B49 SUPER

Edizione super quella della Barcolana targata 49. Record di presenze quelle registrate nel 2017 : più di duemila imbarcazioni a vela, precisamente 2101, hanno permesso a Trieste di diventare la regata più affollata di sempre nel mondo.

L’edizione di quest’anno ha visto come vincitore assoluto la Spirit of Portopiccolo dei fratelli Benussi, che si aggiudicano la vittoria per il secondo anno consecutivo ma con due imbarcazioni diverse (nel 2016 si sono presentati con Alfa Romeo).

B49

Tanti gli eventi collaterali che hanno caratterizzato l’edizione 49 : mostre, spettacoli, concerti, fuochi d’artificio la sera prima della regata.
A farci visita pure le Frecce Tricolore che hanno disegnato sul cielo di Trieste il tricolore più grande in assoluto. Peccato però che quel giorno eravamo entrambe rintanate in ufficio sob. Abbiamo ben sentito il grande rombo degli aerei sia durante le prove che durante l’esibizione.

Vele nel golfo di Trieste

Ci siamo rifatte con lo spettacolo ‘Luci e suoni’ in Porto Vecchio : Trieste, una città dal grande destino non dal mare ma di mare.

La particolarità è la proiezione sugli edifici di immagini e video, in questo caso sulle facciate del Magazzino n.26

Bora e Carso i narratori che hanno accompagnato lo spettatore alla scoperta della storia di Trieste, passando per la letteratura fino a ricordare i personaggi storici che hanno vissuto nella nostra città, da Casanova a Joyce. Quest`ultimo ha iniziato a scrivere il romanzo Ulisse proprio a Trieste.

Chi voleva poteva visitare anche l’Osservatorio Astronomico oppure la mostra del vento Progetto 120: i venti arrivano spediti ovvero una collezione di refoli provenienti da tutto il mondo, divertenti no?

Inoltre e stata data la possibilità di conoscere la vita e l`attività di Lelio Luttazzi (manoscritti, partiture, fotografie accompagnano il visitatore negli anni `50 -`70).

Fino a meta febbraio il Magazzino delle idee ospita la mostra Maria Teresa e Trieste. Storia e cultura della città e del suo porto. Noi ci andremo prossimamente.

Cosi ci piace vivere la nostra città

Smarty&Liny

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Mazzantini e Castellito : la vita, tra scrittura e cinema

Nella serata di sabato 16 settembre Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto hanno incontrato i lettori di Pordenonelegge2017 al Teatro Verdi. A far da mediatore Paolo Di Paolo che li ha incalzati con una serie di domante riguardanti vari temi, dal teatro al cinema fino alla letteretura.

In primis il Teatro

La Mazzantini è passata dall’esser attrice a dedicarsi alla scrittura. Iniziò col scrivere proprio opere teatrali. Racconta che del teatro ricorda soprattutto il silenzio prima di salire sul palcoscenico ma anche le prove. Ad un certo punto si è sentita bloccata, vede davanti a sé un muro. Ha capito di dover esprimere con la scrittura quello che sentiva, da qui iniziò scrivere racconti.

Castellito invece ha nostalgia del teatro, si ricorda il rigore che c’era e i viaggi con la sua vecchia 112.

Proseguendo con l’incontro viene chiesto a Margaret Mazzantini… Chi era la ragazza che ha scritto il Catino di zinco? …Ha iniziato a scrivere il suo primo romanzo durante i viaggi che la portavano fino a Roma dalla periferia…in esso viene narrato il rapporto stretto che c’è tra una ragazzina e la nonna.

Scrivo con la voglia di restituire dignità a qualcuno che è hai margini. Ho sempre voluto e voglio scrivere per loro. Fremo. MM

Valigia

Castellito vede il ragazzo che muove i suoi passi prima sul palcoscenici e poi sul set. Lui è stato prima di tutto allievo, aveva la smania di imparare.
Entrambi non si sono resi conto che volevano fare gli scrittori, di romanzi l’una, di sceneggiature l’altro.

Castellitto afferma che solo dopo essersi accorto della bellezza di Dissotterrare le immagini che sono nascoste dietro le parole ha iniziato a scrivere le sceneggiature. Ora rappresenta i racconti della Mazzantini.

Ecco che le due Valige hanno iniziato a confondersi con il film Non ti muovere storia di Timoteo e Angela.

Certe parole odorano, ma anche puzzano …ho sentito l’umidità nel vedere la scena durante la pioggia, quando c’è stato l’incontro con l’uomo con il palloncino rosso in mano. SG

Accudire ed essere accuditi

Tema che ritroviamo anche in Venuto al mondo qui tra una madre e un figlio e in Non ti muovere tra un padre e una figlia. Sono speculari e ancora attuali, veri. Sta succedendo ancora oggi, ci sono guerre, profughi. La Mazzantini iniziò a leggere e a raccogliere dentro un baule le immagini, i ritagli di articoli di giornali, che raccontavano la guerra a Sarajevo e dintorni, per lei è un baule orribile. Afferma giustamente che le generazioni sono malate dopo una guerra, bisogna raccogliere la sporcizia, le cartacce.

Il figlio della guerra, rappresenta l’amore, dal male si raccoglie sempre un fiore.

Ricorda che sono successe anche cose magiche: il gelato alla crema aromatizzata alla banana è ed esiste veramente.

Lasciarsi stupire. Più è vuoto uno spazio più è pieno, lo puoi riempire. MM

L’incontro si conclude parlando degli ultimi loro lavori.

Fortunata un film senza un libro dietro, c’è solo la sceneggiatura. La Mazzantini ci racconta che ha scritto una bozza di romanzo, chissà se un domani lo sviluppi in un vero e proprio libro. Sergio Castellitto ci racconta che per il film cercava una luce incendiata, che rivelasse il sudore. Ha scelto quindi un giallo, reale simbolico, che rappresenti la calura.

La luce è l’inchiostro della scrittura. MM

Splendore è l’ultimo libro scritto da Margaret. Qui la Mazzantini descrive un corpo che di colpo diventa uno scorcio da cui passa la luce, afferma che la vita va avanti nel suo cessante splendore.

 

Alla fine dell’incontro i lettori hanno potuto incontrare la Mazzantini per firmare le copie delle sue opere. Ci siamo messe in fila anche noi e quando è stato il nostro turno, vedendoci ci ha chiesto se abbiamo letto Manola, le protagoniste sono gemelle come noi.

Smarty&Liny

 

Storie di amicizia a PordenoneLegge2017

Abbiamo inaugurato il nostro PordenoneLegge2017 sabato 16 settembre con l`incontro Amicizia e viaggi.
Prima pero ci siamo fatte un bel giretto per il centro della città, tra vie e stradine dove il colore predominante era ovviamente il giallo, colore caratteristico di questo festival del libro. Ogni vetrina, negozio, bar ricordava la mascotte di questa edizione: l`asino.
Poco prima di avviarci all’incontro, con la nostra fidata compagna di scorribande, Annette, ci siamo recate in un bar vicino al Teatro Verdi: siamo state attratte dall’insegna del caffè Illy. Li ci siamo imbattute casualmente in Luca Bianchini (dovevate vedere il nostro stupore). Lui gentilissimo, abbiamo scambiato qualche parola e ci siamo dati appuntamento all’incontro.A moderare l’incontro tra i due scrittori, Francesco Musolino, che ha avuto il suo bel da fare per tenere a bada Luca Bianchini e Federica Bosco, due con un carisma e personalità fuori dall’ordinario.
Il filo rosso che lega i due libri e l’amicizia, un sentimento importante nella vita di ognuno di noi ed entrambi i libri iniziano nel 1987 : destino.
Bianchini ha deciso di scrivere il suo romanzo Nessuno come noi dopo aver trovato un suo vecchio diario, la Bosco invece ha voluto scrivere Ci vediamo uno di questi giorni per cercare di superare e in qualche modo convivere con il lutto di una persona a lei cara.
Nessuno come noi
Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente.
In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati “Tre cuori in affitto”, come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita.
L’equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall’arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po’ arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze.
A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l’appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell’adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell’amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando “non dovrebbe”.
In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze.
Ci deviamo uno di questi giorni
A volte per far nascere un’amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina che da quel giorno sono come sorelle, anche se non potrebbero essere più diverse. Caterina è un vulcano di energia, non conosce la paura. Ludovica, invece, nella sua vita non lascia nessuno spazio per il rischio. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po’ di responsabilità nei giorni caotici dell’amica. È un equilibrio rimasto intatto dall’infanzia alla maturità, attraverso l’adolescenza. Anche quando Caterina è rimasta incinta: quel bambino lo hanno allevato insieme. Per Ludovica è il figlio che non ha avuto per paura di rompere il muro di certezze dietro cui si è trincerata. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalla vita, che a volte fortifica, a volte travolge all’improvviso. Dopo un’esistenza passata a sorprendere l’amica, ora è Caterina ad avere bisogno che Ludovica faccia una cosa inattesa e un po’ folle.
Finito l’incontro gli scrittori hanno incontrato il pubblico per firmare le copie dei libri. Quando è arrivato il nostro turno Bianchini ci saluta dicendoci “ecco le mie amiche del bar”…quante risate e ci siamo salutati dicendoci che ci rincontreremo presto, noi abbiamo un buon karma. Ancora su una nuvola di miele, ci siamo dirette verso il Teatro Verdi. Erano ormai quasi le 21, abbiamo provato a vedere se c’era la possibilità di assistere all’incontro di Mazzantini e Castellito, avevamo poche speranze…con un po’ di fortuna invece ci siamo riuscite! Ma questa è un’altra storia
Stay tuned!

Liny&Smarty

 

Trieste Next 17 : un mare di scienza

 

Sono stati tre giorni intensi, immersi nella scienza. Dal 21 al 23 settembre Piazza Unità e dintorni si è trasformata in un laboratorio scientifico a cielo aperto, affacciato sul mare.

Tanti gli incontri, laboratori, le conferenze e mostre, organizzate dalle realtà scientifiche presenti in città: Università di Trieste, Sissa, Area Science Park, Ogs, Osservatorio astronomico e tante altre.
Il comune denominatore far conoscere e avvicinare la gente comune alla scienza.
Quest’anno il festival di ricerca scientifica ha rivolto lo sguardo al mare.

Grande successo inoltre per la nave OGSExplora! Durante i 3 giorni dell`evento ha registrato il tutto esaurito con tantissime persone che hanno avuto la possibilità di visitarla e conoscere l`equipaggio.

Classificata “classe ghiaccio”, ovvero possiede le caratteristiche per poter navigare e acquisire dati in ambienti polari, OGSExplora è una nave per la ricerca italiana. E’ una nave multidisciplinare dotata di laboratori e attrezzature scientifiche che operano in vari campi, dalla geologia, alla biologia marina, geofisica e oceanografia. Ha effettuato spedizioni in tutti i mari del mondo.

Noi non siamo riuscite a prenotare la visita, ma non ci siamo arrese. Dopo aver fatto un giro tra gli stand e visitato le mostre Arte algoritmica e robotica (a cura del Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Università di Trieste e Gruppo 78) dove c`era un simpaticissimo robottino che dipingeva grazie a degli algoritmi, e Con la testa sott’acqua (presentata dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale – OGS e Area Marina Protetta di Miramare), siamo andate a cena e finito abbiamo provato a vedere se c’era la possibilità di salire a bordo. Con un po’ di pazienza e un pizzico di fortuna ci siamo riuscite!

La visita è stata molto interessante. Abbiamo potuto vedere le varie zone della nave: il salone utilizzato per le riunioni, sala da pranzo o per i momenti di svago, la sala di navigazione e i laboratori dove si imposta la rotta da seguire e dove vengono raccolti i dati sul sottosuolo, sul fondale ecc. Poi siamo andati in sala macchine e siamo saliti sulla poppa, dalla quale viene messa a mare tutta la strumentalizzazione scientifica per fare le rilevazioni (dalla rosette per la raccolta di campioni di acqua, al cavo sismico, fino al carotiere per i campionamenti del fondale marino). Infine siamo saliti fino al ponte di comando, dove abbiamo potuto conoscere il Capitano, che ci ha illustrato tutti gli strumenti di navigazione.

OGSExplora e stata costruita nel 1973, di proprietà tedesca, ora italiana. Lunga più di 72 metri e larga quasi 12. Stazza lorda di 1408 GT, ha un`autonomia di circa 30 giorni e può raggiungere una velocità di 11 nodi. Dopo la ristrutturazione può ospitare fino a 24 ricercatori e tecnici oltre ai 18 membri dell`equipaggio.

In tutto ha effettuato 10 campagne in Antartide, l`ultima conclusasi lo scorso marzo. E’ considerata un riferimento a livello internazionale per ricerche geofisiche e oceanografiche.

Grande il nostro entusiasmo, speriamo di risalirci presto!


Liny&Smarty

 

 

Giacobbo a Link 2017


Anche quest’anno Trieste ospita Link, Premio Luchetta Incontra il Buon Giornalismo in piazza della Borsa.

E’ come “un grande giornale da leggere e da sfogliare insieme” lo definisce così la curatrice Francesca Fresa. Ed è proprio vero, ognuno ha la possibilità di partecipare ai dibattiti con i giornalisti che di solito ascoltiamo alla radio, vediamo alla TV o leggiamo sulla stampa.
Noi abbiamo deciso di assistere all’incontro di Roberto Giacobbo mediato dal giornalista Pietro Spirito. È stato invitato a presentare il suo ultimo libro “Ad un passo dall’Apocalisse” ma ha parlato anche di altro. Qui trascriviamo di getto le impressioni raccolte in un pomeriggio di fine aprile…

Afferma che noi possiamo creare dei vortici positivi, i quali creano altrettanti vortici positivi che possono coprire i vortici negativi che gravitano intorno a noi. Ma dobbiamo farlo tutti. Ci ricorda anche che la nostra diversità è la nostra forza.
Ci racconta poi che il mondo senza l’Italia sarebbe molto “povero”. Basti pensare che nel nostro paese c’è il 75% del Patrimonio artistico-culturale dell’intero pianeta. Difatti l’Italia è un paese di grandi inventori.
A Vojager, programma di cui è autore, è stato fatto un esperimento:
Ad un impiegato durante la sua giornata lavorativa è stato tolto tutto quello che un italiano ha inventato. A fine giornata si è ritrovato praticamente in mutande! Ebbene sì, la tela jeans è originaria di Genova. Per andare a lavorare non ha potuto utilizzare nessun mezzo di trasporto, infatti il motore a scoppio e la bicicletta sono stati inventati rispettivamente da Meucci e da Leonardo Da Vinci. Ed è del fisico italiano Alessandro Volta l’invenzione della pila elettrica, consentendo per la prima volta di ottenere un flusso continuo di cariche in un circuito, cioè una corrente elettrica. Anche l’inventore della macchina da scrivere e del personal computer è italiano. Pure l’MP3 e tutti gli standard più usati per la trasmissione digitale di audio e video, sono stati creati da un ingegnere italiano.
Quando Giacobbo annunciò di voler fare un programma che portasse delle risposte ai misteri, gli è stato detto non riuscirai mai a coinvolgere le persone. Invece si sbagliavano: oltre 3 milioni vedono Vojager e come disse lui “quei folli sono intorno a noi”.

Veniamo al libro:
Il militare russo Stanislav Evgrafovich Petrov a Mosca il 26 settembre 1983 in un condominio di periferia ha disobbedito agli ordini! Eravamo in piena Guerra Fredda.
Non ha avviato la procedura di difesa in caso di attacco nucleare da parte degli Stati Uniti. Ha di fatto impedito la Terza Guerra Mondiale. Lui era uno stratega e ha compreso che qualcosa non andava, la sua esperienza lo ha portato a verificare con attenzione portandolo a considerare falso un messaggio uscito dai più precisi personal computer, per ben venti volte. Ha atteso difatti 30 minuti, si è fidato del suo istinto, pensando fra sé che l’America non può attaccare con soli 5 missili. Era ed è un uomo buono, non voleva essere lui a scatenare la Guerra.
Qualcosa di speciale è accaduto quel giorno.
La piuma di un Angelo ha fatto si che l’uomo che doveva lavorare quel giorno non fosse lo stesso di tutti i giorni. Petrov infatti era un sostituto.
E’ stato punito per non aver lanciato l’allarme e mandato via dall’esercito prima del tempo, così purtroppo non ha avuto gli stessi diritti degli altri militari (se non avesse imparato a riconoscere i funghi che crescono nel bosco intorno a casa sua, sarebbe morto di stenti).

È un uomo ricco di serenità e bellezza a cui dobbiamo tutto!
Meriterebbe il Nobel per la pace.

La pace viene creata da uomini che stanno in silenzio.
Ha voluto raccontarci la storia di suo nonno, Giovanni di Bassano del Grappa, alpino. Durante la guerra, ha mandato via gli altri soldati e li salvò dai tedeschi mentre lui fu ucciso. Se sarebbero rimasti, molte famiglie avrebbero perso i loro cari.

Giacobbo è uno storico, non vuole parlare di politica. Il giornalista deve rispettare l’Etica, non solo per fare giornalismo, ma per vivere.
E’ importante il rispetto, avere umiltà per la provenienza e cultura, stare attenti a cosa e come ci si esprime quando lavori dentro a un mezzo di comunicazione.

A fine intervento, si è fermato per incontrare e scambiare impressioni con il pubblico presente.
Con noi è stato molto gentile, ci ha confidato che ha un rapporto speciale con i gemelli.
Un’ultima curiosità: la prima tiratura del libro ha un errore di battitura sulla quarta di copertina, come capita qualche volta con la data sulle monete. Ebbene abbiamo una rarità fra le mani!
Tanti gli incontri in questi giorni, tante le tematiche trattate. In apertura del Festival tutti i giornalisti presenti hanno lanciato l’appello per la liberazione del documetarista italiano Gabriele Del Grande, arrestato senza alcun motivo e ora detenuto in Turchia dove si è recato per raccogliere materiale per scrivere un libro sui profughi siriani rifugiati.

I giornalisti giovani hanno voglia di raccontare, non hanno paura, vanno sul posto per vedere con i propri occhi

by Smarty&Liny

Lampi di Immagini all’Aim

Abbiamo visitato all’Aim Alinari Image Museum presso il Castello di San Giusto di Trieste la mostra sulla fotografia “Lampi di Immagini”.
Collezione di fotografie conservate negli Archivi Alinari dei fotografi tra i quali Wulz, Pozzar, Zanier, Riccesi.

Potete visitarla fino al 21 maggio, andateci!

Troviamo vedute di Trieste e della nostra regione, paesaggi e ritratti, fotografie scattate tra Ottocento e Novecento, ma anche scatti teatrali di Pozzar e fotografie futuriste e ritrattistiche di Wanda Wulz, sia in versione originale che in digitale.
Il museo è suddiviso in due zone, una dove sono esposte le fotografie stampate e l’altra multimediale, in cui ritroviamo l’immagine. Un contrasto fra due mondi.
Nel museo c’è anche una zona multimediale dove viene spiegata la storia della tecnica fotografica tra analogico e digitale e ci sono postazioni interattive dove puoi cercare una moltitudine di fotografie.
Se dobbiamo darvi un parere, a noi sono piaciute un sacco le fotografie di Wanda Wulz. Specialmente quelle con i suoi amati gatti, particolarissima la foto “Io + gatto” fotografia sovrapposta del suo primo piano con il gatto Pippo.

 

                                                  Smarty  e Liny

La Porta Rossa e Trieste

Serata memorabile quella di mercoledì scorso, per i pochi fortunati che sono riusciti ad acquistare il biglietto per assistere all’ultima puntata della fiction Tv La Porta Rossa, trasmessa sul grande schermo al Cinema Ariston di Trieste.


I biglietti per l’evento infatti sono andati a ruba a tempo di record. Tra questi c’eravamo noi e la nostra amica Annina ed è grazie a lei che abbiamo potuto partecipare a questo sogno.

E’ stata una serata storica per Trieste e i suoi cittadini.

Presenti in sala c’erano gli attori Lino Guanciale (Leo Cagliostro), Valentina Romani (Vanessa) e Pierpaolo Spollon (Filip), il regista Carmine Elia, i produttori e la troupe.

Il regista ha voluto fortemente che la serie fosse ambientata a Trieste, per le sue atmosfere noir e gli scorci segreti e suggestivi. Come dimenticare le scene girate in Porto Vecchio o sull’Ursus, ma anche quelle sul molo Audace, sul tetto delle case del comprensorio di Melara e sulla Napoleonica.

Prima della messa in onda dell’ultima puntata, sul palco hanno parlato il direttore della Rai Fiction Eleonora Andreatta, che ha ringraziato la città di Trieste e ha svelato che ci sarà un seconda stagione (yeppy) ed in più ha precisato che la fiction è stata venduta all’estero.

Poi è stata la volta degli attori presenti. Primo a parlare di sé è stato il timido Filip della fiction (Spollon). Ha rivelato di aver imparato veramente a suonare l’Hang. Fortissima l’entrata in scena di Lino Guanciale. Sembrava proprio di essere ne La Porta Rossa: Vanessa infatti era l’unica che vedeva Cagliostro, il pubblico sentiva solo una voce fuoricampo. Sia Lino Guanciale che Valentina Romani hanno detto di amare in modo particolare Trieste e di volerci vivere. Durante la piccola chiacchierata Lino ci ha spiegato le varie tecniche di “sparizione” di Cagliostro (ci sono state delle scene esilaranti durante le riprese) e poi ci hanno raccontato che all’inizio venivano girate due volte le scene, prima con Cagliostro e poi senza. Con il passare del tempo sono diventati talmente bravi che bastava girarne una sola.

Non poteva infine mancare Federico Poillucci, presidente Friuli Venezia Giulia Film Commission, che ha voluto fortemente questa serata.

E’ stato emozionante vedere l’ultima puntata tutti insieme.

Ci è dispiaciuto che non fossero presenti tutti gli attori protagonisti, in particolare Antonio Gerardi (Rambelli), Andrea Bosca (Jonas) e Ettore Bassi (Piras). 

A fine serata il trio di attori è stato disponibilissimo a rilasciare autografi e foto e a scambiare due chiacchere.

Vogliamo credere che Trieste ha un nuovo guardiano, Leo Cagliostro, il quale controlla la città dall’alto dell’Ursus! Gli scorci di Trieste sono gli occhi di Cagliostro.

…e per fortuna la fine non esiste


Liny&Smarty