la città…quella non era più la sua vita, lui aveva preso un’altra strada… – S’illude di una gloriosa rivincita a lunga scadenza, crede di avere ancora un’immensità di tempo disponibile…e se avesse veramente sbagliato? se lui fosse un uomo comune, a cui per diritto non tocca che un mediocre destino? – Che vita noiosa adesso…eppure un residuo di incanto…un mistero si ostinava lassù… – Il tempo si era messo a correre sempre più veloce… – Capì Drogo come un’intera generazione si fosse in quel frattempo esaurita… – …certezza che il buono della vita fosse ancora da cominciare… – …la via di Drogo volgendo così all’ultimo termine…era solo al mondo, e fuor che lui stesso nessun altro lo amava – Proprio allora dai fondali recessi uscì limpido e tremendo un nuovo pensiero: la morte – Nulla è più difficile che morire in un paese estraneo ed ignoto…>>

Prossimo libro? Il Dio delle piccole cose di Arundhati Roy!

(by Liny)