Ezio Bosso e le sue 12room

“Andate in cerca di questa musica viva” Ezio Bosso ci ha salutato così l’altra sera al teatro Rossetti di Trieste dopo un intenso concerto, pieno di emozioni!

Ha catturato il pubblico fin dal suo arrivo sul palco, con il suo sorriso dolcissimo! Ha creato fin da subito un legame come se fossimo vecchi amici.

Ha definito Trieste la Stanza “Cercata”, voleva venire da 18 anni nella città di Joyce e Svevo. Lui viaggia con il suo fedele pianoforte ¨sangue¨, così lo chiama, attraverso delle stanze, durante i suoi concerti accompagnandoti nei suoi componimenti. Prima di ogni pezzo al piano ha voluto renderci partecipi, raccontando l’origine.

The 12th room- piano solo

The 12th room- piano solo

 

Già col primo brano sono iniziate le emozioni, suona “Uncontinioned, Following a Bird ´Out of the Room´” da brividi!

Passa ad una sequenza di brani legati ai grandi della musica classica Bach e Chopin, ricordando le sue lezioni al piano. Suona alcuni dei preludi per pianoforte e alcuni preludi per clavicembalo ben temperato.

Ci racconta che non ama farsi chiamare ´Maestro´, perché ha un brutto ricordo del suo insegnante di pianoforte, che lo sgridava sempre. Ha avuto la rivincita su di lui un giorno quando è entrato nell’aula il compositore John Cage che lo salvò dal ´cattivo maestro´ dicendogli che era bravo a differenza del suo insegnante. A lui dedica “In a Landscape“.

Ci accompagna poi nella stanza dedicata a Emily Dickinson, poetessa americana dell’Ottocento, è la sua scrittrice preferita, ha letto tutto su di lei, dalle poesie alle lettere e ai frammenti in prosa. Ci ha raccontato che si è chiusa in una stanza, nella casa del papà per non uscirne più. Da lì ha iniziato a descrivere il mondo guardandolo solo dalla finestra. Ha definito le sue poesie delle piccole stanze, proprio come Ezio Bosso ha chiamato i suoi componimenti. Suona “Emily’s room: bitter and sweet (amaro e dolce)“, ricordando un verso della poetessa che recita “il dolce delle tue labbra, dei tuoi baci e l’amaro delle tue parole”.

Infine spiega perché ha deciso di intitolare il suo disco “The 12th room“. Fa riferimento alla teoria antica secondo la quale la vita è composta da dodici stanze nelle quali lasceremo qualcosa di noi. Il 12 è un numero presente in tutte le culture (dodici apostoli, dodici pianeti etc).
La vita non è una linea che va da un punto ad un altro, la vita ha dodici stanze che attraverseremo tutte e non sono sequenzali, sono infinite, si ripercorrono tutte compresa la prima. Dodici sono le stanze che ricorderemo quando passeremo l’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accadrà nell’ultima che raggiungeremo.

A fine concerto tripudio di applausi, standing ovation, si è emozionato più lui di noi e suona ” Smiles for Y…
Se ne va dicendoci che le difficoltà non sono un problema sono un’opportunità per capire e imparare.

The 12th room - piano solo

The 12th room – piano solo

 

Lasciamo il teatro piene di gioia, felici con la pelle d’oca. Ezio Bosso molto intenso, pieno di vita, ci ha fatto entrare in una stanza senza tempo, il tempo infatti si è fermato!
Grazie per le emozioni che ci hai regalato. Onorate, fuori dal teatro, di averti stretto la mano.

Smarty&Liny

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Uno per tutti in anteprima nazionale al cinema Ariston di Trieste

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Uno per tutti

Un film di Mimmo Calopresti, tratto dall’omonimo libro del giornalista Gaetano Savatteri.
Ambientato in una Trieste metropolitana, sospesa tra passato e presente, un po’ come lo sono i protagonisti di questa storia: Fabrizio Ferracane (Gil), Giorgio Panariello (Vinz), Thomas Trabacchi (Saro) e Isabella Ferrari (Eloisa), Luca Baroni (Teo) e Irene Casagrande (Greta).

Prodotto da Minerva Pictures, in collaborazione con Rai Cinema, distribuito da Microcinema.

Una storia corale, che non può lasciare indifferente lo spettatore.
Una storia che fa incontrare dopo circa trent’anni tre amici d’infanzia, i quali per tutto il tempo hanno tenuto nascosto un segreto.
Ecco che si presenta il conto da saldare

Tutto ha inizio quando il figlio di uno dei tre finisce in prigione dopo una rissa, nella quale un giovane rimane gravemente ferito.

Il vero protagonista è il senso di responsabilità. Avere il coraggio di prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Un argomento già trattato anche in un altro film “I nostri ragazzi” di Ivano De Matteo.

Il film sarà nelle sale dal 26 novembre. Ieri sera in anteprima nazionale al cinema Ariston di Trieste. Presenti in sala il regista e alcuni attori del cast.
L’anteprima è stata organizzata da FVG Film Commission con la collaborazione de La cappella Underground e Trieste Film Festival.
Prima della proiezione del film il regista Mimmo Calopresti e il produttore Gianluca Curti hanno ricevuto il premio “Zone di Cinema”. Al termine si è svolto un mini dibattito con il pubblico presente in sala e gli attori Thomas Trabacchi, Fabrizio Ferracane e Luca Baroni.

by Liny

 

L’innovativo Inside Out

2Geniale. Un capolavoro. Un film d’animazione che passerà sicuramente alla storia.
Una gran bella idea Inside Out!

Chi ha concepito tutto ciò è un fenomeno. Originalissima la scelta di girare un cartone animato per spiegare cosa passa per la testa in ognuno di noi. Come le nostre emozioni interagiscono fra loro e quali azioni causano.

Inside Out un film stupendo, colorato, divertente, ma allo stesso tempo riflessivo. E già!
Una volta visto non ti lascia indifferente, ti cambia la vita, la prospettiva.

Nel film ogni nostra emozione è rappresentata da un pupazzetto colorato:
Gioia è giallo, Paura viola, Rabbia rossa, Disgusto verde e infine Tristezza blu. Ognuno è importante per ogni essere umano. Ognuno di noi ha dei “ricordi base” che caratterizzano la nostra personalità, raffigurata dalle nostre “isole della personalità“, le quali ci rendono unici.

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In questo film tutti i nostri ricordi sono rappresentati da delle sfere, tipo quelle del gioco Bubble,  colorate a seconda delle emozioni che abbiamo provato. Alcuni ricordi ovviamente verranno dimenticati con il tempo, finiranno nella “discarica dei ricordi“, il loro colore scolorirà fino a diventare grigio e infine una nuvola di polvere. Altri resteranno sempre con noi, ma non rimarranno immutati nel tempo, anzi alcuni cambieranno anche colore perché siamo cresciuti.
Durante l’infanzia le emozioni erano ben distinte, abbiamo provato paura, rabbia, gioia per qualcosa. Crescendo avremo emozioni “sfumate”, infatti proveremo gioia e tristezza allo stesso tempo, ovvero malinconia per qualcosa, ma questo non significa che saremo tristi, saremo semplicemente felicemente tristi. Tantissime allora saranno le combinazioni di emozioni che proveremo che proviamo.

rileyLa storia.
La protagonista è Riley una dolce bimba di 11 anni, appassionata di hockey che vive in Minnesota, con i suoi adorati genitori. Un giorno però si trasferisce con la famiglia a San Francisco. Questo cambiamento spiazza Riley.
Infatti all’inizio prova un senso di smarrimento, non sa se provare gioia per vedere e scoprire una città nuova, ma ha anche un po’ paura e rabbia per aver dovuto lasciare la sua amica del cuore e la sua squadra di hockey.
Nel frattempo, nella mente della ragazzina, in un momento particolarmente concitato Gioia e Tristezza escono per errore dalla plancia di comando perdendosi nel “labirinto della memoria a lungo termine” della ragazzina.

bing bong

© by CrayonBot

Inizia così un lungo viaggio durante il quale incontrano l’amico immaginario di Riley, Bing Bong, un baffuto elefante rosa fatto di zucchero filato, che vaga solitario ormai, perché quasi dimenticato dalla ragazzina. Che tenerezza fa quando si mette a piangere, le sue non sono lacrime normali, ma caramelle. Lui le aiuterà ad attraversare indenni il subconscio, la “fabbrica dei sogni” (la cineproduzione) la quale ha il compito di “produrre i sogni”, “immagilandia” dove tutto è possibile e la landa del pensiero astratto dove rischieranno di scomparire. Prenderanno anche il “treno dei pensieri” che viaggia su binari speciali che conducono alla plancia di comando.
Il viaggio non è privo di rischi e contrattempi, anzi. Ma in esso sia Gioia che Tristezza si conosceranno meglio, comprenderanno di essere entrambe importanti per la ragazzina, maturando con lei.

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Liny&Smarty

TriesteACT Festival

Ai primi di giugno si è svolta la seconda edizione del TriesteACT Festival, il primo festival internazionale di teatro giovane della città di Trieste in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (per chi vuole approfondire questo è il link http://cutrieste.com).

Noi abbiamo conosciuto questa realtà grazie alla nostra “socia”, la nostra carissima amica innamorata follemente del teatro, Annette.

Ha preso parte alle iniziative organizzate dal Festival, tra i quali il workshop “Singing in Theatre” a cura di Davide Calabrese (per i pochi che non lo conoscono, fa parte del gruppo comico musicale teatrale di cabaret: gli Oblivion) e ha partecipato alla conferenza “Una ricognizione sul teatro, esperienze e immagini dal mondo” svoltasi al Museo Revoltella, alla quale sono intervenuti Fernard Garnier, Direttore del “Festival di CREARC” di Grenoble; Stefano Curti, Direttore Organizzativo del Teatro Rossetti, Teatro Stabile del FVG; Paolo Quazzolo, Docente di Storia del Teatro, presso l’UNITS; Marco M. Pernich, regista e fondatore dell’Associazione STN900 ed infine Enzo Scala.

Per primo è intervenuto Marco M. Pernich, regista e fondatore del “Studio900” di Milano, raccontando la realtà nel capoluogo lombardo.

Ormai i teatri sono vuoti, si è arrivati ad una “museificazione” del teatro,che viene  marginalizzato poichè non c’è più un ricambio di persone e idee.

Si è cercato di trovare soluzioni a questo, semplificando l’accesso, ma resta comunque crisi.

Un altro problema rilevato è che tante persone studiano teatro, ma purtroppo molti dopo solo un anno di accademia credono di essere grandi registi/pedagoghi, pronti a fare corsi per insegnare ad altri, ma così non è.

Una domanda che ci si è posti è “Qual’è il ruolo del regista oggi?”

Il regista non è un autore? Strehler era entrambe le figure. Ma il regista può considerarsi poeta?

Si percepisce inoltre una diseducazione di carattere televisivo, sia dell’attore che da parte del pubblico. Ormai non si capisce più se un attore è veramente bravo o meno.

Poi ha parlato della pedagogia teatrale:

A che punto è la ricerca oggi? Spesso si ferma in territori già esplorati, molte giovani compagnie pensano di fare a propria volta per la prima volta una nuova forme di teatro, che magari invece è già conosciuta.

E l’Università che ruolo ha? Il Festival “Taumo” della Cattolica di Milano, riguardante il teatro antico premia spettacoli più classici, con testi antichi, non premiando le “nuove proposte”.

Per quanto riguarda la critica teatrale, essa deve supportare il teatro, ma come? I nuovi critici devono essere preparati: due begli esempi di una nuova generazione di critici citati da Pernich sono: “Critical Minds” a Roma o “Stratagemmi” a Milano.

Esse vengono viste come nuove vie, utili, per collegare teatro e pubblico.

Il secondo ad intervenire è stato il professor Quazzolo, docente dell’Università di Trieste: ci si è chiesti se ha ancora senso insegnare storia del teatro all’Università. Non basta un corso di teatro per essere attore. Spesso le persone salgono sul palco, recitano e poi producono spettacoli mediocri creando “disaffezione” nel pubblico.

L’Università cosa fa? Sicuramente non insegna a diventare attori, in realtà dovrebbe formare spettatori, coscienti e critici, per far si che ci sia meno ignoranza sugli spettacoli.

A riguardo esistono due correnti di pensiero:

– quella per cui gli spettatori dovrebbero solo seguire la corrente, senza sapere niente o quasi dello spettacolo,

– gli spettatori devono essere consapevoli,conoscere la trama.

Una parte del pubblico comunque ancora non sa bene qual’è il ruolo del regista, quanto lavoro c’è dietro ad uno spettacolo.

Per quanto riguarda il Teatro nelle Università italiane, prima le cattedre di Storia del Teatro facevano capo al corso di studi di Italianistica e/o Storia dell’arte oppure c’era il DAMS in alcune città come Bologna, Torino e Firenze.

Con gli anni 2000, con la laurea 3+2 e i crediti, abbiamo avuto una riforma a metà: la docenza è esterna/interna (non ci si improvvisa docenti), si è arrivati al punto di avere circa 50 corsi diversi legati a discipline dello spettacolo, per via della piena libertà data alle Università.

In seguito abbiamo avuto la riforma della riforma: requisiti minimi, non più professori freelance e così i DAMS si sono ridotti drasticamente.

Qual’è la situazione a Trieste? Il professor Quazzolo è l’unico docente di Storia del teatro, anche se il DAMS non esiste più, grazie a un corso che viene proposto agli studenti come “facoltativo” in altre facoltà.

Quazzolo ha tenuto comunque a sottolineare che il suo corso era basato anche sull’apporto e il contributo di sceneggiatori, costumisti, ovvero figure provenienti dal mondo reale del teatro.

Prospettive future del Dams e dei corsi di teatro? Si parla di un nuovo DAMS a Gorizia, in collaborazione interateneo Udine-Trieste, improntato più su un ambito cinematografico.

Il terzo contributo invece è stato di Enzo Scala:

C’è bisogno di differenza, questa è la forza della società.

“Volete fare il teatro? Non pensate al teatro” questo è il fulcro della teatralità per Scala che ha come ispiratore e modello il mimo corporale Ethien Decroux.

Ogni il fase della nostra vita è un workshop continuo.

Bisogna detronizzare l’ego: per ritrovare il teatro bisogna trovare se stessi, c’e bisogno di una moltitudine di personalità.

Il pubblico sente la necessità di riflettersi in chi cerca di diventare famoso, in chi ha talento e vuole dimostrarlo.

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Ad intervenire per quarto è stato Stefano Curti, che ha portato in luce l’esperienza triestina e si è chiesto: “Che valore oggi la società dà alla cultura?”

Ormai sulle pagine dei giornali è stato tolto spazio alla critica: è uno svantaggio sia per gli spettatori che per gli organizzatori.

Il vero problema è che a teatro non ci va abbastanza gente. Gli spettacoli restano in programmazione per poco tempo, già tanto se rimangono 2-3 settimane.

Bisogna puntare di più a coinvolgere le scuole, anche se le persone si lamenta spesso degli alti costi di un abbonamento a teatro, però per contro si ha l’ultimo modello di telefonino. Bisogna trovare una formula di vendita in modo da coinvolgere, affezionare gli spettatori.

L’età media dei dirigenti di teatro è molto alta, però per fare le stagioni si cercano autori sempre più giovani.

Bisogna superare i problemi legati alla legge, alla spending review: ai teatri viene chiesto di tagliare sulla pubblicità, quando in realtà è fondamentale fare promozione.

Per ultimo ha parlato Fernard Garnier. Ci ha illustrato la realtà francese: anche in Francia si fa teatro, ma non si sa.

Bisogna che ci sia un risveglio, una riscoperta del divino che c’è nell’uomo; bisogna creare nuovi posti per gli scambi e bisogna cercare di riunire i frammenti delle persone attraverso il teatro per questo esiste il Grenoble Festival.

“Il teatro è una goccia di rugiada, che è temporanea, ma fa comunque la sua luce”

 by Annette, Smarty & Liny

Bob Dylan in concerto

bob dylan © bastoncini di zucchero

Sabato 27 giugno sono riuscita finalmente a vedere dal vivo un Mito, il leggendario  BOB DYLAN!

Mai e poi mai avrei sperato di realizzare questo sogno e invece ci sono riuscita.
Mesi fa quando ho saputo che avrebbe aperto il tour italiano proprio nella mia regione, ero strafelice e ho colto l’occasione acquistando il biglietto.

Poi i giorni, le settimane passano ed ecco arrivare il giorno tanto atteso. Pronti per partire alla volta di San Daniele del Friuli. 
Dopo il viaggio in macchina ascoltando alcune canzoni del menestrello di Duluth, ecco che ad un certo punto inizia a piovere. Arrivati a destinazione, il diluvio. Scoraggiati cerchiamo un parcheggio, ad un certo punto però le nuvole si ritirano lasciando spazio a un magnifico arcobaleno.  Scongiurato per nostra fortuna il pericolo del concerto annullato (sorte diversa ha avuto Smarty qualche giorno prima per Nutini a Trieste, in Piazza Unità).

Sono le 21.30 circa. Robert Allen Zimmerman si materializza sul palco, vestito di nero con cappello bianco, ma poco importa com’è vestito, il sogno sta diventando realtà.
La Leggenda della musica, del folk e del rock, diventato portavoce con le sue canzoni del movimento di protesta degli anni sessanta, era davanti a noi a pochi metri.
Scenografia minimale, con luci soffuse, quasi a voler ricreare un’atmosfera da piano bar a mio avviso, più intima. Al centro il microfono e su di un lato il pianoforte e la band volutamente lasciata in penombra, sul fondo. Anche l’acustica era contenuta. Per tutto il concerto passa con disinvoltura dal microfono e armonica al piano
.

Inizia con il brano Things Have Changed, premio oscar per il film Wonder Boys, e il classico She belongs to me del 1965 (Bringing It All Back Home).
Prosegue con Duquesne Whistle, primo estratto da Tempest del 2012, al piano e con Tangled Up in Blue del 1975 (Blood on the tracks). Prima della pausa esegue Full Moon and Empty Arms, omaggio a Frank Sinatra dall’ultimo album Shadows in the night, pezzo eseguito magistralmente e reso ancora più suggestivo se volgevi lo sguardo al cielo e scorgevi la luna che si faceva largo tra le nuvole.
A gran sorpresa, prima dell’intervallo, saluta il pubblico (“Wow! Bob sa parlare”).

Il concerto riprende con High Water (For Charley Patton), seguito da Simple Twist of Fate, classico del 1975 (Blood on the Tracks).
Gli assoli di armonica  sono eccezionali. Finalmente lo sento suonare dal vivo. Il sogno diventa realtà. Magia.

Prosegue con Scarlet Town sempre tratto da Tempest ed esegue infine Autumn Leaves, prima dei bis.
Ed ecco che esegue il manifesto pacifista Blowing in The Wind (The Freewheelin), che vorresti non finisse mai…sentirla dal vivo  è stato davvero emozionante, quel qualcosa in più che non scorderai mai.
Prima di andare via canta ancora Love Sick.

C’è poco da fare, bisogna essere preparati, bisogna sapere che eseguirà cover dei suoi stessi pezzi: tutto verrà stravolto, riarrangiato, traformando le canzoni in altro, in ogni concerto. Forse è anche questo il bello, altrimenti sarebbe come ascoltare i suoi cd, comodamente a casa.

Di seguito la scaletta:

1. Things Have Changed
2. She Belongs To Me
3. Beyond Here Lies Nothin’
4. Workingman’s Blues #2
5. Duquesne Whistle
6. Waiting For You
7. Pay In Blood
8. Tangled Up In Blue
9. Full Moon And Empty Arms
(intevallo)
10. High Water (For Charley Patton)
11. Simple Twist Of Fate
12. Early Roman Kings
13. Forgetful Heart
14. Spirit On The Water
15. Scarlet Town
16. Soon After Midnight
17. Long And Wasted Years
18. Autumn Leaves
(bis)

19. Blowin’ In The Wind
20. Love Sick

by Liny

Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo e Premio Massimini

Giorni di grande festa quelli della scorsa settimana per gli amanti del teatro a Trieste. Dopo una lunga attesa, era da un anno che lo aspettavamo,  finalmente il musical “Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo” è arrivato nella nostra città.

LGF
Lo scorso mercoledì c’è stato il debutto triestino al Politeama “Il Rossetti”. Venerdì pomeriggio invece nella sala Bartoli del teatro Luca Giacomelli Ferrarini, il Mercuzio di “Romeo&Giulietta”, ha ricevuto il Premio Massimini.

A consegnare il premio a Luca sono stati gli amici di famiglia, Daniela Mazzucato e Max Renè Cosotti, che lo hanno visto crescere.

Motivazione del Premio
Il Premio Nazionale Sandro Massimini a Luca Giacomelli Ferrarini

La Commissione giudicatrice del Premio Nazionale “Sandro Massimini” ha deliberato all’unanimità di assegnare il riconoscimento per il 2014, quindicesima edizione, a Luca Giacomelli Ferrarini, figlio d’arte nel canto e nell’arte, ma serio e preparato professionista per scelta: “Ogni volta che entro in un Teatro e salgo sul palcoscenico sento le farfalle nello stomaco, anche se faccio lo stesso spettacolo da tanti mesi. Ogni volta è come se fosse la prima e sento quell’emozione che mi fa dire sì, è questo lavoro che voglio fare!”.

Il Premio Nazionale Sandro Massimini a Luca Giacomelli Ferrarini è il riconoscimento della sua immensa bravura e del suo talento naturale, ma anche un premio alla comprensione che dietro all’arte c’è comunque una forte e doverosa preparazione artistica e culturale, una costanza nella formazione che non ha mai fine durante la carriera di un artista: concetto che Luca dimostra di conoscere e seguire assiduamente.

Luca nasce a Villafranca di Verona nel 1983. Figlio di Alida Ferrarini, soprano di fama internazionale, cresce tra i camerini e i palcoscenici. Respira fin da piccolo il profumo del teatro. Di questo profumo si è innamorato ben presto trasformando la passione per il teatro in possibilità di dilettare con semplicità la gente. Oggi è un performer perfetto in tutte le sue componenti: canto, recitazione e danza.
La madre gli ha insegnato “ad amare l’Arte, la bellezza della vita e tutte quelle piccole cose, umili e silenziose ma profonde come il mare – afferma il veronese Luca Giacomelli Ferrarini. – A lei dedico il mio Mercuzio”.

Durante la cerimonia, Luca ha dimostrato di nuovo la sua sensibilità, emozionandosi nel ricordare i suoi genitori:  “questo premio lo dedico a loro, spero siano orgogliosi di me”.
Ragazzo semplice, dolce e disponibile con tutti per foto e autografi.
Dopo la premiazione ha cantato ” Your Eyes” dal musical “Rent”. Bravissimo.

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Sabato sera finalmente è arrivato il grande giorno: assistere al musical ” Romeo&Giulietta – Ama e cambia il mondo”.

Un crescendo di emozioni. Spettacolo che ci ha veramente coinvolto. Bravissimi tutti, meritata standing ovation!!! Intense interpretazioni, stupendi costumi, minuziosi e ricchi di dettagli. Musiche e coreografie trascinanti,  con scenografie meravigliose. I testi bellissimi:

Romeo – Se io profano, con la mia mano indegna, questa reliqua sacra le mie labbra sono pronte a rendere più molle con un tenero bacio e ruvido tocco.

Giulietta – Buon pellegrino, voi fate troppo torto alla vostra mano, che ha mostrato in ciò la devozione che si conviene.

Romeo – Dunque, lascia che le labbra facciano queòòp che fanno le mani, se non vuoi che la fede cambi in tormento; ferma, ferma non muoverti intanto che io raccolgo il frutto della mia preghiera.

(si baciano)

Romeo – Ecco, le tue labbra hanno purgato le mie del loro peccato.

Giulietta – Allora è rimasto sulle mie labbra il peccato che esse hanno tolto alle vostre.

Romeo – Il peccato delle mie labbra colpa dolcemente rimproverata, rendimi dunque il mio peccato.

(si baciano ancora)

 Felici per questo regalo di compleanno anticipato, proprio da favola^^

Liny&Smarty

Brilla una nuova Stella!

Da mercoledì 11 marzo anche l’attore Jim Parsons, lo straordinario Sheldon Lee Cooper di The Big Bang Theory, ha la sua Stella ad Hollywood, sulla “Walk of Fame”.

Ebbene sì, brilla una nuova Stella! Congratulazioni Jim. Meritatissima.
Noi lo adoriamo, come tutti gli altri personaggi della sit-com.

Alla cerimonia c’erano pure i suoi colleghi : Kaley Cuoco, Melissa Rauch, Mayim Bialik, Johnny Galecki, Simon Helberg e Kunal Nayyar.

Jim non è il primo però…lo scorso ottobre anche Kaley Cuoco ha ricevuto la sua Stella. E brava Penny!

Di seguito alcuni momenti della cerimonia:

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Per finire non potevamo non rendere omaggio a Leonard Nimoy, il vulcanico Spock nella serie di fantascienza Star Trek e salutarlo con la sua celebre frase: “Live Long and Prosper

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Qui sotto Nimoy con Sheldon e gli altri attori :

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(by Liny&Smarty)