Chiacchierando con Alessandro D’Avenia: “Ciò che inferno non è”

Grazie Alessandro D’Avenia per averci regalato un pomeriggio di riflessione e spensieratezza!

Ho avuto la fortuna, invitata dalla mia amica Annina, solita a queste avventure, di partecipare alla presentazione del suo ultimo libro “Ciò che inferno non è” al Teatro Stabile Sloveno di Trieste. Il romanzo racconta l’incontro tra un adolescente, Federico e il suo insegnante di religione padre Pino Puglisi, o 3P, come lo chiamano i suoi studenti. Un incontro che gli cambierà la vita, lo porterà a intraprendere strade nuove, fatte di salite e discese. Quando nel settembre del 1993 padre Pino Puglisi viene ucciso dalla mafia, Federico dovrà prendere una decisione, dovrà difendere “ciò che inferno non è”, con l’amore, come gli ha insegnato 3P. Solo amando si combatte la violenza! Alessandro D’Avenia ha conosciuto alle superiori padre Pino Puglisi, alla notizia della sua morte è rimasto molto colpito, è stato ucciso un uomo che conosceva, che vedeva ogni giorno! Si è trovato davanti la cruda realtà, la violenza, la malvagità, l’orrore della mafia. Ci ha raccontato come sentiva la mafia ancora lontana con la morte del giudice Falcone, avvenuta sull’autostrada che porta a Palermo; guardando la televisione gli è sembrato un film. Invece con la morte del giudice Borsellino si è reso conto che la mafia non era tanto lontana, è entrata in città; ha ancora in mente il tremendo boato che ha sentito nell’estate del 1992. Con la morte di don Pino Puglisi è rimasto tremendamente colpito come la mafia può ammazzare qualsiasi persona risultasse scomoda!

Arrivato con qualche minuto di ritardo e gli do ragione, dopo aver fatto due passi sul “Sentiero del Rilke”, che da Sistiana porta al Castello di Duino, passeggiata che si affaccia sul mare del golfo di Trieste. Da subito è entrato in simpatia col pubblico facendoci sorridere con una battuta sul perché ci siamo rinchiusi in un teatro e non a goderci il primo sole di Primavera. Un numeroso pubblico perlopiù giovani, studenti triestini e non.

Qui sotto vi lascio alcuni miei appunti personali dei suoi “ricordi” e riflessioni. Li ho presi, così, di getto durante la chiaccherata:

…Al centro del libro c’è la città di Palermo, che è la sua città. Una città in cui tutto è incerto e proprio per questo motivo tutto è più vero. Una città che è “tutto porto” e “spasimo”, citando le due parti in cui è diviso il romanzo: per chi arriva è tutto porto, ma per chi è nato è tutta una partenza, è un desiderio di fuga. Questa sensazione la prova ogni persona che è nata in una città di mare, la quale si fa una promessa di infinito, ma poi si rende conto che c’è un limite; la stessa sensazione la prova anche un’adolescente, vede davanti a se tutta la vita; come in Primavera le gemme esplodono, mentre prima restano chiuse chiuse finchè non nascono e mostrano la loro bellezza!

…I giovani si rendono conto che hanno davanti tutta la vita, la promessa dell’infinito. Proprio la parola “adolescenza” deriva da Ad-tensione e Olescenza-pienezza, difatti in quella fase della vita ti rendi conto che puoi avere tutto e sei in tensione.

 …Dobbiamo farci una promessa: la nostra anima, il nostro cuore, la nostra testa devono essere felici. Siamo unici. Troveremo la pienezza grazie ai nostri limiti, difatti troviamo il coraggio di affrontare la vita quando siamo soli a superare i nostri limiti, paure, insicurezze: hai sicurezza in te quando non hai sofferto, se hai vissuto sofferenze ti senti insicuro.

 …Dal latino, “Adsum” – esser presente, coraggioso; “Abest” – non c’è, è lontano

 …Siamo in cerca della completezza. Devi sorridere per ampliare la vita: dobbiamo scegliere bene dove guardiamo, chi guardiamo, a chi dedichiamo il nostro tempo, tempo che non torna più.

 …Farsi tante domande, le risposte arriveranno. Dobbiamo esser curiosi, proprio la parola “curiosità” deriva da prenderci cura; dobbiamo trovare un interesse per stare bene. Tutto è Bellezza.

 …Nell’Odissea: i primi libri parlano proprio di un adolescente, di Telemaco (da Tele-da lontano e Maco-combattere; colui che combatte da lontano), gli Dei che non si presentano mai di persona, ma sotto altre vesti, lo incoraggiano a cercare Odisseo/Ulisse, suo padre. Trova il coraggio dentro di se e parte …alla fine assieme conquistano Troia.

Cita poi alcuni autori:

Ginsberg, il poeta de “L’Urlo”

Emily Dickinson, “Non conosciamo mai la nostra altezza, finchè non siamo chiamato ad alzarci “

Rilke – Lettere a un giovane poeta

Dostoevskij – Demoni

Raffaello

Shakespeare

Leopardi, “Nelle tele dei pittori c’è quello che non abbiamo visto”

Alla fine dell’incontro è stato disponibilissimo. Oltre a firmare una copia dei libri che avevamo con noi, con ciascuno si è soffermato a parlare un po’. Quello che mi ha colpito, sorpreso, era che lui ci faceva le domande e non viceversa. Voleva sapere quello che faccio nella vita, le nostre esperienze.

Non smetterò di dirti grazie, tutto questo mi ha arricchito.

by Smarty

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2 pensieri su “Chiacchierando con Alessandro D’Avenia: “Ciò che inferno non è”

  1. Ho letto il primo libro che ha scritto, poi su facebook leggo sempre la sua pagina, bello starlo ad ascoltare.
    Buona giornata da Orla:-)

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