Dell’amore e di altri demoni: 21° incontro

«Sono convinto che sia stato un ordine di Dio» concluse.
«Vuole dire che ha ritrovato la fede» disse Abrenuncio.
«Non si smette mai di credere del tutto» disse il marchese. «Il dubbio persiste»

dell'amore e di altri demoniIl libro scelto per l’incontro del GdL stavolta è Dell’amore e di altri demoni per ricordare il Gabo, Gabriel Garcia Marquez.
Romanzo ispirato da un fatto di cronaca, da un’esperienza vissuta in prima persona dall’autore, che giovane giornalista si reca nel Convento di Santa Clara. E’ il 1949.

Pura poesia. Raccontato con delicatezza. Sensi e sentimenti travolti. Sembra di essere lì con i protagonisti. Vedere, toccare con mano, provare le loro sensazioni/emozioni. Molto realistico: si sentono gli odori, profumi, il calore…
In sottofondo c’è anche un senso di tristezza, impotenza che non si può fare niente per la piccola ragazzina. Quando si legge sembra che il tempo si sia fermato intorno a te. Infatti vuoi sapere a tutti costi come va a finire.

La storia.
Siamo sulla costa caraibica della Colombia, tra Cartagena e Santa Marta, ai tempi dell’Inquisizione del Santo Uffizio. Luogo non certo “da favola”, anzi per niente ospitale, per il caldo asfissiante, malattie portate dagli schiavi che giungevano dall’Africa, i quali lottando son riusciti comunque a mantenere vive le loro tradizioni (culturali, linguistiche e culinarie).
Gli schiavi venivano visti come una sorta di incarnazione del Demonio, da parte degli europei cristiani, rifugiatisi nelle colonie oltreoceano, dalla Spagna.

Protagonista in assoluto è Sierva Maria, piccola gracile creatura, dai capelli rossi, lunghi, lunghissimi che per un voto fatto dalla schiava-capocasa Domina de Adviento ai suoi Santi di concederle la grazia di vivere (è nata infatti settimina, con il cordone ombelicale intorno al collo, non vivrà le avevano detto), la piccola non si sarebbe tagliata i capelli fino alla sua notte di nozze.

E’ trascurata dai genitori. La madre (Bernarda) non la voleva, aveva paura di ucciderla. La piccolina si trasferì nel cortile degli schiavi dove era amata quasi venerata da loro (le tramandano i loro antichi usi e costumi).
Era una bimbetta silenziosa, quasi uno spettro. La madre le mise un sonaglio.

Tutto cambia il giorno del suo dodicesimo compleanno. Mentre si trova al mercato, sembra abbia contratto la rabbia dal morso di un cane randagio, con una stella bianca sulla testa. Accade al Quartiere Getzemani, dopo il ponte levatoio. E’ un luogo proibito perché, lì ci sono i lebbrosi.
Nonostante non presenti segni evidenti della malattia, viene sottoposta a trattamenti di santoni/mediconi, i quali hanno solo che peggiorato la situazione.

Il padre di Sierva, il Marchese Ygnazio di Casalduero cercò di creare un contatto con la figlia (aprile di buoni presagi):

Dal colle di San Lázaro vedevano a oriente le paludi fatali, e a occidente l’enorme sole rosso che sprofondava nell’oceano in fiamme. Lei gli domandò cosa ci fosse dall’altra parte del mare, e lui le rispose: “Il mondo”.
Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l’amore poteva tutto.
“È vero” le rispose lui, “ma farai bene a non crederci”

Un giorno però il Marchese viene convocato dal Vescovo:

“Le idee non sono di nessuno” disse. Disegnò in aria con l’indice una serie di cerchi continui e concluse:
“Volano lì in giro, come gli angeli”

Il Vescovo sa che il Marchese ha smesso di credere in Dio. Riesce a convincerlo che la ragazzina sia indemoniata (visto che il corpo non può essere salvato, almeno l’Anima…)

Incredulità resiste più della fede, perché si sostenta dei sensi

Viene quindi convinto a rinchiuderla in un convento di suore di clausura (il convento di Santa Clara) per paura che sia indemoniata. E’ la Domenica delle Palme, 93 giorni dopo che è stata morsa dal cane,. Rinchiusa in un padiglione/carcere usato durante il periodo dell’Inquisizione.
Qui incontra un esorcista, un giovane prete gesuita che è come un figlio per il Vescovo del paese.
Attraverso lui, la piccola scopre l’Amore. Infatti nonostante l’esitazione iniziale, Sierva vede in lui l’unica persona che “si occupa” di lei, l’unico appiglio che ha, l’unica Speranza, via di fuga per la Salvezza, per ritornate ad essere di nuovo libera.

Padre Cayetano Delaura che ha 36 anni, una chioma nera con un ciuffo bianco in fronte, bibliotecario, iniziava ad essere ossessionato, rapito da lei, la pensava sempre, le veniva in sogno:

“Per te, nacqui, per te ho la vita, per te morirò e per te muoio” attraverso Garcilaso

“Talvolta attribuiamo al demonio certe cose che non capiamo, senza pensare che possono essere cose di Dio che non capiamo”
Anche se non fosse posseduta da alcun demonio” disse, “questa povera creatura ha qui l’ambiente più propizio per diventarlo.

Passando del tempo con lei capisce che non è indemoniata. Semplicemente l’hanno lasciata crescere con gli schiavi imparando i loro usi e costumi. Quello che non si conosce, si teme, fa paura.

La ragazzina raccontò che fece un sogno. Lo stesso che fece il gesuita, prima di accettare l’incarico. Quello con la neve e il grappolo d’uva…

Padre Cayetano Delaura, trova nel medico Abrenuncio un alleato per provare a salvare la ragazzina.

A meno che quella creatura mi sia stata imposta dallo Spirito Santo per mettere alla prova la forza della mia fede

Ecco che l’Amore che prova per la ragazzina lo fa “impazzire”… E’ il demonio, il più terribile di tutti

Il suo cuore era sempre volto verso Sierva María, e neppure così gli bastava. Era convinto che non ci sarebbero stati oceani né montagne, né leggi della terra o del cielo, né potere dell’inferno che potessero allontanarli.
Quando indugio a contemplare il mio stato e a guardar la strada lungo cui mi hai condotto…Io finirò per abbandonarmi senza arte a chi saprà perdermi e finirmi.

Ma, nella terza nicchia dell’altare maggiore, dalla parte del Vangelo, ecco la notizia. La lapide schizzò via in pezzi al primo colpo della zappa, e una chioma viva di un color rame intenso si sparse fuori dalla cripta…sulla lapide di marmo corroso dal silnitro era leggibile solo un nome senza cognomi: Sierva Maria de Todos los Angeles. Dispiegata a terra, la chioma splendida era lunga ventidue metri e undici centimetri.                                                                                                                                                                                                                       (by Liny)

 

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Cecità : 8°incontro

Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono

La lucerna del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è sano allora il tuo corpo è tutto nella luce, ma se è malato anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada che la luce che è in te non sia tenebra. –  Luca 11: 34-36

L’ottavo incontro del gruppo di lettura ha visto come protagonista indiscusso il romanzo di José Saramago (premio nobel per la letteratura portoghese), Cecità. Più che un romanzo, si può definirlo un saggio. Infatti il titolo in lingua originale  del libro è  Ensaio sobre a Cegueira, ovvero Saggio sulla Cecità. La parola saggio  è stata tolta, in modo da raggiungere più lettori possibili, altrimenti sarebbe risultata a prima vista una lettura difficile, per i più.
Di questo libro c’è una specie di seguito, che ancora non ho avuto il piacere di leggere e si intitola Saggio sulla lucitidà. In esso ritroviamo più di un personaggio.

Da questo libro è stato tratto anche un film del 2008, dal titolo omonimo, Cecità (Blindness), con la bravissima Julianne Moore ad interpretare e dar voce alla coraggiosa moglie del medico.

In questo libro c’è uno stile particolare: assenza di dei due punti per indicare l’inizio di un dialogo tra i protagonisti. Al loro posto viene usata la virgola. inoltre i protagonisti non hanno nome proprio. Tutti sono chiamati in modo impersonale: la moglie del medico, il medico, la ragazza dagli occhiali scuri, il vecchio con la benda,e il ragazzino strabico e così via.

Leggendo questo libro, si ha fin dalle prime pagine un senso di inquietudine, di disorientamento. Se succedesse veramente quello descritto da Saramago? Da un momento all’altro tutti diventassimo cechi? La vita di tutti i giorni, le dinamiche che si verrebbero a creare, andrebbe proprio così? Io credo proprio di si. Bisognerebbe ricominciare da capo. Ricominciare ed imparare a “muoversi” nel mondo con un senso in meno (quindi passare da 5 a 4).
Sarebbe una sorta di “riprogrammazione” dell’intera Umanità.
All’inizio, quando ancora non si sa la causa, non si sa come si viene contagiati, è normale che scoppi il panico tra la popolazione. Infatti nessuno sa cosa fare, come comportarsi. Il disorientamento è la prima sensazione che si prova.
Poi quando ci si rende conto che pian piano tutti o quasi stanno diventando cechi, inizia un senso di consapevolezza, di accettazione di questa drammatica situazione. Forse non si può ritornare indietro, ritornare a ricquistare la vista, quindi bisogna convivere con questa specie di malattia.
Ma è davvero una malattia? oppure è una questione di volontà incondizionata di non “vedere”, di non voler vedere perché ormai indifferenti a tutto e a tutti? L’anima di molti è come se fosse diventata cieca.

In alcune parti mi ha ricordato Il deserto dei tartari di Buzzati, l’attesa, l’aspettare che succedesse qualcosa. Ma anche Il signore delle Mosche di Golding, quando ormai nelle città tutti si comportavano come selvaggi, quando la gente non si comportava più civilmente, tornando ad uno stato quasi primitivo, dove prevale il più forte che è anche il più delle volte cattivo, crudele. Dove ogniuno pensa per se, a salvare la propria vita. Tutti tranne la moglie del medico.

Toccante il passo dove la moglie del medico incontra un cane, arrivato dal nulla per asciugare le lacrime di noi uomini, ormai allo sbando, guidandoci verso la Salvezza.

(Liny)

Solaris : 16° incontro

SOLARIS è un pianeta che gravita intorno a due Soli, uno rosso e uno azzurro. E’ un unico ammasso di neutrini pensanti, dalla forma di un immenso oceano.

Interagisce con gli astronauti venuti in missione sul pianeta per scoprire se c’è vita e se è possibile viverci.
Varie missioni si sono succedute (in passato c’è stato un boom di esplorazioni, che hanno portato alla produzione di notevoli fonti scritte: libri ora salvati in una enorme biblioteca, che si trova all’interno dell’ultima stazione rimasta)

Situata nel cuore della Stazione, la biblioteca non aveva finestre ed era il punto meglio isolato di tutta la corazza d’acciaio. Forse per questo mi ci sentivo a mio agio malgrado l’evidente fiasco delle mie ricerche. Gironzolando per l’immensa sala mi fermai davanti a un enorme scaffale alto fino al soffitto, pieno zeppo di libri.

Kelvin Chris, il protagonista, va a vedere cosa succede sul pianeta. Scopre ben presto delle “anomalie” , stranezze che succedono su Solaris. Ha infatti la visione reale della moglie Hayren, morta suicida anni prima.

Sembra che il pianeta riesca a leggere cosa c’è nascosto nella mente umana, scandagliandola, passandola ai Raggi X, per far tornare in superficie tutto quello dimenticato, perché troppo doloroso, talvolta, mettendoci alla prova, mettendoci davanti a tutte le nostre paure/fobie.

Ecco che gli scienziati sono costretti a lottare con esse, a lottare quindi contro se stessi, contro la propria “pazzia”. Ma possiamo/no davvero considerarli/si pazzi?
Tutti i nostri pensieri, paure, se si materializzassero veramente, diventando reali; se tutto questo fosse possibile, sarebbe una cosa davvero sconvolgente, destabilizzante per chiunque.

Sicuramente la stazione ha quel qualcosa di claustrofobico. Infatti i protagonisti si muovono solo all’interno delle quattro mura. Non hanno contatti con l’esterno, c’è una iterazione solo tra i ricercatori e le proprie visioni. Ognuno reagisce a proprio modo alle visioni. Kelvin esasperatamente cerca una risposta ai propri dubbi e alle proprie incertezze. Questo lo porta anche a cercare di non commettere gli stessi errori fatti in passato con la moglie, quando vivevano sulla Terra, anche se sa che non veramente Lei.

Possiamo definire questo libro, un romanzo psicologico/filosofico, scritto nel 1961, in piena guerra fredda. L’autore è il polacco Lem, ironia della sorte il suo cognome è come l’acronimo del modulo lunare (Lunar Excursion Module).
La Sellerio ha ristampato integralmente questo capolavoro di fantascienza.

Ci sono state due trasposizioni cinematografiche: una nel 1971 del regista russo Tarkowskije e la più recente del 2002, dello statunitense Soderbergh con Clooney a interpretare Kelvin.
Per capire meglio l’addestramento al quale sono sottoposti gli astronauti, vi consiglio di guardare, per chi non lo avesse ancora visto, Gravity (sempre con George Clooney e Sandra Bullock).

Il punto è: la fonte di questo campo è esterna rispetto al visitatore, oppure sta all’interno del suo corpo? Afferri la differenza?

(by Liny)

Tenera è la notte : 15°incontro

TENERA è LA NOTTE, Tender is the Night, tratto da un verso dell’Ode all’usignolo di John Keats (protagonista del film Bright Star).
Scritto nel ’34 da Francis Scott Fitzgerald. Pubblicato dopo varie versioni: ci sono voluti 9 anni per arrivare al romanzo definitivo (la traduzione forse non ha reso giustizia al romanzo stesso). Al 28° posto nella classifica dei 100 migliori romanzi in lingua inglese del XX secolo.

Significato del titolo: due termini contrastanti. Tenera, accogliente è la notte. L’oscurità che avvolge i protagonisti, Dick e Nicole, è dolce.
L’intero romanzo sembra ripercorrere le vite di Scott e Zelda, riflettendo il loro rapporto: dolcezza-amore, in contrapposizione con la malattia di lei e la depressione di lui (troviamo i Fitzgerald in Midnight in Paris).
Dick e Nicole vivono un rapporto difficile, ma entrambi sanno che hanno bisogno uno dell’altro. Hanno trovato un loro equilibrio = INTERDIPENDENZA. Ha funzionato per molto tempo. Dalle pagine si percepiva il loro amore. Erano considerati la coppia ideale: carismatici, magnetici, tutti erano attratti da loro.
Il romanzo è strutturato in tre libri: leggendo il primo è tutto molto enigmatico. Si ha un’idea dei personaggi completamente diversa rispetto a quella avuta in seguito. Tutto era sfarzoso, snob, solo feste.
Siamo negli anni venti, l’età del Jazz, i ruggenti anni.
FSF non è ricco, ma vuole a tutti i costi partecipare alla vita mondana. La vita di Dick corre parallela a quella di Scott: sono un tutt’uno.
Non riusciamo a sentir nostra la sua vita, le sue scelte, il suo modo di porsi nella società.

Peccato non aver letto anche l’unico romanzo di Zelda “Lasciami l’ultimo valzer“. Avremmo forse capito meglio le dinamiche.

Nel romanzo c’è una costanza della morte o comunque di episodi tragici (es. spari nella stazione; negro ucciso in albergo; crisi di Nicole, che si trova nel bagno dell’albergo, quando Dick le ha portato una coperta sporca di sangue: le ricorda forse il suo trauma? o il bagno rappresenta per lei l’unico posto dove non ha bisogno del marito/medico?; la morte del padre di Dick; o ancora la gelosia di Nicole nei confronti di Rosemary).
Nel romanzo c’è spazio anche per un duello che ricorda quello di Lermontov/Puskin (cap 10, libro I).

Periodo storico: siamo subito dopo la I GM, tempi difficili, si ha voglia solo di dimenticare, di divertirsi. Ma è un’illusione: la tristezza del conflitto si va ad aggiungere a quella procurata dal materialismo dilagante. Protagonisti sono la lost generation (generazione perduta, termine cognato da Hemingway, in Fiesta) Di quegli anni ricordiamo Dos Passos , Steinbeck, Miller…Hemingway e FSF stessi.

…Guarda quel ruscello: potremmo raggiungerlo in due minuti. C’è voluto un mese agli inglesi per raggiungerlo: un intero impero che camminava molto lentamente, moriva sul fronte, e avanzava passo passo. E un altro impero indietreggiava, molto lentamente, qualche centimetro al giorno, lasciando i morti come un milione di tappeti insanguinati…

Gli anni che vanno dal ’18 al ’29 rappresentano una parentesi felice, ma è un periodo costruito su basi deboli.
La psichiatria “va alla grande”. Forse le diagnosi delle malattie venivano fatte con troppa facilità. Più che Nicole è la società ad essere malata.

Dick in tutto il romanzo è il “Salvatore”: riesce a sistemare qualsiasi situazione, con i suoi modi gentili, la sua cultura. E’ preso troppo da questo mondo. Quando alla fine decide di abbandonarlo, per lui è finita. Dick “recita” dunque una parte. Forse il suo essere medico l’ha aiutato a capire più facilmente i bisogni degli altri, quello che agli altri serve. C’è troppa superficialità in questo ambiente: infatti quando ad aver bisogno di un aiuto è Dick, lo lasciano solo. Dick rappresenta il simbolo di una classe che ormai è decaduta.

Vi sono ferite aperte, a volte ridotte alle dimensioni di una punta di spillo, ma sempre ferite. I segni della sofferenza sono confrontabili piuttosto con la perdita di un dito o della vista di un occhio. Possiamo non perderli neanche per un minuto all’anno, me se li perdessimo non ci sarebbe niente da fare.

Perché sposa Nicole, sua paziente? Vuole forse vincere una “battaglia facile”, perché pensa che non ci sarà mai un rapporto alla pari?
Dick “usa” Nicole come paravento, si nasconde. Dà a lei la colpa per non aver avuto successo nella sua carriera di medico = INTERDIPENDENZA.
FSF sfrutta i dialoghi sentiti durante le feste, la sua vita, per scrivere libro = parallelismo con Dick, che sfrutta la malattia di Nicole, per scrivere il suo libro di psichiatria.
La diagnosi medica di Nicole è corretta? Forse no. Forse era solo bipolare (nessuno può non rimanere indifferente, dopo aver subito il suo forte trauma).
Il denaro fa la differenza? Per la sorella di Nicole, Baby, si. Pensa che con esso può sistemare tutto.
Leggendo si nota poca politically correct.
Gli anni ’20 rappresentano l’inizio della “conquista” americana. Vengono ad investire i propri soldi nel vecchio continente. Sono i nuovi nobili. C’è una lotta di classe tra ricchi e poveri (il nuovo film Elysium descrive bene questo contrasto). Si vengono a creare dinamiche più complesse. Ogni classe sociale fa vita a sé. Vivere come loro, senza fare niente tutto il giorno, è in fin dei conti difficile. Ci si annoia. Probabilmente per questo tutto è portato all’eccesso. C’è l’impressione che ci sia qualcosa dietro ai vari episodi raccontati da FSF. Se li ha voluti riportare devono aver rappresentato qualcosa (es. il racconto dell’episodio avvenuto a Roma, con i tassisti, è successo realmente: Scott è stato scambiato per un pedofilo).

Il trio di donne al tavolo rappresentava bene l’enorme continuo mutamento della vita americana. Nicole era la nipote di un capitalista americano che si era fatto da sé e nipote di un conte della casa dei Lippe Weissenfeld. Mary North era la figlia di un tappezziere che lavorava a giornata e discendente del presidente Tyler. Rosemary proveniva dal cuore della media borghesia, catapultata dalla madre tra le favolose vette di Hollywood.

Suddiviso in 3 libri, ci sono dei flashback. C’è più suspance, infatti il primo libro ti fa credere una certa storia, poi tutto cambia.
Nel secondo libro c’è una specie di FLUSSO DI COSCIENZA: tutto è ricollegato. Molto cinematografico, sembra di vedere le scene di montaggio, dove una scena è sfumata dentro l’altra.
Nel terzo libro, Dick grazie al vino veritas, mostra la sua vera personalità, il suo vero “Io”. Dick non accetta di non essere più al centro dell’attenzione di Nicole. Lo destabilizza, non è più sicuro di sé (ma siamo sicuri che ora Nicole è in grado di camminare con i propri piedi, oppure ha solo sostituito Dick con Tommy?).

Non si sa mai quanto spazio si occupa nella vita degli altri.
Il caso era concluso. Il dottor Diver era in libertà.

 (by Liny)

                                                            

La vedova scalza : 14°incontro

Libro molto bello, a mio avviso. Lettura veloce. Anche se in alcune parti è scritto in dialetto sardo, il senso del discorso non é di difficile interpretazione. Anzi rendeva ancora meglio, a mio avviso, l’intento che voleva esprimere l’autore.
Libro crudo, aspro. Dove la donna ha il ruolo principale, la quale non si arrende di fronte a niente. Racconta il grande Amore, con la A maiuscola, che c’è tra Mintoia “femmina malasortata” e Miccheddu “il banditu”. La forza del loro amore non ha rivali. Nonostante gli ostacoli che hanno dovuto superare, dalla diffidenza iniziale delle loro famiglie d’origine, per il loro amore troppo precoce, al fatto che Miccheddu è considerato un “cattivo”, che con il tempo lo ha costretto a darsi alla macchia, a nascondersi, fino alla scoperta di Mintoia dell’esistenza di un figlio illegittimo del marito, e alla sua macabra uccisione (Me lo portarono a casa un mattino di giugno, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale … Lo stesi sul tavolo di granito del cortile, quello che usavamo per le feste grandi, e lo lavai col getto della pompa … Pthù! Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto per strappargli il cuore con le mani e prenderlo a calci come una palla di stracci!).

La storia si svolge tra la fine della prima guerra mondiale e il periodo fascista, in Sardegna, nella Barbagia arcaica e primitiva : A Taculè e Laranei i cristiani vivono di rabbia e illusioni. La rabbia la ostentano in ogni occasione come un vestito da festa. Le illusioni le coltivano come i vigni di un filare, pur sapendo in anticipo che daranno solo frutti amari, e vino risposo che accorcia le esistenze.

Il libro è una specie di lunga lettera-testamento, scritta da Mintoia, dall’Argentina, dove si era rifugiata dopo aver compiuto la tanto agoniata vendetta del suo Amore e portando in grembo il frutto di essa.

«Vola, colomba bianca vola, diglielo tu, che tornerò. Dille, che non sarà più sola…»

così cantava la paralitica, vicina di casa di Itriedda, nipote di Mintoia, mentre leggeva la lettera arrivata da lontano.
In essa la zia racconta la sua vita, molto difficile, la quale per fortuna ha anche qualche risvolto positivo, come la lettura. Questo grazie al suo primo maestro di vita, il catalano Ramiro, che le insegna a leggere e scrivere e successivamente a tziu Imbece che le regala tutti i suoi libri, comprati con i risparmi di una vita, prima di morire.

Ogni capitolo finiva con una filastrocca, che riporto qui sotto:

Canta, mannai, canta!
Mortu ana a Micheddu irgannau che unu mannale onco bos apergiana su cherveddu a corfos de istrale.  

Canta, verdone, canta forte,
perché da noi la morte chiama morte! 

Canta, mannai, canta!
Mintonia, Mintoniedda comò chi iscis a leghere e iscrivere ma pro no suffrire depes imparare a bolare.

Canta, mannai, canta!
In Laranei e Taculè su bundu caminata ape su bundu picata su volu e d’incorrata che unu crapolu.

Canta, mannai, canta!
A duru duru durudai chi s’amore de custos zovaneddos no morgiata mai menzus si morgiata sa regina e su re a duru duru durusè

Canta, mannai, canta!
A sa zente vona e laboriosa vida longa e meda de cada cosa. A zente limbuda e manicantina vida curza e dolores de inchina.

Canta, mannai, canta!
In cada pride v’ata unu bundu in cada bigotta chentu bagassas er gasi chi girata su mundu chin sas avulas e sas trassas.

Canta, mannai, canta!
Cando apo vidu su mare mi so posta a cantare a cantare a fattorina comente a Tanielle Chisina cando su vinu l’achiata dilliriare prima de sinde dormire in cucina.

Canta, mannai, canta!
Nitta, Nitta, malevadada corros de beccu e de crapitta chi sas manos tuas di ses rughinada. 

Canta, mannai, canta!
E s’imbidia e sa gelosia vatini sambene e disarmonia.

Canta, mannai, canta!
Maria vola vola pica su libru e vae a iscola pica sas launeddas e impare a sonare si chères a d’ispassiare. 

Canta, mannai, canta!
Thilicherta, thilicherta babbu tuo est in cherta  mama tua est morinde thilicherta vaedinde.

Canta, mannai, canta!
Barabumbella barabumbare si ses sanu d’achene ammacchiare si ses maccu di ponene in s’aitare.

Canta, mannai, canta!
S’amore es zecu e surdu in cada cuzone lassata unu burdu pro ammentare chi es perdiscione.

Canta, mannai, canta!
A bandidare vi cherete astuzia a istudiare volontade a trabagliare vi cherete passenzia a campare libertade.

Canta, mannai, canta!
Riorròi riorròi ajò, ca ballamus in sa corte. Riorròi riorròi ballamus sa vida e peri sa morte. Riorròoi riorròi.

Canta, mannai, canta!
Eminas vonas eminas malas tottus uguales e iscavesciadas.

Canta, mannai, canta!
A duru duru a lu cantare su modo nostru de nos vendicare su modu connotu de sapunare s’offesa in punta e lesorgia a manu tesa. A duru duru a lu cantare.

Canta, mannai, canta a boche sola per me!
Mintonia, Mintonia ciocula bodia, ciocula ciena in s’abbasantera tridicu e avena in sos occios tuos tristura e pena.

La vedova scalza, fa vincere a Salvatore Niffoi il Premio Campiello nel 2006. Di lui in seguito leggerò sicuramente La leggenda di Redenta Tiria e l’ultima sua fatica Pantumas, dove viene raccontata un’altra grande storia d’amore, di fedeltà che neanché la morte è riuscità a cancellare.

(by Liny)

Nebbia : 9°incontro

Niebla di Miguel de Unamuno, pubblicato nel 1914.

Augusto il protagonista viveva in uno stato di sonnolenza, pensa che sia tutto un grande sogno. Si desta da questo torpore solo quando i suoi occhi incrociano lo sguardo della bella Eugenia (di professione pianista).

Solo in quel istante scopre cosa significa essere innamorati, provare amore.

Il risveglio porta in lui però anche molti dubbi : da cosa si capisce di essere innamorati? Cos’è l’amore? Chi sono le donne?

Tutte queste domande lo portano a pensare, a fare lunghi monologhi con il suo fedele amico Orfeo (un cagnolino trovatello bisognoso di cure…chissà perché l’autore lo ha chiamato proprio così?).

In tutti questi discorsi Augusto dubita anche di vivere una vita reale, gli sembra tutto un Grande Sogno.

Non si sente molto fortunato. Questo suo stato d’animo inquieto lo porta  a confidarsi anche con il suo più caro amico Victor, durante le consuete partite a scacchi. In una di queste, Victor gli dice che vuole scrivere un romanzo, ma non uno canonico, ha deciso di inventato un nuovo genere:  Nivola, dove i personaggi “godono di vita propria”, nel senso che fanno un po’ quello che voglio.

Augusto, poi, disperato vuole uccidersi, ma prima di farlo vuole parlare con uno studioso della “materia”, Unamuno stesso, il quale ha scritto una specie di Saggio sul suicidio. Durante quell’incontro Augusto scopre una cosa che lo sconvolgerà, portandolo a dubitare dell’esistenza dello stesso autore.

 


Soltanto nella solitudine si sentiva lui, soltanto nella solitudine poteva dire a se stesso , forse per convincersene “io sono io”. Con gli altri, mescolato alla folla affaccendata o distratta, non sentiva se stesso. 


E pensare è dubitare e niente altro che dubitare; si crede, si sa, s’immagina senza dubitare; né la fede né la conoscenza né l’immaginazione ammettono il dubbio, e anzi il dubbio le distrugge; però non si pensa senza dubitare. Ed il dubbio che, per mezzo della fede e della conoscenza, le quali sono qualcosa di estatico, di quieto, di morto, crea il pensiero, che è dinamico, inquieto e vivo.


…mentre ciascun uomo possiede la propria anima, tutte le donne hanno una sola e medesima anima, un’anima collettiva…

 

(by Liny)

Dune : 13°incontro

L’acqua è l’inizio di ogni vita.
Ogni esperienza porta in sé una lezione.
In tutte le cose c’è un ritmo che è parte del nostro universo.
Chi può distruggere la spezia, la controlla.

“Dune” di Frank Herbert. Fa parte de “Il Ciclo di Dune”, costituito da 6 romanzi di fantascienza.

Dune conosciuto anche come pianeta Arrakis. Landa desertica, inospitale, dove c’è pochissima acqua. L’unica risorsa, il Melange o Spezia, di importanza estrema, una sostanza in grado di allungare la vita, cambiare la percezione di chi né fa uso (doti di preveggenza). Ma è anche essenziale per navigare, usato dalla Gilda Spaziale, che manovra le enormi astronavi per il commercio e la comunicazione in tutti i pianeti dell’impero. La spezia inoltre è usata sia dai Mentat (computer umani) che dalle Bene Gesserit (una sorta di setta religiosa femminile, per scovare la verità, le quali perseguono un unico fine: evolvere la specie umana verso una forma superiore attraverso una selezione genetica, a volte spregiudicata, per giungere allo Kwisatz Haderach “colui che può essere in molti luoghi contemporaneamente”, un essere i cui poteri mentali gli consentono di arrivare a concepire più dimensioni, come quella del tempo e viaggiare mentalmente attraverso di esso).

Dune non appartiene a nessuna casa nobiliare. In seguito viene affidato al Duca Leto Atreides e alla sua famiglia, composta dal figlio quindicenne Paul e dalla sua concubina Lady Jessica.

Lasciato il loro pianeta, Caladan, gli Atreides si rendono conto dell’inospitalità della loro nuova “casa”. Vengono a contato con la popolazione locale, i Fremen, i quali vivono nei sietch e indossano le tute distillanti che permette loro di non sprecare nessuna goccia d’acqua. Ma anche con i Vermi, detti Creatori, che possono raggiungere lunghezze anche di centinaia di metri. Si imbattono nelle tempeste di sabbia, le quali distruggono qualsiasi cosa. Per muoversi e trasportare la spezia appena raccolta, usano gli ornitotteri, particolari velivoli.

Ben presto gli Atreides si rendono conto che c’è un complotto contro di loro: l’Imperatore vuole distruggerli, ma non agendo in prima persona. Usa infatti un “traditore”, il dottore Yueh, il quale a sua volta escogita un piano per uccidere il Barone Harkonnen, nemico giurato degli Atreides.

Entrano in “gioco” vari personaggi, tra cui Liet Kines, il planetologo, custode del segreto dei Fremen. Da anni, infatti, sono impegnati in un processo di profonda trasformazione ecologica del loro pianeta. L’obiettivo è di rendere l’ambiente più accogliente per gli umani.

Paul e Jessica, riescono a salvarsi anche grazie all’aiuto dei Fremen, che li accolgono nella loro tribù. Con il tempo Paul capisce che è lui “il Messia” tanto atteso. Attraverso i suoi poteri di prescienza intravede varie possibilità, tra cui la rivincita degli Atreides sui nemici, ma anche una guerra santa, la jihad, eserciti pronti a seminare il terrore attraverso la galassia inneggiando il suo nome.
Trova un modo per evitare la jihad, sfruttando una tempesta di sabbia e usando le bombe atomiche. Riesce a far arrendere l’Imperatore, minacciandolo di distruggere tutte le basi che contengono il Melange (“colui che distrugge e quello che controlla”). Lo costringe ad abdicare, diventando Paul il nuovo Imperatore e sposando Irulan, sua figlia, solo per convenienza, poiché il suo amore appartiene solo a Chani, una ragazza fremen.   

Questo il resoconto non nel dettaglio del lunghissimo romanzo.
Da esso hanno tratto anche un film omonimo, “Dune” del 1984, regia di David Lynch. Tra gli interpreti troviamo pure Sting, nella parte del nipote del Barone Harkonnen, Linda Hunt, la Hetty di “NCIS Los Angeles”, ma anche Kyle MacLachlan, l’agente speciale dell’FBI in “Twin Peaks” e Dean Stockweel, l’osservatore de “In viaggio nel tempo”.

Varie le tematiche trattate: dall’ecologia, alla politica, alla religione, fino alla psicologia. In più usati molti termini arabi, come jihad, Muad’ib, sietch, che ricordano tanto il deserto.

(by Liny)