Fantascienza secondo Bradbury

Questo post dovevo pubblicarlo tanto tempo fa, subito dopo aver finito di leggere Cronache Marziane e Fahrenheit 451. Non so perchè sia rimasto nelle bozze, dimenticato da tutto e da tutti, per tutti questi mesi. Mi sono ricordata di aver scritto qualcosa in merito a Bradbury, solo dopo aver risposto correttamente al trivia proposto questo mese prima dell’incontro con il consueto gruppo di lettura. Il quesito era il seguente : a quanti gradi brucia la carta? quale sarà mai la risposta corretta 😀
In ogni caso, ora dopo aver letto, corretto, aggiunto e tolto cose è pronto!

Finalmente mi son decisa a leggere Fahrenheit 451. Il film l’avevo già visto, anni fa, ma a spezzoni e ora che ho letto il libro lo vedo sotto un’altra luce: prima mi sembrava un po’ tutto confusionario, con i pompieri che invece di spegnere incendi, li fanno divampare; le persone che parlano alle pareti di casa …ect. Ora invece tutto ha un senso.
Perché i pompieri appiccano il fuoco? Per bruciare i libri o qualsiasi cosa scritta. Tutto questo per non permettere alla gente di pensare, così vuole il Governo, controllare, manipolare le persone, far si che non pensino più. La cultura deve essere elimininata, è facile governare una popolazione ignorante. Infatti cosa serve saper a memoria poesie o citare pezzetti di romanzi? Secondo loro non serve a nulla, solo a riempirti la mente di stupidaggini e basta! Invece si sbaglia, la lettura aiuta ad aprire la mente, per renderla vivace, elastica. Tema direi molto attuale, ancora oggi. Ray ci aveva visto giusto già all’epoca, negli anni ’50.
Il protagonista è Guy Montan che con il suo fidato elmetto n.451, compie diligentemente il suo lavoro di “pompiere”, finché un giorno, tornando a casa come sempre soddisfatto, incontra Clarisse, una giovane ragazza, che gli stravolge la vita, insinua in lui un “tarlo”, un “dubbio”. Sta facendo la cosa giusta? E’ corretto distruggere tutti quei libri? Senza la lettura,  si è veramente più felici?
Decisamente no. Leggendo si ha la possibilità di viaggiare in posti lontani che magari non abbiamo la possibilità di vedere realmente, viaggi anche nel tempo, sia nel passato che nel futuro. Scoprire mondi e culture diversi dai nostri. I libri sono una ricchezza, da salvaguardare.  Per me che lavoro in una biblioteca, andare a lavorare non è un sacrificio, ma un Privilegio!

Altro libro di Bradbury che ho letto, sulla scia dell’entusiasmo del primo è Cronache Marziane, raccolta di racconti, con protagonista il pianeta rosso e la sua ipotetica “conquista”. Scritto davvero bene. In qualche passo qua e là dei vari racconti, parla di nuovo di una società dove tutti i libri vengono bruciati. Nei racconti viene fuori la grande immaginazione visionaria dello scrittore. Potrebbe esser reale che prima o poi riusciremo ad andare su Marte. Come ci comporteremo con l’eventuale vita locale? Sarà ostile? La “colonizzazione” sarà rispettosa? Una risposta a ciascuna di queste domande la troverete leggendo il libro!

Alla prossima

(by Liny)

 

Un giorno questo dolore ti sarà utile : 5°incontro

E poi? e poi come continua la vita di James? cosa fa, dove va, cosa pensa? …son queste le domande che mi son venute alla mente quando ho finito di legger il libro di Cameron, da cui è stato tratto anche un film che su consiglio di Ally, ora potrò vedere. Infatti mi ha “severamente” vietato di guardarlo, prima dovevo finire di legger il libro! Come in quasi tutte le trasposizione cinematografica la storia viene un po’ stravolta. Speravo di riuscire a vederlo al Giardino Pubblico, dove ogni estate fanno un apprezzatissimo Cinema Estivo, ma mi sa che me lo sono perso. Mi toccherà aspettare di vederlo in tv, quando lo fanno passare su Sky.

L’ultima volta che avevo dovuto affrontare una situazione simile era stato a scuola di vela, a dodici anni. Era l’estate in cui i miei avevano divorziato e ci avevano spedito entrambi, Gillian e me,  fuori dai piedi…ero stato esiliato a Cape Cod…ho scoperto dopo che Camp Zephyr non era neppure una normale scuola di vela, ma quel genere di posti pubblicizzati sulle ultime pagine dei giornali dove si cerca di raddrizzare gli adolescenti gravemente problematici grazie alle meraviglie del lavoro manuale e della natura. Anche il motto del campo era sinistro:  – Sii forte e paziente; un giorno questo dolore ti sarà utile -.

James ha un rapporto davvero particolare con la nonna, Nanette: le può raccontare tutto, lei lo capisce, lo ascolta, lo considera.
Il cane di James, mi ha ricordato tanto il mio Pisolo. Anche io, pure noi tutti in famiglia, parliamo con lui. Infatti siamo convinti che anche lui come Mirò pensa di essere un non-cane. E’ intelligente, sa dare un significato a tantissime parole e ragiona. Un giorno tornando a casa, non è venuto a salutarmi come fa di solito, l’ho trovato nella vasca da bagno perché stava poco bene: in pratica ha fatto un pensiero logico – “per non sporcare in giro per casa, è meglio che me ne stia buonino buonino qui in attesa che torni qualcuno” – forte no?

La galleria d’arte dove lavora (che è di proprietà della madre) mi ha tanto ricordato la biblioteca dove lavoro. Si è sempre  in attesa di visitatori/utenti. Ci sono tante similitudini. Gente più o meno strana che viene, facendoti domande più o meno sensate. Intanto che aspetti fai dei lavoretti interni. D’estate poi c’è inevitabilmente meno gente, è tutto si “dilata”.

Mi sono in più punti rispecchiata nel carattere di James: anche io sono un po’ taciturna, non parlo sempre, non ho l’esigenza di parlare sempre e comunque. Per esempio quando sono in turno con un collega, non vedo perché bisogna far conversazione in continuazione.
Una differenza che ho trovato con James è che prendo la vita con piu entusiasmo, o per lo meno cerco di trovare sempre il lato positivo delle cose, anche se molte volte è davvero difficile.
Anche io ho paura dei cambiamenti: ogni volta che si finiva un ciclo di studi e si passava alla fase successiva, era un po’ un trauma (ambienti nuovi, prof nuovi, compagni di studi nuovi). Tutto era complicato all’inizio, a me piace la quotidianità, mi piace sapere quello che mi aspetta, il nuovo un po’ mi spaventa, credo comunque sia una sensazione comune un po’ a tutti. E non credo che per questo bisogna riccorere allo psicoterapeuta – La paura rende vive le persone – come dice Orlando Serra/Simone Gandolfo in Ris Roma 3.

Anche io vorrei vivere in una casa di campagna/montagna, lontano dalla caotica città. Pensate da piccolina, quando andavo alle elementari e mi facevano la famosa domanda “Cosa vorresti fare da grande?” io rispondevo sempre la contadina!!

…non sarà un’esperienza sprecata. A volte anche le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti…godersi i momenti felici è facile, Non che la felicità sia necessariamente semplice. Io non credo, però che la tua vita sarà così, e sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono – un dono crudele, ma pur sempre un dono.

Verissimo quello che dice a proposito delle persone che non conosciamo, incontriate per strada, bus, negozi, manifestazioni. Di loro conosciamo solo la punta di una piramide/iceberg. Una cosa che mi piace tantissimo è sedermi su una panchina è osservare quello che avviene intorno a me, starei delle ore a guardar la gente che passeggia, immaginando dove vanno, cosa hanno lasciato, cosa troveranno.

Dopo aver letto questo libro, sicuramente leggerò anche gli altri di Cameron, mi piace scoprire cosa ha da raccontare, mi piace il suo modo di scrivere, semplice, ha la capacità di farti “vedere” quello che stai leggendo.

(by Liny)

AGGIORNAMENTO:

Sabato scorso son riuscita finalmente a vedere il film (su sky primafila). Impressioni? contrastanti. Mi è piaciuto per alcuni versi, per altri no. Sicuramente meglio il libro. Leggendolo si colgono tante sfumature, che inevitabilmente il film taglia. Una cosa che non dovevano fare è render più simpatica la terapeuta, nel film diventa quasi una amica, mentre nel libro era l’opposto: James la detestava. Hanno invece colto bene il disagio che prova il protagonista nel stare con i suoi coetanei, quello si. Bellissima e toccante la colonna sonora, di Elisa 😉 e dolcissimo il piccolo Mirò, che tanto assomiglia al mio Pisolo. Comunque in linea definitiva non male: a proposito avrei reagito nella stessa maniera di James, quando visita la villetta che vuole comprare. Toccante alla fine, ma non dico di più…

Queneau e la sua Zazie…

E dopo mesi di attesa, finalmente son riuscita a prendere in prestito dalla biblio Zazie nel metrò di Queneau. Dopo proroghe su proroghe, l’ho prenotato! L’ho finito di leggere in una settimana, scritto in modo davvero particolare, usando parole come Macchiffastapuzza, Zittoquellà e tante altre. Come ha detto Barthes, Raymond è in continua lotta con la letteratura.

Zazie fissata con il metrò, che assolutamente deve vedere, durante i due giorni che trascorrerà con lo zio Gabriel, un omone che va in giro con un fazzoletto tutto profumato, nella Parigi anni ’50. Non ci riuscirà per via dello sciopero degli addetti alle pinze perforatrici. Ci riuscirà alla fine del romanzo, ma non se nè accorge, ormai addormentata dopo i due giorni in cui le capiterà di tutti i colori, infatti una volta fuggita dalla casa dello zio, incontrerà vari personaggi stravaganti, dal flic in continua trasformazione, ad una vedova snob, fino ad incontrare un gruppo di turisti inglesi, che “cadono letteralmente ai piedi” di zio Gabriel, ammirandolo in tutto, per non parlare del calzolaio, del tassimetrista, la dolce Marceline, alla Mado-piedipiatti, Turandot e Laverdure, un simpatico pappagallo che non fa altro che dire “chiacchieri, chiacchieri, non sai fare altro”…mentre Zazie ragazzina ribelle, con un linguaggio non adatto alla sua età, ogni cosa che dice è …mon cul di qua e  uno di là. Sempre a ridicolizzare l’adulto, a non prenderlo mai sul serio perché ad ogni domanda che fa non riceve una risposta. Sembra quasi che questa Zazie non esista. Dal romanzo ne hanno tratto anche un film.

Zazie, se vuoi vedere davvero gli Invalidi e la tomba di Napoleone, ti ci accompagnerò…Napoleone…mon cul. Non m’interessa niente, quello sgonfione, con quel suo cappello da fesso. Che cosa ti interessa, allora? Il metrò!

La verità! Come se tu sapessi che cos’è. Come se qualcuno al mondo sapesse cos’è. Tutta questa roba, tutto questo, una bidonata, il Panteon, gli Invalidi, la caserma di Reuilly, il tabaccaio dell’angolo, tutto. Sì, una bidonata.

L’essere o il nulla, ecco il problema. Salire, scendere, andare, venire; tanto fa l’uomo che alla fine sparisce. Un tassi lo reca, un metrò lo porta via, la torre non ci bada, e il Panteon neppure. Parigi è solo un  sogno, Gabriel è solo un’ombra (incantevole), Zazie il sogno d’un’ombra (o di un incubo) e tutta questa storia il sogno di un sogno, l’ombra di un’ombra, poco più di un delirio scritto a macchina da un romanziere idiota (oh! mi scusi). Laggiù, oltre, un po’ oltre, Place de la Republique, si accatastano le tombe dei parigini che furono, che salirono e scesero scale, andarono e vennero per le vie e tanto fecero che alla fine sparirono. Un forcipe li introdusse, un carro funebre li porta via e la torre si arrugginisce e il Panteon si screpola più presto di quanto le ossa dei morti fin troppo presenti non si dissolvano nell’humus della città tutto impregnato di affanni. Ma sono vivo, io, e qui s’arresta la mia scienza perché del tassìmane sparito nel suo trespolo a tassametro o di mia nipote sospesa a trecento metri nell’atmosfera o della mia sposa, la dolce Marceline, rimasta presso il focolare domestico, in questo preciso momento io non so, e qui non so, se no questo, endecasillabicamente: eccoli quasi morti perché assenti. Ma che veggo oltre le crespute cucuzze della brava gente che mi circonda?

Perché –  diceva – perché non si dovrebbe sopportare la vita quando basta un nulla per togliervela? Un nulla la mena, un nulla l’emana, un nulla la mina, un nulla l’allontana. Chi altrimenti sopporterebbe i colpi della sorte e le umiliazioni d’una bella carriera, gli imbrogli dei droghieri, le tariffe dei macellai, l’acqua dei lattai, i nervi dei genitori, le furie dei professori, gli strilli dei sergenti, la turpitudine degli assicuratori, i gemiti degli assassinati, il silenzio degli spazi infiniti, l’odore dei cavolfiori o la passività dei cavalli di legno, se non si sapesse che la malvagia e  proliferante condotta  di poche infime cellulo o la traiettoria di una pallottola tracciata da un anonimo involontario irresponsabile potrebbe venire inopinatamente a far sì che tutti quegli affanni svaporassero nell’azzurro del cielo? Io che vi parlo, molto spesso ho ponzato su talpe della vostra razza le mie cosce naturalmente assai pilose, devo pur dirlo, ma professionalmente depilate. Aggiungo che, se ne esprimete il desiderio, ad uno spettacolo simile potrete assistere fin da questa sera.

(by Liny)

Il dio delle piccole cose : 2°incontro

Il secondo libro scelto per il neogruppo di lettura è “Il dio delle piccole cose” di Arundhati Roy, un libro che nonostante le prime pagine un po’ difficili da leggere, è davvero bello (più di uno di noi infatti si è “arenato” alla pagina 30). C’è chi come me lo ha letto pian pianino, poche pagine al giorno, capitolo dopo capitolo, e chi invece superata la fatidica pagina 30, l’ha letto tutto d’un fiato.

Ambientato alla fine degli anni 60, in India, con protagonisti due gemellini, Estha e Rahel, e la loro mamma, Ammu. Questi due bimbi sono “speciali”, sentono quello che prova l’altro…un po’ come Smarty ed io, infatti siamo gemelle pure noi. Da bambine, quando ancora non sapevamo parlare, bastava uno sguardo e ci capivamo al volo, inoltre avevamo tutto un nostro linguaggio. Più di una volta ci è capitato di sentire che l’altra ci doveva dirci qualcosa, oppure come alle elementari un giorno di punto in bianco ho detto alla maestra che dovevo andare assolutamente da Smarty, perché le era successo qualcosa…infatti era caduta.

Tornando al libro, i gemellini e la loro mamma, una volta separata dal marito alcolizzato, fa ritorno a casa dei genitori. Però nella società indiana delle caste, una donna separata non ha più una posizione sociale. Più di una volta il fratello di Ammu, Chacko fa pesare questa situazione ai tre dicendo loro che ha tre macine appesse al suo collo. La loro vita non è facile, anche grazie al contributo della odiosa Baby Kochamma, che considera i gemelli “figli di Satana” solo per il fatto che sanno leggere al contrario (bé io so scrivere al contrario…). Estha e Rahel impararano, purtroppo sulla loro pelle, che la Storia pone le sue condizioni. Infatti tutto cambia con l’arrivo della cuginetta inglese, Sophie Mol.

Una parte importante nella storia ce l’ha Velhuta (“che aveva una foglia sulla  schiena che faceva arrivare puntuale il monsone“), un paria, un intoccabile, che doveva considerarsi invisibile, ma essendosi convertito al Cristianesimo è fuori dalla casta, quindi ultimo fra gli ultimi. Quest’uomo è amato dai gemelli di giorno e di notte da Ammu. In lui riconoscono il padre, il marito tanto cercato.

La scrittura è di una particolarità unica: ci sono continui flashback avanti e indietro nel tempo, che all’inizio ti stordisce non facendoti capire granché della storia, ma che poi man mano che continui a leggere, di rendi conto che tutto torna. Le parole lette diventano immagini nitide e tutto è visto dagli occhi dei bimbi, quegli occhi innocenti, e basta un giorno, un’istante è tutto cambia, dal bello e spensierato a qualcosa di brutto, di irrimediabile. Bisogna quindi saper assaporare, far tesoro dei piccoli momenti, delle “piccole cose” come fanno i bambini, stupirsi, gioire di quello che la vita in questo momento ti sta dando.

E ora qualche pezzo tratto dal romanzo:

Non vecchi, non giovani. Ma vitalmente morituri

Erano estranei che si erano incontrati per caso. Si conoscevano prima che la vita iniziasse…quasi fossero una rara specie di gemelli siamesi separati nel corpo ma con identità fuse insieme.

Ecco il guaio delle famiglie…sapevano esattamente dove faceva male.

In momenti simili vengono sempre dette le piccole cose. Le grandi cose si acquattano dentro, non dette.

Restituito. Come se fosse l’unico motivo per cui esistevano i gemelli. Per esser prestati e restituiti come libri della biblioteca.

a) a chiunque può succedere qualsiasi cosa; b) meglio essere preparati.

Perché la verità è che solo quello che vale è valido.

Le grandi storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo.

In punta di piedi l’infanzia se ne andò.

Solo che ancora una volta trasgredirono la legge dell’amore. Che stabilisce chi si deve amare. E come. E quando.

(by Liny)


Cambiamenti, ma che cambiamenti!

Sopravvissuta! Ebbene si…posso dire ti aver superato indenne, o quasi, la prima settimana con in regime il nuovo orario di lavoro nelle biblioteche. Posso esser felice di aver raggiunto questo traguardo, mentre per le mie colleghe non posso dire altrettanto. Ma andiamo con ordine:

Era già da un po’ di tempo che sapevamo che da lunedì 6 febbraio ci sarebbe stata la “rivoluzione” nel pianeta Biblioteche. Ho deciso di chiamarla così perché si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione, infatti dal quel giorno fatidico sono cambiati drasticamente i turni. Si sa, ogni anno i primi di febbraio vengono cambiati, ma di poco…da quest’anno invece è tutto diverso: intanto è stata data a noi l’intera gestione del bancone e questa senza dubbio è una cosa positiva, ci hanno dato un po’ più di importanza. Ma la novità più brutta è che da quel giorno in poi al pomeriggio siamo affiancati dallo studente di turno che cambia dopo pochissimo mesi, ciò significa stop ai pomeriggi passati con la cara collega Ally! Che disperazione! La cosa ancora peggiore è che l’ultima ora di servizio si è completamente soli…l’unica alternativa è autoconvincersi che sì si è da soli, ma al piano terra c’è pur sempre la portineria a cui ci si può rivolgere in caso di bisogno, no? Un’altra novità è avere turni anche in altre biblioteche, dove prima si andava solo per sostituzioni, sigh.

Ecco che il temuto giorno è arrivato ed è anche passato, per fortuna, dico io! Non era iniziato affatto bene, infatti già di primo mattino su Trieste soffiava una forte Bora, ed era già da una settimana che lo faceva, da far proprio perder la pazienza anche ai Santi, finché soffia 3-4 giorni ok, ma poi stufa, invece Lei per ripicca non ha smesso fino a lunedì, primo giorno di relativa calma (meglio che me né stò zitta va prima che cambi idea mettendosi a soffiare ancora!).  Finché non cambiamo orario di nuovo il lunedì per me sarà un giorno brutto brutto brutto: già di per sé non è bello come tutti sappiamo…ma lo fa diventare tremendo il fatto di dover andare in una biblioteca che proprio non è delle più invitanti per svariate ragioni e mi fermo qui che è meglio…come diceva il puffo Quattrocchi. Da questo momento siete avvisati odio il lunedì! gulp ora mi son trasformata nel nano Brontolo! meglio che mi calmo va e conto fino a tre…un bel respiro…via…

Come dicevo ad inizio post…per le mie colleghe il primo giorno con il nuovo “regime” non è per niente da ricordare: una è venuta a lavorare ma è dovuta tornar subito a casa per influenza e la mancanza di riscaldamento non ha certo aiutato…l’altra invece si è infortunata e per due settimane se né deve stare calma e tranquilla a riposo (se volete approfondire la sua disavventura cliccate questo link )…per ora è tutto. Alla prossima!

(by Liny)

Una notte lunga e movimentata…

Sicuramente tutti nel corso della vostra esistenza avrete fatto un incubo. Più o meno ricorrente. Più o meno identico. Per incubo non intendo solo quello con dei mostri più o meno brutti, più o meno cattivi o viscidi. Per incubo intendo anche qualcosa che apparentemente per gli altri non è una cosa poi tanto brutta, mentre per te quel particolare sogno non ti permette di “sfuggire”, non ti dà la possibilità di cambiare gli eventi che stanno accadento, anche se tu cerchi in tutti i modi, con tutte le tue forze, di farlo. Mi spiego meglio. Non è la prima volta che faccio questo sogno: i protagonisti e “la trama” sono più o meno gli stessi; il luogo invece è identico ( è  il posto in cui lavoro, una biblioteca); si svolge sempre alla stessa ora circa, ovvero durante la chiusura, quando tutti gli utenti diligentemente dovrebbero andarsene a casa senza fare troppe storie e io con altrettanta accuratezza sistemo i libri consultati durante la giornata negli appositi scaffali e risistemo le varie sale lettura.

La scorsa notte ho rifatto lo stesso sogno: eravamo Ally ed io al bancone prestiti nella biblioteca in cui lavoriamo, ma stavolta non eravamo da sole, come al solito. Infatti stranamente c’erano tutti gli altri dipendenti, compreso il Grande Capo, tutti a spiegarci qualcosa che ora onestamente non ricordo (probabilmente non sarà stato importante…forse…o forse si). L’incubo non era ancora iniziato. Per il momento era ancora un sogno come può esserlo tutti gli altri. Ha iniziato ad esserlo quando, finita la spiegazione, ho visto che ora si era fatta! Mancavano esattamente 5 minuti alla chiusura della biblioteca. Gli utenti erano ancora tutti tranquillamente seduti nelle varie sale lettura. A quel punto mi precipito dentro e inizio a dire a tutti che fra meno di 5 minuti la biblioteca doveva chiudere. Poi prendo tutti i libri consultati durante la giornata sparsi nei vari carrelli delle diverse sale lettura e inizio a sistemarli al loro giusto posto. Proseguo nelle altre sale sempre dicendo a tutti che stavamo per chiudere e a metter via i libri. Salgo quindi al secondo piano e trovo anche lì la stessa situazione: altri utenti seduti tranquillamente, io a dirgli anche qui che devono andarsene, poi a metter via ancora libri. Più né mettevo via e più né ritrovavo altri sui carelli, più dicevo che ormai la biblioteca doveva esser chiusa da un pezzo, più mi guardavano ridendo e mi dicevano che non gli importava niente e che non avevano l’intenzione di andarsene. Ecco che per ripicca io rispondevo che se era così il giorno seguente li avrei “buttati fuori” 15 minuti prima. Era ormai diventato un circolo vizioso, loro che non sé ne volevano andare, io a lottare contro di  loro e in più a sistemar via i libri che si moltiplicavano come funghi! Ad un certo punto, mentre Ally era rimasta al bancone per restistuire i documenti tenuti in “pegno” per gli armadietti, arriva a “salvarmi” una delle colleghe, aiutandomi nella mia impresa ormai diventata disperata. Poi buio totale.

Un vero e proprio incubo, come lo era anche quella volta che ho sognato sempre gli utenti che non sé ne volevano andare, ma stavolta perché volevano fare una festa all’interno della biblioteca. Per fortuna però durante la notte non si fa solo un sogno, sono migliaia i sogni o frammenti di essi che si fa. Infatti dopo questo incubo, ho sognato di alcuni mobili Ikea, in particolare delle cucine “Udden”.  La nottata ha preso una via più piacevole, per fortuna! Non mi sarebbe dispiaciuto sognare Renga, come era successo in passato, pazienza, sarà per un’altra volta. In più a far diventar la notte ancora più movimentata di quello che era già, ci hanno pensato anche due gatti, che bisticciavano sotto la mia finestra e il mio dolce gattino, sentendoli, non voleva esser da meno, non ha fatto altro che andar su e giù intorno alla finestra. Ad un certo punto Smarty, esasperata, lo prende e lo chiude in bagno: una volta lì si è rassegnato, ritornando a dormire.

Intanto però l’incubo rimane e sta diventando ricorrente, aihmè. Questo significa che purtroppo neanche durante la notte riesco a “staccare” la mente dal lavoro…non che non mi piace dove lavoro, anzi! son contentissima di lavorare in una biblioteca: ogni giorno a maneggiare libri, per non parlare del buonissimo profumo che emanano specialmente quelli più vecchi. Probabilmente inconsciamente mi rimane l’ansia, la paura di perdere il controllo, l’autorità durante la chiusura della biblioteca, con gli utenti che decidano di ammutinarsi, non andando via quando è l’ora di farlo, ritrovandomi con la situazione che mi sfugge di mano. Che roba eh, meglio di Freud! A parte gli scherzi, spero pian pianino di superare queste mie insicurezze.

(by Liny)