La Porta Rossa e Trieste

Serata memorabile quella di mercoledì scorso, per i pochi fortunati che sono riusciti ad acquistare il biglietto per assistere all’ultima puntata della fiction Tv La Porta Rossa, trasmessa sul grande schermo al Cinema Ariston di Trieste.


I biglietti per l’evento infatti sono andati a ruba a tempo di record. Tra questi c’eravamo noi e la nostra amica Annina ed è grazie a lei che abbiamo potuto partecipare a questo sogno.

E’ stata una serata storica per Trieste e i suoi cittadini.

Presenti in sala c’erano gli attori Lino Guanciale (Leo Cagliostro), Valentina Romani (Vanessa) e Pierpaolo Spollon (Filip), il regista Carmine Elia, i produttori e la troupe.

Il regista ha voluto fortemente che la serie fosse ambientata a Trieste, per le sue atmosfere noir e gli scorci segreti e suggestivi. Come dimenticare le scene girate in Porto Vecchio o sull’Ursus, ma anche quelle sul molo Audace, sul tetto delle case del comprensorio di Melara e sulla Napoleonica.

Prima della messa in onda dell’ultima puntata, sul palco hanno parlato il direttore della Rai Fiction Eleonora Andreatta, che ha ringraziato la città di Trieste e ha svelato che ci sarà un seconda stagione (yeppy) ed in più ha precisato che la fiction è stata venduta all’estero.

Poi è stata la volta degli attori presenti. Primo a parlare di sé è stato il timido Filip della fiction (Spollon). Ha rivelato di aver imparato veramente a suonare l’Hang. Fortissima l’entrata in scena di Lino Guanciale. Sembrava proprio di essere ne La Porta Rossa: Vanessa infatti era l’unica che vedeva Cagliostro, il pubblico sentiva solo una voce fuoricampo. Sia Lino Guanciale che Valentina Romani hanno detto di amare in modo particolare Trieste e di volerci vivere. Durante la piccola chiacchierata Lino ci ha spiegato le varie tecniche di “sparizione” di Cagliostro (ci sono state delle scene esilaranti durante le riprese) e poi ci hanno raccontato che all’inizio venivano girate due volte le scene, prima con Cagliostro e poi senza. Con il passare del tempo sono diventati talmente bravi che bastava girarne una sola.

Non poteva infine mancare Federico Poillucci, presidente Friuli Venezia Giulia Film Commission, che ha voluto fortemente questa serata.

E’ stato emozionante vedere l’ultima puntata tutti insieme.

Ci è dispiaciuto che non fossero presenti tutti gli attori protagonisti, in particolare Antonio Gerardi (Rambelli), Andrea Bosca (Jonas) e Ettore Bassi (Piras). 

A fine serata il trio di attori è stato disponibilissimo a rilasciare autografi e foto e a scambiare due chiacchere.

Vogliamo credere che Trieste ha un nuovo guardiano, Leo Cagliostro, il quale controlla la città dall’alto dell’Ursus! Gli scorci di Trieste sono gli occhi di Cagliostro.

…e per fortuna la fine non esiste


Liny&Smarty

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SHORTS- International Film Festival 2016

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L’altro lunedì, il 20 giugno, c’è stata la conferenza stampa di presentazione di SHORTS- International Film Festival ! Ve ne volevo parlare già il giorno stesso ma non trovavo le parole, e non le ho trovate fino ad oggi!

Come l’anno scorso non ho partecipato come uditrice, giornalista o qualsiasi altra figura professionale ma da VOLONTARIA!

Ebbene sì, dopo l’esperienza alla cieca dell’anno scorso e con alcuni altri festival durante quest’anno alle spalle stavolta non vedevo l’ora che uscisse la notizia della ricerca di volontari per la nuova edizione ed è arrivata via mail dalla nostra Resp. Lisa!
Inutile dire che non ho esitato a dare la disponibilità e due settimane fa c’è stata la riunione organizzativa per far conoscere il Festival a chi intraprende questa esperienza per il primo anno, per spiegare gli appuntamenti e gli eventi legati e per raccogliere le disponibilità di ognuno!

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Conferenza stampa SHORTS – International Film Festival 2016

Il programma non ve lo sto a raccontare nel dettaglio perché ci sono i programmi in giro, le locandine degli eventi e trovate il programma nel dettaglio sul sito di Maremetraggio.

Eventi riguardanti anche bambini e ragazzi che li coinvolgeranno in prima persona come Short for Sweets laboratorio gestito da Francesco Filippi per creare la sigla di SweeTs4Kids, esperienza riconfermata per il secondo anno legata al filone principale della proiezione di Corti in Piazza Verdi, ma che vedrà come giurati… i bimbi, la Carica dei 101 come è stata simpaticamente chiamata dagli addetti ai lavori!

Riconfermati alcuni sponsor come Bakel e Trieste Caffè che daranno il nome a due dei premi per i vincitori per i migliori corti e riconfermato il premio Mattador per la miglior sceneggiatura.

“Nuovo” sponsor della manifestazione è il Punto Enel in Galleria Tergesteo, dopo un anno di pausa dalla collaborazione, che riprende il ruolo con sempre maggiore entusiasmo e che ha messo a disposizione alcuni spazi della sede già per la conferenza stampa e dove si terranno alcuni incontri durante il Festival!

Le altre sedi della manifestazione sono Piazza Verdi dove come già detto ci sarà la proiezione dei Corti, il Cinema Ariston (dove potrete spesso trovare me) dove avrà luogo la proiezione delle Nuove Impronte film cosiddetti “Lunghi” degni di nota.

Alcuni titoli: I cormorani e Arianna con Valentina Carnelutti già attrice ne La pazza gioia di Virzì.

In apertura delle serate quest’anno ci sarà un omaggio ad Andrea Segrè, che terrà anche un laboratorio negli ultimi giorni di Festival, mentre protagonista della Prospettiva sarà Matilda De Angelis.

Cos’è la prospettiva? Un focus su un attore o un’attrice (in questo caso) giovane ma che si è già distinta per carattere e talento. Qualcuno di voi l’avrà vista nei panni di Ambra in Tutto può succedere fiction Rai o nel film Veloce come il vento co-protagonista con Stefano Accorsi.

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In realtà all’inizio del post non volevo parlarvi del programma ma poi mi son fatta prendere la mano. Quello che volevo sottolineare invece era cosa mi ha fatto trovare le parole per raccontarvi di questa “nuova” esperienza, se vi fosse rimasta la curiosità (forse anche no).

Quello che mi ha portato l’entusiasmo a mille nonostante la stanchezza è la possibilità di vivere giornate come quella di ieri, la bellezza di un gruppo che viene da vissuti diversi ma appassionati dal cinema e dal vivere un’esperienza diversa.

Che collabora senza conoscersi, tra risate e caldo alla costruzione delle urne per le votazioni di corti e “nuove impronte” o che si trova a preparare le schede di valutazione e poi finisce la giornata a chiaccherare di sé davanti a un aperitivo…
Ecco..questo troverete in questi giorni oltre gli appuntamenti del festival un gruppo di giovani appassionati ed entusiasti, preparati e pronti ad accogliervi e a rispondere a qualsiasi dubbio e curiosità…vi aspettiamo!

E in bocca al lupo e buon lavoro a noi!

by Annette

FIORE

Lo scorso martedì sera abbiamo partecipato con Annette, alla visione di FIORE, di Claudio Giovannesi, primo film del ciclo ´I film della Critica´ al Cinema Ariston a Trieste. Ha partecipato al Festival di Cannes alla 48esima edizione della Quinzaine des Réalisateurs, conquistando il pubblico e critica. È stato presentato da Beatrice Fiorentino, giornalista freelance, critico cinematografico (SNCCI). Racconta il desiderio d’amore di Daphne, ragazza adolescente e della forza di un sentimento che infrange ogni legge.

Giovannesi anche in questo film, come in Alì ha gli occhi azzurri, si è ispirato al cinema di Pier Paolo Pasolini. Ha scritto la sceneggiatura insieme allo sceneggiatore Filippo Gravino e alla scrittrice Antonella Lattanzi. La fotografia è di Daniele Ciprì.

È un film verità, che parla a tutti, al mondo. Parla di una storia d’amore inaspettata, nata in carcere, vi è un lato oscuro, ma rimane viva l’innocenza, la purezza. È un inno alla libertà, racconta la realtà del carcere, di situazioni estreme, è un film documentale, anarchico. Film pieno di poesia, con musiche ben scelte, calzanti alla fotografia.

Trama

Racconta la storia di Daphne (Daphne Scoccia), una ragazza detenuta in un carcere minorile per aver commesso piccoli furti. Nonostante nel penitenziario ragazzi e ragazze siano tenuti divisi, Daphne si innamora di Josh (Josciua Algeri) con cui comunica attraverso le sbarre e grazie a lettere scambiate di nascosto durante i pasti nella mensa comune. Daphne non ha avuto un’infanzia facile, ha vissuto sulla sua pelle l’assenza del padre (Valerio Mastandrea) anche lui era detenuto in carcere, ora ai domiciliari, a casa della compagna (Laura Vasiliu).

Gli attori sono emergenti, alle prime armi; gli unici professionisti sono Valerio Mastrandrea e Laura Vasiliu. Il regista ha voluto mantenere i nomi degli interpreti.

Ha cercato di rappresentare il carcere come un luogo che prima ancora della libertà, priva le persone della possibilità di essere amate.

Ha raccontato anche il rapporto tra padre e figlia, la sofferenza di Daphne, il suo sguardo malinconico, la voglia di fuggire, di ritornare bambina e agire di pancia, senza pensare alle conseguenze… l’amore tra i due ragazzi si vede nell’attesa di incontrarsi, negli sfioramenti delle mani, piena di poesia è la scena delle bolle, una scena d’amore cinematograficamente forte.

Dopo tanti anni di film di genere, vediamo crescere un nuovo cinema in Italia, film sociali e politici. Stiamo vivendo una rinascita del cinema d’autore, grazie ai sceneggiatori, che dei buoni osservatori del reale.

Alla fine del film c’è stato un piccolo dibattito con il pubblico in sala e ci hanno dato appuntamento a ShorTS (Festival internazionale di cortometraggi italiani e stranieri) che si terrà durante la prima settimana di luglio a Trieste. Novità di quest anno la sezione ´Nuove Impronte´ dedicata ai lungometraggi di opere prime del cinema italiano.

Smarty&Liny

Uno per tutti in anteprima nazionale al cinema Ariston di Trieste

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Uno per tutti

Un film di Mimmo Calopresti, tratto dall’omonimo libro del giornalista Gaetano Savatteri.
Ambientato in una Trieste metropolitana, sospesa tra passato e presente, un po’ come lo sono i protagonisti di questa storia: Fabrizio Ferracane (Gil), Giorgio Panariello (Vinz), Thomas Trabacchi (Saro) e Isabella Ferrari (Eloisa), Luca Baroni (Teo) e Irene Casagrande (Greta).

Prodotto da Minerva Pictures, in collaborazione con Rai Cinema, distribuito da Microcinema.

Una storia corale, che non può lasciare indifferente lo spettatore.
Una storia che fa incontrare dopo circa trent’anni tre amici d’infanzia, i quali per tutto il tempo hanno tenuto nascosto un segreto.
Ecco che si presenta il conto da saldare

Tutto ha inizio quando il figlio di uno dei tre finisce in prigione dopo una rissa, nella quale un giovane rimane gravemente ferito.

Il vero protagonista è il senso di responsabilità. Avere il coraggio di prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Un argomento già trattato anche in un altro film “I nostri ragazzi” di Ivano De Matteo.

Il film sarà nelle sale dal 26 novembre. Ieri sera in anteprima nazionale al cinema Ariston di Trieste. Presenti in sala il regista e alcuni attori del cast.
L’anteprima è stata organizzata da FVG Film Commission con la collaborazione de La cappella Underground e Trieste Film Festival.
Prima della proiezione del film il regista Mimmo Calopresti e il produttore Gianluca Curti hanno ricevuto il premio “Zone di Cinema”. Al termine si è svolto un mini dibattito con il pubblico presente in sala e gli attori Thomas Trabacchi, Fabrizio Ferracane e Luca Baroni.

by Liny

 

Il ragazzo invisibile – di Gabriele Salvatores

Il ragazzo invisibile – anteprima nazionale

Vi scrivo ancora fresca di emozioni che ho vissuto ieri sera al The Space Cinema di Trieste! Ho assistito all’anteprima nazionale de “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores con Ludovico Girardelli, Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio. Novità per noi nel suo genere fantasy!

Man mano che i minuti passavano e le sequenze trascorrevano sullo schermo è stato un susseguirsi di stupore! Inizialmente l’intervento del regista seppur rimanendo pochi minuti, ha trasmesso la sua semplicità e grandezza, assieme al protagonista, simpaticissimo, arrivati direttamente dal red carpet! Già la musica d’apertura mi ha dato l’impressione che il film sarà un “buon” film e poi è comparso sul grande schermo il canal Ponterosso, pura meraviglia, e il mare, il nostro mare, per proseguire con la trama, dove troviamo Michele alla costante ricerca di un costume da supereroe per sentirsi più forte e superare le prime difficoltà della vita da adolescente!

Non vi voglio dire altro, vi lascio nell’attesa, specialmente del finale, che suspence!

Lo potrete vedere in tutti i cinema a partire dal 18 dicembre, ma anche potete acquistare il libro della Salani Editore oppure il fumetto della Panini Comics, proprio ce n’è per tuttii!

Alla prossima

By Smarty

DEVIL’S KNOT- FINO A PROVA CONTRARIA

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Tre giovani vite che si intrecciano con altre tre vite. Ecco cosa racconta DEVIL’S KNOT- FINO A PROVA CONTRARIA (114min) – Regia di Atom Egoyan.

Più che un film, è un documentario che vuole cercare di far luce su quello che è accaduto in una cittadina rurale degli Stati Uniti, nel 1993.

Tre bambini brutalmente uccisi. Tre adolescenti accusati troppo frettolosamente, solo perché diversi, perché non inseriti nella comunità. Una tragedia nella tragedia. Questo è quello che è accaduto a West Memphis (Arkansas).

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Tutto ha inizio quel maledetto 5 maggio del 1993. Quando in un pomeriggio qualsiasi, tre ragazzini di 8 anni (Christopher Byers, Stevie Branch e Michael Moore) escono a fare un giro in bicicletta nel quartiere e non fanno più ritorno a casa. Vengono trovati morti il giorno seguente, sul fondo del fiume del vicino bosco di Robin Hood. Nella cosidetta “Gola del Diavolo”. I bambini erano nudi e avevano mani e piedi legati con i lacci delle loro scarpe. Questo ha fatto subito pensare ad un rituale satanico, tanto più che in quello stesso luogo in precedenza sono stati rinvenuti segni di pratica di magia nera.

Dopo il ritrovamento l’intera comunità ovviamente è sconvolta. Le indagini purtroppo risulterano superficiali e frettolose. Troppo facile accusare tre adolescenti emarginati (Damien Echols, Jessie Misskelley Jr. e Jason Baldwin) arrestati un mese dopo e processati nonostante l’assenza di prove.
Solo dopo 18 anni sono stati rilasciati, dopo la deposizione della richiesta di habeas corpus, ovvero pur dichiarandosi innocenti, hanno riconosciuto che le accuse a loro carico erano fondate. Si sono dunque professati colpevoli, rinunciando così alla possibilità di fare causa allo Stato per gli anni ingiustamente trascorsi in prigione.

Sia Ron Lax (interpretato da Colin Firth), un investigatore privato del luogo, che Pam Hobbs (Reese Witherspoon), la madre di uno dei bambini scomparsi, però hanno il sospetto che nulla o non tutto è come appare.
Guardando il film infatti non ci si può non porsi delle domande: dov’è il confine tra apparenza ed essere? Sacro e profano? Giusto e sbagliato? Troppo spesso purtroppo l’ignoranza, la chiusura verso l’altro, il diverso, prevale.

Questo fatto di cronaca ha sconvolto non solo la cattolica e conservatrice comunità di West Memphis, ma un’intera Nazione. Quattro in tutto i documentari che sono stati girati in passato:

– Paradise Lost: The Child murders at Robin Hood Hills;
– Paradise Lost 2: Revelations;
– Paradise Lost 3: Purgatory;
– West of Memphis.

E’ uscito pure un libro edito da Einaudi, Il buio dietro di me di Damien Echols.
Anche la rivista Rolling Stone nè ha parlato, nel numero del 25 novembre 2005, quello con in copertina Bob Dylan
.

La locandina del film

(Liny)

LA DESOLAZIONE DI SMAUG – capitolo secondo de “Lo Hobbit”

Durante queste propizie vacanze natalizie (finalmente non avevamo l’assillo di svegliarci all’alba per andare a lavorare) abbiamo fatto letteralmente un’abbuffata di nani, elfi, hobbit e stregoni. Avremmo voluto fare a meno di orchi, goblin e quant’altro come i ragni (ma quanto sono brutti!?!). Ma ci siamo imbattute piacevolmente nel grande, il magnifico Smaug, come lo ha definito Bilbo (Martin Freeman), il drago sotto la Montagna.
Ebbene si, oltre a rivedere non so quante volte alla tv il primo capitolo de “Lo Hobbit” – Un viaggio inaspettato,
infatti mai è poi mai ci si può stufare di guardare “Lo Hobbit”, abbiamo ammirato al cinema il secondo capitolo (visto due volte, una in 3D, quasi quasi ci andiamo ancora una volta: è tutta un’altra cosa ammirare la Terra di Mezzo sul grande schermo).

Ovviamente il film non è del tutto fedele al libro. Se lo fosse stato in vari punti, crediamo, sarebbe stato noioso o per meglio dire sottotono. Più di qualche tolkeniano avrà storto il naso, dopo la visione (vedi l’elfa Tauriel – Evangeline Lilly). Ma a noi nell’insieme ci è piaciuto e tanto!

Peter Jackson ha saputo mettere quà e là scene divertenti. Memorabile la fuga da Bosco Atro con i nani e Bilbo nei barili, attaccati dagli orchi e aiutati da Legolas e Tauriel, si vedeva lontano un miglio che era esageratamente fuori dalle righe: l’elfo che salta sulle teste dei nani, tutte le freccie lanciate chissà come vanno sempre a segno, per non parlare del nano che dentro al barile rimbalza sugli orchi di turno facendosi strada. Vedere Orlando Bloom in azione fa sempre bene agli occhi!


A nostro avviso è riuscito a render benissimo il cambiamento che avviene in Bilbo. Come ha ben detto Gandalf, Bilbo non è più lo stesso hobbit che aveva lasciato la Contea. Pian piano si sta insinuando in lui una forza malvagia, quella dell’Anello.

Che dire di Pontelagolungo (Esgaroth)? Son riusciti a ricostruire una Venezia in miniatura, in stile medievale. Tutti quei ponti, canali, imbarcazioni. Le immagini trasudavano di umidità, com’è giusto che fosse. Qui troviamo Bard (Luke Evans), che avrà molto da dire e soprattutto fare nell’episodio finale (vedi le freccia nere, forgiate nella fornace del Re nano, sotto la Montagna e l’arco di tasso).
Più di qualcuno avrà avuto da ridire sull’inserimento dell’elfa Tauriel. Probabilmente si è vero, non c’era bisogno di aggiungere un personaggio a questa magnifica storia. Però almeno il nostro nano preferito, Kili (Aidan Turner), non era più in secondo piano, anzi! Peccato però che per farlo abbia dovuto rimanere ferito. E  chi sé nè importa se la scena in cui Tauriel lo guarisce ricorda tanto quella di Frodo con Arwen in “La compagnia dell’Anello”.

E poi c’è Smaug, l’immenso Smaug, fatto a nostro avviso davvero bene. Riempiva letteralmente lo schermo con la sua grandezza, maestosità. Smaug è doppiato nella versione inglese dall’altrettanto mostro di bravura Sherlock sul piccolo schermo, Benedict Cumberbatch (in quella italiana da Luca Ward). Promossa a pieni voti la sua interpretazione. Infatti Benedict non da solo voce a Smaug, ma anche corpo, prestando i i suoi movimenti. Bilbo riesce a stabilire un contatto con lui, permettendogli di non essere mangiato.

Infine ciliegina sulla torta è il cameo di PJ, come faceva il “maestro del brivido” Hitchcock. Lo si vede all’inizio del film, per le strade di Brea, davanti alla locanda del puledro impennato (ricorda tanto il cameo de “La Compagnia del’Anello”, infatti anche li si trovava a Brea, sotto la pioggia, all’arrivo di Frodo e degli altri hobbit). Anche nel precedente film lo aveva fatto: era un nano e si trovava nella città di Erebor, mentre veniva distrutta da Smaug.

(Liny&Smarty)