Dell’amore e di altri demoni: 21° incontro

«Sono convinto che sia stato un ordine di Dio» concluse.
«Vuole dire che ha ritrovato la fede» disse Abrenuncio.
«Non si smette mai di credere del tutto» disse il marchese. «Il dubbio persiste»

dell'amore e di altri demoniIl libro scelto per l’incontro del GdL stavolta è Dell’amore e di altri demoni per ricordare il Gabo, Gabriel Garcia Marquez.
Romanzo ispirato da un fatto di cronaca, da un’esperienza vissuta in prima persona dall’autore, che giovane giornalista si reca nel Convento di Santa Clara. E’ il 1949.

Pura poesia. Raccontato con delicatezza. Sensi e sentimenti travolti. Sembra di essere lì con i protagonisti. Vedere, toccare con mano, provare le loro sensazioni/emozioni. Molto realistico: si sentono gli odori, profumi, il calore…
In sottofondo c’è anche un senso di tristezza, impotenza che non si può fare niente per la piccola ragazzina. Quando si legge sembra che il tempo si sia fermato intorno a te. Infatti vuoi sapere a tutti costi come va a finire.

La storia.
Siamo sulla costa caraibica della Colombia, tra Cartagena e Santa Marta, ai tempi dell’Inquisizione del Santo Uffizio. Luogo non certo “da favola”, anzi per niente ospitale, per il caldo asfissiante, malattie portate dagli schiavi che giungevano dall’Africa, i quali lottando son riusciti comunque a mantenere vive le loro tradizioni (culturali, linguistiche e culinarie).
Gli schiavi venivano visti come una sorta di incarnazione del Demonio, da parte degli europei cristiani, rifugiatisi nelle colonie oltreoceano, dalla Spagna.

Protagonista in assoluto è Sierva Maria, piccola gracile creatura, dai capelli rossi, lunghi, lunghissimi che per un voto fatto dalla schiava-capocasa Domina de Adviento ai suoi Santi di concederle la grazia di vivere (è nata infatti settimina, con il cordone ombelicale intorno al collo, non vivrà le avevano detto), la piccola non si sarebbe tagliata i capelli fino alla sua notte di nozze.

E’ trascurata dai genitori. La madre (Bernarda) non la voleva, aveva paura di ucciderla. La piccolina si trasferì nel cortile degli schiavi dove era amata quasi venerata da loro (le tramandano i loro antichi usi e costumi).
Era una bimbetta silenziosa, quasi uno spettro. La madre le mise un sonaglio.

Tutto cambia il giorno del suo dodicesimo compleanno. Mentre si trova al mercato, sembra abbia contratto la rabbia dal morso di un cane randagio, con una stella bianca sulla testa. Accade al Quartiere Getzemani, dopo il ponte levatoio. E’ un luogo proibito perché, lì ci sono i lebbrosi.
Nonostante non presenti segni evidenti della malattia, viene sottoposta a trattamenti di santoni/mediconi, i quali hanno solo che peggiorato la situazione.

Il padre di Sierva, il Marchese Ygnazio di Casalduero cercò di creare un contatto con la figlia (aprile di buoni presagi):

Dal colle di San Lázaro vedevano a oriente le paludi fatali, e a occidente l’enorme sole rosso che sprofondava nell’oceano in fiamme. Lei gli domandò cosa ci fosse dall’altra parte del mare, e lui le rispose: “Il mondo”.
Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l’amore poteva tutto.
“È vero” le rispose lui, “ma farai bene a non crederci”

Un giorno però il Marchese viene convocato dal Vescovo:

“Le idee non sono di nessuno” disse. Disegnò in aria con l’indice una serie di cerchi continui e concluse:
“Volano lì in giro, come gli angeli”

Il Vescovo sa che il Marchese ha smesso di credere in Dio. Riesce a convincerlo che la ragazzina sia indemoniata (visto che il corpo non può essere salvato, almeno l’Anima…)

Incredulità resiste più della fede, perché si sostenta dei sensi

Viene quindi convinto a rinchiuderla in un convento di suore di clausura (il convento di Santa Clara) per paura che sia indemoniata. E’ la Domenica delle Palme, 93 giorni dopo che è stata morsa dal cane,. Rinchiusa in un padiglione/carcere usato durante il periodo dell’Inquisizione.
Qui incontra un esorcista, un giovane prete gesuita che è come un figlio per il Vescovo del paese.
Attraverso lui, la piccola scopre l’Amore. Infatti nonostante l’esitazione iniziale, Sierva vede in lui l’unica persona che “si occupa” di lei, l’unico appiglio che ha, l’unica Speranza, via di fuga per la Salvezza, per ritornate ad essere di nuovo libera.

Padre Cayetano Delaura che ha 36 anni, una chioma nera con un ciuffo bianco in fronte, bibliotecario, iniziava ad essere ossessionato, rapito da lei, la pensava sempre, le veniva in sogno:

“Per te, nacqui, per te ho la vita, per te morirò e per te muoio” attraverso Garcilaso

“Talvolta attribuiamo al demonio certe cose che non capiamo, senza pensare che possono essere cose di Dio che non capiamo”
Anche se non fosse posseduta da alcun demonio” disse, “questa povera creatura ha qui l’ambiente più propizio per diventarlo.

Passando del tempo con lei capisce che non è indemoniata. Semplicemente l’hanno lasciata crescere con gli schiavi imparando i loro usi e costumi. Quello che non si conosce, si teme, fa paura.

La ragazzina raccontò che fece un sogno. Lo stesso che fece il gesuita, prima di accettare l’incarico. Quello con la neve e il grappolo d’uva…

Padre Cayetano Delaura, trova nel medico Abrenuncio un alleato per provare a salvare la ragazzina.

A meno che quella creatura mi sia stata imposta dallo Spirito Santo per mettere alla prova la forza della mia fede

Ecco che l’Amore che prova per la ragazzina lo fa “impazzire”… E’ il demonio, il più terribile di tutti

Il suo cuore era sempre volto verso Sierva María, e neppure così gli bastava. Era convinto che non ci sarebbero stati oceani né montagne, né leggi della terra o del cielo, né potere dell’inferno che potessero allontanarli.
Quando indugio a contemplare il mio stato e a guardar la strada lungo cui mi hai condotto…Io finirò per abbandonarmi senza arte a chi saprà perdermi e finirmi.

Ma, nella terza nicchia dell’altare maggiore, dalla parte del Vangelo, ecco la notizia. La lapide schizzò via in pezzi al primo colpo della zappa, e una chioma viva di un color rame intenso si sparse fuori dalla cripta…sulla lapide di marmo corroso dal silnitro era leggibile solo un nome senza cognomi: Sierva Maria de Todos los Angeles. Dispiegata a terra, la chioma splendida era lunga ventidue metri e undici centimetri.                                                                                                                                                                                                                       (by Liny)