Cristicchi presenta Il Secondo Figlio di Dio, storia di David Lazzaretti

Cristicchi all’Antico Caffè San Marco

Lo scorso sabato mattina, all’Antico Caffè San Marco di Trieste, Simone Cristicchi ha presentato il suo libro Il secondo figlio di Dio – Vita, morte e misteri di David Lazzaretti, l’ultimo eretico.
Cristicchi con questo libro vuole raccontare la storia di Lazzaretti, il quale era considerato un falso profeta. In realtà però la sua vita può essere considerata la vita di un santo cristiano, che si è sacrificato per salvare il popolo.
Il suo Pensiero infatti è stata la sua Arma ed è riuscito a cambiare la coscienza delle persone.
Per la Chiesa era un eretico, per lo Stato un sovversivo, per la Scienza un pazzo, per il popolo un Santo. Ognuno vede in Lazzaretti quello che gli fa più comodo, qualcuno un rivoluzionario altri un martire.
 
Cristicchi ha la capacità di farti scoprire storie dimenticate. E’ come un antiquario che da nuovamente vita a un mobile, restaurandolo. Lui lo fa con le Storie: è un Restauratore di Memorie.
Da voce a storie invisibili attraverso il Teatro.
Durante l’incontro ci racconta che spesso va per mercatini in cerca di oggetti che non interessano più a nessuno (ha una cantina piena di “cianfrusaglie”). Questa sua ricerca è iniziata già quand’era bambino, a Porta Portese.
La partecipazione a Sanremo con la canzone Ti regalerò una rosa lo ha fatto conoscere al grande pubblico. E’ stata la canzone che è andata a trovarlo, ed è stato un momento unico, non ripetibile.
Considera il suo “secondo debutto” Magazzino 18. Ha voluto portare in teatro un pezzo di storia che non tutti conoscevano. Quando ha visitato il Magazzino 18, in Porto Vecchio a Trieste, dove sono ammassate le masserizie degli esuli  si è creata un’alchimia indescrivibile. Era come se tutti quegli oggetti gli parlassero.
Ecco il suo modo di far Teatro.
 
La stessa cosa è successa con David Lazzaretti, dopo aver visitato il Monte Labbro. Lassù ci sono ancora i resti della torre e della comunità che Lazzaretti fondò. C’è ancora la Croce con due C contrapposte  )+(
Con questo simbolo vuole rappresentare l’equilibrio tra lo Spirito e la Materia.
Su quel monte, vicinissimi al cielo, ci si sente davvero vicini al Divino. La notte quando scende il buio si assiste al concerto dell’Universo. Lì si scopre il “libro” della Natura.
Cristicchi ancora una volta ha deciso di seguire il suo istinto e ha portato in scena questo personaggio, che ha un  messaggio di pace universale da trasmettere. Un messaggio di cui abbiamo bisogno, oggi più di ieri.
 
Per lo spettacolo teatrale, ha fatto una scelta particolare delle musiche. Sono affidate al violoncello che ricorda la musica classica, rappresenta la Santità, il Divino e alla fisarmonica, ovvero la musica di osteria, che rappresenta la tradizione, il popolo, il basso.
by Smarty&Liny

I Nostri Angeli – Premio Luchetta 2016

Giovedì 30 giugno al Politeama Rossetti di Trieste ha avuto luogo la cerimonia di premiazione del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, giunto alla XIII edizione.13516163_1012966042085679_3194741254856512276_n

Premio giornalistico quest’anno nel ricordo di Giulio Regeni. In platea i genitori che hanno ritirato il Premio Speciale 2016 in memoria del figlio dalle mani della presidente della Fondazione Luchetta, Daniela Luchetta.
Grande il colpo d’occhio che si è creato con tutto il pubblico che indossava una spilla gialla a simboleggiare il diritto alla verità su Giulio.

A presentare la serata, la giornalista e conduttrice del Tg1 Laura Chimenti. Presenti alla serata anche il presidente Unicef Italia Giacomo Guerrera e al portavoce Unicef Italia Andrea Iacomini, affiancati da Elisabetta Canalis.

Tra gli ospiti il cantautore Enrico Ruggeri che ha cantato “Peter Pan” e
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TACT 2016

TACT 2016

Buongiorno a tutti!

Piccola intrusione nel blog delle mie amiche bastoncine… vi chiederete “E adesso questa chi è?!”

Mi presento: sono Anna un’amica (la little sister) all’occasione reporter e inviata speciale a incontri e conferenze stampa per gli eventi qui a Trieste!

Quest’oggi vi voglio parlare di TACT! Cos’è il Tact?! Forse qualcuno si ricorderà un articolo delle ragazze uscito più o meno in questo stesso periodo l’anno scorso e di cui avevamo parlato in un articolo a sei mani…

L’anno scorso avevo frequentato un workshop legato al TACT, tenuto da Davide Calabrese (mitico componente triestino degli Oblivion!) quest’anno grazie alla newsletter ho ricevuto l’invito alla conferenza stampa di presentazione di quest’edizione che si sarebbe svolta venerdì all’Antico Caffè S. Marco…potevo mancare?! Assolutamente no, armata di blocco per appunti mi sono presentata da curiosa a quest’evento che quest’anno si è molto ampliato e che adesso vi vado a presentare in breve!

TACT, o meglio il TACT FESTIVAL, è un Festival Internazionale di Teatro giovane, arrivato quest’anno alla terza edizione e organizzato in collaborazione tra CUT (Centro Universitario Teatrale), comune di Trieste e Teatro Sloveno

Alla conferenza stampa con mia somma soddisfazione c’erano quindi i membri del direttivo del Cut e del TACT, l’assessora Antonella Grim (Assessore all’Educazione, Scuola e Università e Ricerca) e Rossana Paliaga, responsabile dell’ufficio stampa del Teatro Stabile Sloveno.

Prima di parlare delle iniziative, mi ha molto colpita l’orgoglio dell’assessora nel parlare di questo evento durante i saluti di rito a inizio conferenza e il deciso sostegno e la promessa di accompagnamento in questa edizione e nel futuro che ha manifestato.

Sostegno e disponibilità e felicità nel collaborare come una delle “sedi” del Festival espressi anche da Rossana Paliaga, rappresentante del Teatro Sloveno.

Teatro Sloveno che ha accolto negli scorsi giorni e accoglierà nei prossimi (il festival è iniziato sabato e si concluderà sabato prossimo, 28 Maggio) gli spettacoli delle varie compagnie invitate al Tact

10 Compagnie di diversi Paesi, europei e non, (si registra purtroppo la defezione della compagnia Algerina e quindi mercoledì ci sarà un solo spettacolo ) che si esprimeranno ognuna a proprio modo e con il proprio stile: dai grandi classici a spettacoli originali a rappresentazioni di clown.

La parola chiave del TACT come ho potuto constatare già l’anno scorso è SCAMBIO, molte le occasioni di confronto per i ragazzi che potranno conoscere nuovi “colleghi”, rincontrare vecchi amici, scambiarsi opinioni e consigli riguardo alle proprie esperienze di teatro.

Questo sia durante gli workshop tenuti da professionisti del mestiere che durante i momenti di condivisione <<TACT&CATCH-UP>>; incontri aperti al pubblico, che si terranno dopo il pranzo al Polo di Aggregazione Giovanile “Toti” (zona S. Giusto per capirci) e che si svolgeranno dalle 14.00 alle 15.30

Tutti gli spettacoli si terranno alle 18 e/o alle 21 presso il Teatro Sloveno di Via Petronio, a parte gli eventi della giornata di sabato che si svolgeranno tutti al “Teatrino FRANCO E FRANCA BASAGLIA” presso il comprensorio di S. Giovanni! Non scendo nei particolari di trame e argomenti degli spettacoli…vi lascio la curiosità e quindi lo stimolo a venire a vedere di persona di cosa si tratta!

Novità di questa edizione del Tact è il “TACT&WINE “ passeggiata enogastronomica alla scoperta delle specialità del nostro territorio (ogni tour comprende trasporto, degustazione, pranzo, letture teatrali…) !

Info,programma, prenotazioni, varie ed eventuali tactfestiva@cuttrieste.com e tactfestival.org! Il Tact ci aspetta!

by little sister Anna

Ezio Bosso e le sue 12room

“Andate in cerca di questa musica viva” Ezio Bosso ci ha salutato così l’altra sera al teatro Rossetti di Trieste dopo un intenso concerto, pieno di emozioni!

Ha catturato il pubblico fin dal suo arrivo sul palco, con il suo sorriso dolcissimo! Ha creato fin da subito un legame come se fossimo vecchi amici.

Ha definito Trieste la Stanza “Cercata”, voleva venire da 18 anni nella città di Joyce e Svevo. Lui viaggia con il suo fedele pianoforte ¨sangue¨, così lo chiama, attraverso delle stanze, durante i suoi concerti accompagnandoti nei suoi componimenti. Prima di ogni pezzo al piano ha voluto renderci partecipi, raccontando l’origine.

The 12th room- piano solo

The 12th room- piano solo

 

Già col primo brano sono iniziate le emozioni, suona “Uncontinioned, Following a Bird ´Out of the Room´” da brividi!

Passa ad una sequenza di brani legati ai grandi della musica classica Bach e Chopin, ricordando le sue lezioni al piano. Suona alcuni dei preludi per pianoforte e alcuni preludi per clavicembalo ben temperato.

Ci racconta che non ama farsi chiamare ´Maestro´, perché ha un brutto ricordo del suo insegnante di pianoforte, che lo sgridava sempre. Ha avuto la rivincita su di lui un giorno quando è entrato nell’aula il compositore John Cage che lo salvò dal ´cattivo maestro´ dicendogli che era bravo a differenza del suo insegnante. A lui dedica “In a Landscape“.

Ci accompagna poi nella stanza dedicata a Emily Dickinson, poetessa americana dell’Ottocento, è la sua scrittrice preferita, ha letto tutto su di lei, dalle poesie alle lettere e ai frammenti in prosa. Ci ha raccontato che si è chiusa in una stanza, nella casa del papà per non uscirne più. Da lì ha iniziato a descrivere il mondo guardandolo solo dalla finestra. Ha definito le sue poesie delle piccole stanze, proprio come Ezio Bosso ha chiamato i suoi componimenti. Suona “Emily’s room: bitter and sweet (amaro e dolce)“, ricordando un verso della poetessa che recita “il dolce delle tue labbra, dei tuoi baci e l’amaro delle tue parole”.

Infine spiega perché ha deciso di intitolare il suo disco “The 12th room“. Fa riferimento alla teoria antica secondo la quale la vita è composta da dodici stanze nelle quali lasceremo qualcosa di noi. Il 12 è un numero presente in tutte le culture (dodici apostoli, dodici pianeti etc).
La vita non è una linea che va da un punto ad un altro, la vita ha dodici stanze che attraverseremo tutte e non sono sequenzali, sono infinite, si ripercorrono tutte compresa la prima. Dodici sono le stanze che ricorderemo quando passeremo l’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accadrà nell’ultima che raggiungeremo.

A fine concerto tripudio di applausi, standing ovation, si è emozionato più lui di noi e suona ” Smiles for Y…
Se ne va dicendoci che le difficoltà non sono un problema sono un’opportunità per capire e imparare.

The 12th room - piano solo

The 12th room – piano solo

 

Lasciamo il teatro piene di gioia, felici con la pelle d’oca. Ezio Bosso molto intenso, pieno di vita, ci ha fatto entrare in una stanza senza tempo, il tempo infatti si è fermato!
Grazie per le emozioni che ci hai regalato. Onorate, fuori dal teatro, di averti stretto la mano.

Smarty&Liny

TriesteACT Festival

Ai primi di giugno si è svolta la seconda edizione del TriesteACT Festival, il primo festival internazionale di teatro giovane della città di Trieste in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (per chi vuole approfondire questo è il link http://cutrieste.com).

Noi abbiamo conosciuto questa realtà grazie alla nostra “socia”, la nostra carissima amica innamorata follemente del teatro, Annette.

Ha preso parte alle iniziative organizzate dal Festival, tra i quali il workshop “Singing in Theatre” a cura di Davide Calabrese (per i pochi che non lo conoscono, fa parte del gruppo comico musicale teatrale di cabaret: gli Oblivion) e ha partecipato alla conferenza “Una ricognizione sul teatro, esperienze e immagini dal mondo” svoltasi al Museo Revoltella, alla quale sono intervenuti Fernard Garnier, Direttore del “Festival di CREARC” di Grenoble; Stefano Curti, Direttore Organizzativo del Teatro Rossetti, Teatro Stabile del FVG; Paolo Quazzolo, Docente di Storia del Teatro, presso l’UNITS; Marco M. Pernich, regista e fondatore dell’Associazione STN900 ed infine Enzo Scala.

Per primo è intervenuto Marco M. Pernich, regista e fondatore del “Studio900” di Milano, raccontando la realtà nel capoluogo lombardo.

Ormai i teatri sono vuoti, si è arrivati ad una “museificazione” del teatro,che viene  marginalizzato poichè non c’è più un ricambio di persone e idee.

Si è cercato di trovare soluzioni a questo, semplificando l’accesso, ma resta comunque crisi.

Un altro problema rilevato è che tante persone studiano teatro, ma purtroppo molti dopo solo un anno di accademia credono di essere grandi registi/pedagoghi, pronti a fare corsi per insegnare ad altri, ma così non è.

Una domanda che ci si è posti è “Qual’è il ruolo del regista oggi?”

Il regista non è un autore? Strehler era entrambe le figure. Ma il regista può considerarsi poeta?

Si percepisce inoltre una diseducazione di carattere televisivo, sia dell’attore che da parte del pubblico. Ormai non si capisce più se un attore è veramente bravo o meno.

Poi ha parlato della pedagogia teatrale:

A che punto è la ricerca oggi? Spesso si ferma in territori già esplorati, molte giovani compagnie pensano di fare a propria volta per la prima volta una nuova forme di teatro, che magari invece è già conosciuta.

E l’Università che ruolo ha? Il Festival “Taumo” della Cattolica di Milano, riguardante il teatro antico premia spettacoli più classici, con testi antichi, non premiando le “nuove proposte”.

Per quanto riguarda la critica teatrale, essa deve supportare il teatro, ma come? I nuovi critici devono essere preparati: due begli esempi di una nuova generazione di critici citati da Pernich sono: “Critical Minds” a Roma o “Stratagemmi” a Milano.

Esse vengono viste come nuove vie, utili, per collegare teatro e pubblico.

Il secondo ad intervenire è stato il professor Quazzolo, docente dell’Università di Trieste: ci si è chiesti se ha ancora senso insegnare storia del teatro all’Università. Non basta un corso di teatro per essere attore. Spesso le persone salgono sul palco, recitano e poi producono spettacoli mediocri creando “disaffezione” nel pubblico.

L’Università cosa fa? Sicuramente non insegna a diventare attori, in realtà dovrebbe formare spettatori, coscienti e critici, per far si che ci sia meno ignoranza sugli spettacoli.

A riguardo esistono due correnti di pensiero:

– quella per cui gli spettatori dovrebbero solo seguire la corrente, senza sapere niente o quasi dello spettacolo,

– gli spettatori devono essere consapevoli,conoscere la trama.

Una parte del pubblico comunque ancora non sa bene qual’è il ruolo del regista, quanto lavoro c’è dietro ad uno spettacolo.

Per quanto riguarda il Teatro nelle Università italiane, prima le cattedre di Storia del Teatro facevano capo al corso di studi di Italianistica e/o Storia dell’arte oppure c’era il DAMS in alcune città come Bologna, Torino e Firenze.

Con gli anni 2000, con la laurea 3+2 e i crediti, abbiamo avuto una riforma a metà: la docenza è esterna/interna (non ci si improvvisa docenti), si è arrivati al punto di avere circa 50 corsi diversi legati a discipline dello spettacolo, per via della piena libertà data alle Università.

In seguito abbiamo avuto la riforma della riforma: requisiti minimi, non più professori freelance e così i DAMS si sono ridotti drasticamente.

Qual’è la situazione a Trieste? Il professor Quazzolo è l’unico docente di Storia del teatro, anche se il DAMS non esiste più, grazie a un corso che viene proposto agli studenti come “facoltativo” in altre facoltà.

Quazzolo ha tenuto comunque a sottolineare che il suo corso era basato anche sull’apporto e il contributo di sceneggiatori, costumisti, ovvero figure provenienti dal mondo reale del teatro.

Prospettive future del Dams e dei corsi di teatro? Si parla di un nuovo DAMS a Gorizia, in collaborazione interateneo Udine-Trieste, improntato più su un ambito cinematografico.

Il terzo contributo invece è stato di Enzo Scala:

C’è bisogno di differenza, questa è la forza della società.

“Volete fare il teatro? Non pensate al teatro” questo è il fulcro della teatralità per Scala che ha come ispiratore e modello il mimo corporale Ethien Decroux.

Ogni il fase della nostra vita è un workshop continuo.

Bisogna detronizzare l’ego: per ritrovare il teatro bisogna trovare se stessi, c’e bisogno di una moltitudine di personalità.

Il pubblico sente la necessità di riflettersi in chi cerca di diventare famoso, in chi ha talento e vuole dimostrarlo.

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Ad intervenire per quarto è stato Stefano Curti, che ha portato in luce l’esperienza triestina e si è chiesto: “Che valore oggi la società dà alla cultura?”

Ormai sulle pagine dei giornali è stato tolto spazio alla critica: è uno svantaggio sia per gli spettatori che per gli organizzatori.

Il vero problema è che a teatro non ci va abbastanza gente. Gli spettacoli restano in programmazione per poco tempo, già tanto se rimangono 2-3 settimane.

Bisogna puntare di più a coinvolgere le scuole, anche se le persone si lamenta spesso degli alti costi di un abbonamento a teatro, però per contro si ha l’ultimo modello di telefonino. Bisogna trovare una formula di vendita in modo da coinvolgere, affezionare gli spettatori.

L’età media dei dirigenti di teatro è molto alta, però per fare le stagioni si cercano autori sempre più giovani.

Bisogna superare i problemi legati alla legge, alla spending review: ai teatri viene chiesto di tagliare sulla pubblicità, quando in realtà è fondamentale fare promozione.

Per ultimo ha parlato Fernard Garnier. Ci ha illustrato la realtà francese: anche in Francia si fa teatro, ma non si sa.

Bisogna che ci sia un risveglio, una riscoperta del divino che c’è nell’uomo; bisogna creare nuovi posti per gli scambi e bisogna cercare di riunire i frammenti delle persone attraverso il teatro per questo esiste il Grenoble Festival.

“Il teatro è una goccia di rugiada, che è temporanea, ma fa comunque la sua luce”

 by Annette, Smarty & Liny

Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo e Premio Massimini

Giorni di grande festa quelli della scorsa settimana per gli amanti del teatro a Trieste. Dopo una lunga attesa, era da un anno che lo aspettavamo,  finalmente il musical “Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo” è arrivato nella nostra città.

LGF
Lo scorso mercoledì c’è stato il debutto triestino al Politeama “Il Rossetti”. Venerdì pomeriggio invece nella sala Bartoli del teatro Luca Giacomelli Ferrarini, il Mercuzio di “Romeo&Giulietta”, ha ricevuto il Premio Massimini.

A consegnare il premio a Luca sono stati gli amici di famiglia, Daniela Mazzucato e Max Renè Cosotti, che lo hanno visto crescere.

Motivazione del Premio
Il Premio Nazionale Sandro Massimini a Luca Giacomelli Ferrarini

La Commissione giudicatrice del Premio Nazionale “Sandro Massimini” ha deliberato all’unanimità di assegnare il riconoscimento per il 2014, quindicesima edizione, a Luca Giacomelli Ferrarini, figlio d’arte nel canto e nell’arte, ma serio e preparato professionista per scelta: “Ogni volta che entro in un Teatro e salgo sul palcoscenico sento le farfalle nello stomaco, anche se faccio lo stesso spettacolo da tanti mesi. Ogni volta è come se fosse la prima e sento quell’emozione che mi fa dire sì, è questo lavoro che voglio fare!”.

Il Premio Nazionale Sandro Massimini a Luca Giacomelli Ferrarini è il riconoscimento della sua immensa bravura e del suo talento naturale, ma anche un premio alla comprensione che dietro all’arte c’è comunque una forte e doverosa preparazione artistica e culturale, una costanza nella formazione che non ha mai fine durante la carriera di un artista: concetto che Luca dimostra di conoscere e seguire assiduamente.

Luca nasce a Villafranca di Verona nel 1983. Figlio di Alida Ferrarini, soprano di fama internazionale, cresce tra i camerini e i palcoscenici. Respira fin da piccolo il profumo del teatro. Di questo profumo si è innamorato ben presto trasformando la passione per il teatro in possibilità di dilettare con semplicità la gente. Oggi è un performer perfetto in tutte le sue componenti: canto, recitazione e danza.
La madre gli ha insegnato “ad amare l’Arte, la bellezza della vita e tutte quelle piccole cose, umili e silenziose ma profonde come il mare – afferma il veronese Luca Giacomelli Ferrarini. – A lei dedico il mio Mercuzio”.

Durante la cerimonia, Luca ha dimostrato di nuovo la sua sensibilità, emozionandosi nel ricordare i suoi genitori:  “questo premio lo dedico a loro, spero siano orgogliosi di me”.
Ragazzo semplice, dolce e disponibile con tutti per foto e autografi.
Dopo la premiazione ha cantato ” Your Eyes” dal musical “Rent”. Bravissimo.

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Sabato sera finalmente è arrivato il grande giorno: assistere al musical ” Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo”.

Un crescendo di emozioni. Spettacolo che ci ha veramente coinvolto. Bravissimi tutti, meritata standing ovation!!! Intense interpretazioni, stupendi costumi, minuziosi e ricchi di dettagli. Musiche e coreografie trascinanti,  con scenografie meravigliose. I testi bellissimi:

Romeo – Se io profano, con la mia mano indegna, questa reliqua sacra le mie labbra sono pronte a rendere più molle con un tenero bacio e ruvido tocco.

Giulietta – Buon pellegrino, voi fate troppo torto alla vostra mano, che ha mostrato in ciò la devozione che si conviene.

Romeo – Dunque, lascia che le labbra facciano queòòp che fanno le mani, se non vuoi che la fede cambi in tormento; ferma, ferma non muoverti intanto che io raccolgo il frutto della mia preghiera.

(si baciano)

Romeo – Ecco, le tue labbra hanno purgato le mie del loro peccato.

Giulietta – Allora è rimasto sulle mie labbra il peccato che esse hanno tolto alle vostre.

Romeo – Il peccato delle mie labbra colpa dolcemente rimproverata, rendimi dunque il mio peccato.

(si baciano ancora)

 Felici per questo regalo di compleanno anticipato, proprio da favola^^

Liny&Smarty

RIII e … Penso che un sogno così…

Si respirava aria di grande Teatro qualche settimana fa al Politeama Rossetti. Teatro con la T maiuscola. Infatti è arrivata anche a Trieste la rappresentazione teatrale che vede protagonista Alessandro Gassman, il quale ovviamente non ha bisogno di presentazioni. Ha portato in scena Riccardo III, la tragedia shakespeariana che conclude il racconto sulla Storia inglese, iniziata con Enrico VI. Questa tragedia ha portato via più tempo ed è la più lunga dopo Amleto, tra le opere del drammaturgo e poeta inglese. Scritto nel 1593, narra la fase finale della Guerra delle Due Rose e gli inganni tramati da Riccardo di York, fratello del re Edoardo IV, per salire al trono d’Inghilterra.

Gassman in questa “trasposizione”, oltre a dar voce e corpo a Riccardo III, a curato anche la regia. La traduzione e l’adattamento è invece stato affidato a Vitaliano Trevisan. Le musiche ai musicisti genovesi Pivio & Aldo De Scalzi, noti per le numerose colonne sonore di importanti produzioni cinematografiche, della tv e del teatro (hanno già collaborato con Gassman in Roman e il suo cucciolo).

Non è la prima volta che Gassman dirige un’opera teatrale, infatti ricordiamo La parola ai giurati di Reginal Rose , Roman e il suo cucciolo di Reinaldo Povod e l’Oscura immensità di Massimo Carlotto (tutte ospitate al Politeama, tutte innovative). Ho trovato questa sua rilettura di Riccardo III, molto cinematografica: dalla presentazione dei personaggi a fine spettacolo, ai vari cambi di scena messi in atto con il solo gioco delle luci, fino alle coinvolgenti musiche.

Riccardo III impersonato da Gassman, dal Grande Alessandro, che grande non è solo per l’altezza ma anche per la sua interpretazione. Veramente intensa. Le emozioni, la sua bramosia di raggiungere il potere e quindi la Corona a tutti i costi, senza farsi scrupoli, uccidendo anche creature innocenti. Il lavoro sporco in realtà lo ha delegando al fidato Tyrrel. Due ore e mezza per niente pesanti. Ti hanno emozionato, coinvolto, amare e riscoprire l’antica arte del Teatro. Ti hanno fatto venir voglia di leggere o rileggere le opere shakespiraine.

Essendo Gassman statuario, mentre il Riccardo III descritto da Shakespeare piccolo, gobbo e deforme, hanno giocato sulla sua fisicità. Essendo “mostruosamente” alto, lo hanno rappresentato mostruosamente crudele, cinico, pronto a tutto. Ma anche carismatico, quasi a volerlo difenderlo, compatirlo per il destino beffardo che lo ha voluto creare così deforme. Azzeccata quindi la diversità di altezza tra lui e gli altri protagonisti, Gassman infatti risulta fuori scala, fuori misura rispetto agli altri, costretto ad abbassarsi ogni volta che doveva passare attraverso una porta, volutamente minuscola, oppure faceva uno sforzo immane ogni volta che doveva rialzarsi e per vedere negli occhi gli altri doveva chinarsi.

Un altro coinvolgente spettacolo, che ha emozionato anche per la sua semplicità, è quello portato in scena da Beppe Fiorello, nel dicembre scorso. Poco prima di Natale, Fiorello ha calcato il Politeama Rossetti con il suo Penso che un sogno così… Un omaggio al grande Mimmo. Con questo spettacolo Fiorello ha voluto raccontare la propria storia, la sua vita, l’infanzia di bambino timidissimo, l’amore immenso che provava e prova per suo padre, folgorato dalla musica di Modugno. Con questo spettacolo ha voluto infatti ricordare il suo papà. Ci ha emozionato anche perché era come se il nostro di papà, che amava a sua volta Mimmo, fosse lì assieme a noi.

Assistere a questo spettacolo è stato come ripercorrere anche la nostra di storia, scandita e accompagnata dalle musiche e canzoni di Modugno. Episodi della propria vita che riaffioravano, canzone dopo canzone, come per esempio quando Beppe Fiorello raccontava delle sue vacanze estive, sempre trascorse a casa della nonna, le nostre trascorse in montagna. Il viaggio fatto con la vecchia macchina di famiglia, nel nostro caso l’amata Renault 19 tutta scassata ma sempre affidabile, che ti portava ovunque!

Toccante è stata l’interpretazione di Beppe Fiorello quando ha cantato ‘Vecchio Frac’, specialmente per la nostra Mamy che là riportata indietro nel tempo, era la canzone preferita di nostro papà!

A fine spettacolo siamo riuscite a parlare con lui e ha trasmettergli le nostre impressioni, emozioni, in più ovviamente non poteva mancare l’autografo e la foto assieme a lui, come ricordo.

(Liny&Smarty)